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Storie | 09 settembre 2025, 08:05

Ad Arcisate un vecchio sogno che diventa "NuOvo": la storia di Renè Vanetti, il re delle galline

L'allevatore varesino da due anni porta avanti la sua passione, con estro e tecnologia. Ma senza dimenticare le origini: «Faccio parte di una famiglia contadina, mia nonna le galline le teneva fuori e in fondo cos’ho fatto, allestendo il pollaio come il suo ma in grande stile. Qui è tutto naturale: il mangime è stato bilanciato grazie all’aiuto di uno chef milanese». Oggi con tremila esemplari a pieno regime produce 2.700 uova al giorno e fornisce noti ristoranti e frequentate pasticcerie della zona: «Le galline vecchie? Le do in adozione, così continueranno a vivere. A dispetto della canzone di Cochi e Renato sono animali intelligenti...»

È la camicia a fare il produttore di uova, e quella di Renè Vanetti è strepitosa, con le sagome di galli e galline di ogni razza, a testimonianza della sua grande passione e della dedizione che mette in un lavoro che lo impegna sette giorni su sette, senza aver tempo per vacanze e feste comandate. Renè, omonimo del partigiano trucidato dai repubblichini il 5 ottobre 1944 -era fratello di suo nonno- ha dato vita a un sogno, coltivato per anni, quando alla fine del 2016 incominciò a pensare a un impianto all’avanguardia per la produzione di uova di alta qualità, girando tutta la provincia alla ricerca di un terreno adatto, lontano da corsi d’acqua e boschi, isolato e privo di inquinamento acustico e luminoso.

«Non è stato facile, alla fine ho avuto fortuna e ho trovato questo appezzamento in via Martiri della Libertà al Velmaio di Arcisate, con il capannone che accoglieva le stalle per un allevamento di capre. Ho trasformato l’interno, costruendo un muro di separazione e mettendo tutto a norma, aiutato dall’Ats Insubria e dal comune di Arcisate, e creato gli spazi esterni per le mie galline, scavando i terrazzamenti con il badile, preparando il terreno adatto con la sabbia, e piantando alberi da frutto, mele e pere che lascio maturare e cadere in modo che le mie ospiti pennute se ne cibino», spiega René.

Con l’arrivo delle prime galline, il 1° agosto 2023 è nato ufficialmente “NuOvo”, nome dell’azienda agricola di Renè Vanetti, scelto personalmente dal proprietario che ha pure disegnato il logo, con appositi caratteri “ovali” e se l’è addirittura tatuato su un braccio.

La visita all’allevamento riserva grandi sorprese, e le galline smentiscono subito Cochi e Renato, che nella canzone contenuta nell’album “Il poeta e il contadino”, e criticata dagli animalisti, non le giudicavano per niente intelligenti. Appena vedono Renè gli corrono incontro, seguendolo poi come cagnolini ovunque vada. Sono libere e felici, saltano ad acchiappare le foglie dei peri, razzolano in grandi spazi, fanno bagni di sole, si puliscono le piume e a volte litigano tra loro, senza alcun disturbo. A vigilare che non arrivino le poiane ad artigliarne qualcuna c’è il fido Ettore, bracco italiano di nove anni.

«Basta la sua presenza a tenerle lontano», dice René, «ma le galline non lo temono, lui si avvicina alla rete e loro gli beccano le zampe, leggermente, quasi in segno di saluto. In questo periodo ho una produzione più limitata perché le prime galline, che hanno due anni e mezzo, fanno meno uova e tra non molto dovrò acquistarne duemila per sostituirle. Arriveranno da Parma, l’allevamento più vicino che propone animali mai trattati con antibiotici».

Ma Vanetti non venderà le vecchie per la carne, bensì ha deciso di darle in adozione a chi ha un piccolo pollaio: «Ho avuto parecchie richieste, finora ne ho donate 380, non mi sentivo di ucciderle, in questo modo avranno vita lunga e saranno ancora in grado di fare uova. Mi affeziono alle mie galline e lo capiscono, gli animali percepiscono subito se qualcuno dona loro affetto».

René ha fatto gavetta per due anni nell’agriturismo di suo zio, e ormai per lui la salute delle galline non ha più segreti: «Non si ammalano mai, perché la loro è una vita consonante con la natura, entrano nel capannone a dormire, a bere e a mangiare, ma in estate dalle 8 alle 21,30, e in inverno dalle 8 alle 16,30, se ne stanno all’aria aperta. Ne ho di due razze, la livornese bianca e la Isa Brown inglese, tra le migliori ovaiole. Nella mia azienda tutto è pulito e a norma, ora prima di immettere le nuove galline nella parte di capannone a loro destinato dovrò rifare il terreno e disinfettare completamente, tenendo poi chiuso e vuoto per un mese. Il mangime è stato bilanciato grazie all’aiuto di uno chef milanese a cui mandavo le uova per testarle, ora lo faccio produrre dalla ditta Filpaz di via Dalmazia, e contiene tra gli altri canapa, lino e mais».

L’uovo “nuOvo” ha un bel tuorlo giallo tendente all’arancione «non do alcuna spinta alimentare per ottenere un colore piuttosto di un altro», e dura, come dice la legge, per 28 giorni, «ma a chi lo consuma crudo consiglio di mangiarlo dopo due-tre giorni». Al massimo regime, con 3mila galline, René raccoglie, timbra e inscatola qualcosa come 2.700 uova al giorno. «La produzione scende un po’ in estate, con il gran caldo le galline mangiano meno e bevono di più, e l’uovo risulta un poco più annacquato».

“NuOvo” fornisce i migliori ristoranti di Varese e dintorni, dal Borducan, Gestore e Venanzio al Crotto Valtellina e al locale malnatese del celebre chef Sergio Barzetti, «che vuole soltanto uova dal guscio bianco, quelle delle livornesi». Poi René porta le uova alla pasticceria Bacilieri di Marchirolo e a Colombo e Marzoli di Varese, «dove la signora Alice è stata la prima a credere al mio prodotto. Ora mi sto allargando anche su Milano, dove servo ristoratori famosi che ancora non posso nominare».

Se gli affari continueranno a marciare così bene, presto René dovrà assumere un aiuto, «perché adesso se voglio uscire con la morosa devo prima mettere a letto le galline, il mio è un lavoro totalizzante, niente ferie, orari precisi, consegne da fare e l’occhio sempre vigile sulla salute delle mie beniamine. Ma non mi pesa, anzi certe volte non mi sembra neppure di lavorare ma di stare in vacanza. Qui è un paradiso, non c’è un rumore né luci moleste, di notte le stelle sono quasi a portata di mano. Faccio parte di una famiglia contadina, mia nonna le galline le teneva fuori, come usava una volta. In fondo cos’ho fatto, ho soltanto allestito il pollaio della nonna in grande stile e con un pizzico di tecnologia in più».

Da “NuOvo” però sono rigorosamente tutte femmine, niente galli, per non fecondare le uova, così dalle parti del Velmaio nessuno canta “coccodì e coccodà” come ci raccontavano “I Gufi”, nella versione italiana di una canzone della tradizione francese. Tuttavia “le coq” non è morto, Renè non lo permetterebbe mai, è che da un po’ di tempo a questa parte i maschi di ogni specie non godono più di tutta questa popolarità…

Mario Chiodetti

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