È il “blu Cunardo” a fare da pacemaker alla grande mostra che omaggia i 75 anni di un’istituzione culturale che ha pochi eguali in provincia, le Fornaci Ibis, fondate da Paolo Robustelli con la moglie Tullia Bossi, per tutti Pina, dapprima come attività artigianale e poi diventate, con il trascorrere degli anni, un punto di riferimento per gli artisti di tutta Europa, che in estate migravano a Cunardo, ospiti dei fratelli Giorgio Robustelli e Gianni Robusti, per cuocere le loro opere.
Blu, infatti, è la locandina che illustra la mostra “Fornaci Ibis, 75 anni di ceramica internazionale. Dai maestri storici agli artisti contemporanei intorno a Giorgio Robustelli”, curata da “Musea” di Debora Ferrari e Luca Traini, con il Comitato organizzatore formato da Maurizio Cavicchiolo, Anny Ferrario, Annunciata e Giorgio Robustelli e H. H. Stillriver, che prenderà il via sabato 13 settembre alle ore 18 al Chiostro di Voltorre per rimanere aperta fino al 12 ottobre (aperture programmate a ingresso gratuito: venerdì, 15,30 – 18,30; sabato e domenica 10 – 12,30 e 15,30 – 18,30).
Le Fornaci Ibis, collocate sulla discesa che da Cunardo porta a Grantola, sono un angolo di Ottocento rimasto quasi intatto. E fu proprio sul finire del XIX secolo, quando in paese si contavano quattro fabbriche e diverse fornaci per la cottura di mattoni e calce, che la produzione di manufatti ebbe un notevole impulso, grazie all’invenzione del “blu Cunardo”, una tinta nota soltanto ai ceramisti locali.
Ma sarà solo nel 1950 che «la famiglia Robustelli compirà un gesto coraggioso e visionario: non solo riaprire il centro produttivo ceramico di Cunardo, ma trasformarlo in un luogo d’incontro internazionale per artisti italiani e stranieri anche attraverso la fondazione dell’Associazione Culturale “CunArt”. Le Fornaci Ibis non nascono dunque come semplice laboratorio, ma come un vero crocevia culturale, capace di unire saperi tecnici, sperimentazione estetica e riflessione sociale. Nei primi due decenni questa intuizione prende forma in modo unico: le Fornaci diventano teatro di mostre, incontri e cataloghi pionieristici, che documentano e alimentano il dibattito sull’arte contemporanea» scrive Debora Ferrari nel testo inserito nel catalogo, che riprende in copertina il primo, pubblicato nel 1964.
«I nomi presenti nelle prime mostre degli anni ’60 sono Guttuso, Morlotti, Arp, Schumacher, Peverelli, Scanavino, Sutherland, Fontana, Dova, Baj…per dirne alcuni. È qui che la ceramica si emancipa definitivamente dal suo statuto “minore” per assumere un ruolo da protagonista nei linguaggi visivi, connettendo comunità locali e circuiti artistici internazionali. L’operazione dei Robustelli resta, ancora oggi, un passaggio fondamentale nella storia della ceramica e un caso raro di come un territorio periferico possa diventare centro propulsore di innovazione culturale».
In mostra ci sarà l’intera collezione di 70 piatti creati dagli artisti storici, da Fontana a Guttuso e perfino da Piero Chiara che ne scrisse più volte, esposti nell’antico refettorio del Chiostro, ma anche le opere di 28 autori viventi e un particolare focus dedicato a Giorgio Robustelli, rimasto il “custode del tempio”, con una decina di suoi lavori sistemati in uno degli ambulacri.
«Uno degli scopi della mostra» dice Debora Ferrari, «è di porre l’attenzione sul futuro delle Fornaci Ibis e sulla loro tutela come bene storico artistico e di archeologia industriale. Il sogno sarebbe quello di farle funzionare di nuovo, proporre corsi di ceramica, incontri con gli artisti, concerti e reading poetici, come si faceva un tempo. È la prima volta in 75 anni che le Fornaci “escono” da Cunardo per mostrarsi al grande pubblico, e il nostro è un modo per intrecciare passato e presente, con la speranza che questo filo non si spezzi. Tra l’altro le Fornaci Ibis accolgono anche un importante museo all’aperto con le opere di 30 artisti, visitabile tuttora».
Oltre 100 ceramisti in mostra, che contribuiranno con le loro opere ad abbracciare idealmente chi, come i Robustelli, ha sempre creduto nell’arte, nella bellezza e nel lavoro, svolto nel silenzio e nella pace di «due torri nere di antica fuliggine» come Chiara definì le fornaci. L’esposizione sarà accompagnata da diversi eventi collaterali, come la Passeggiata al chiaro di luna tra il lago e il Chiostro con visita alla mostra, a cura di Serena Gamberoni e Simona Gasparini, prevista per il 26 settembre, e l’incontro pubblico del 1° ottobre da “Materia” a Castronno, centrato sulla storia e il futuro delle Fornaci Ibis.
Ci piace concludere citando alcune parole che Giorgio Robustelli ci disse durante un bell’incontro di qualche anno fa alle Fornaci Ibis, il ricordo di tempi lontani fatti di fatica e speranza, ma anche di gioia e condivisione, di incontri rimasti nel cuore: «L’intera struttura è ottocentesca, la costruì mio nonno, Carlo Bossi, assieme ai fratelli Pietro e Angelo, soci dell’impresa. Facevano la calce, ma poi l’avvento del cemento li costrinse a spegnere i forni. Da bambino ricordo che qui c’era una derivazione della linea tramviaria Varese-Luino, arrivavano vagoncini subito riempiti di calce. Il tram in certi tratti andava così piano che le persone salivano e scendevano in corsa. Piero Chiara poi arrivava con la moglie Mimma, disegnava i piatti con i titoli dei suoi libri, e pretendeva che Mondadori mettesse l’immagine in copertina, ma non ci riuscì mai. Un giorno, con amici svizzeri, si presentò anche Hermann Hesse, che mi raccontò le vicende del Monte Verità».
Le Fornaci Ibis sono un importante patrimonio del nostro territorio, e sta a tutti noi far sì che i 75 anni della loro esistenza siano solo la tappa di un cammino ancora lungo e virtuoso.