A dirlo è una recente analisi elaborata da Caritas Ambrosiana e pubblicata su Milano Corriere, che afferma come nella sola regione si siano giocati complessivamente 24 miliardi e 841 milioni di euro, tra giocate fisiche e digitali.
Di questi, oltre 3 miliardi e 946 milioni sono stati spesi nell’area milanese, dove le perdite superano i 600 milioni di euro. A Rho si sono persi 356 milioni, a Monza 312 milioni e a Sesto San Giovanni poco meno di 222 milioni. Il dato che emerge con maggiore forza nella ricerca è però quello del rapporto tra giocate e perdite: se a livello nazionale ogni cittadino ha speso in media 2.671 euro, perdendone 366, in Lombardia si è giocato un po’ meno (2.474 euro a testa), ma si è perso di più (385 euro). Un segnale che indica una maggiore incidenza della perdita sul totale giocato, forse dovuta a dinamiche di gioco meno favorevoli o a una diffusione di modalità più aggressive. La crescita del fenomeno è evidente anche nel confronto annuo: a fronte di un +6,5% a livello nazionale, la Lombardia segna un incremento dell’8,37%. Se i numeri mettono in evidenza il fattore economico, da non sottovalutare è anche quello sociale, con conseguenze rilevanti: secondo la Caritas, infatti, una persona su due che si rivolge alle Fondazioni per aiuto economico lo fa a causa di problemi legati all’azzardo. A questo si affianca il lavoro del territorio: sono attivi gruppi di auto aiuto nelle parrocchie, sportelli per familiari e progetti di prevenzione in collaborazione con istituzioni locali.
E’ qui che si deve concentrare, allora, l’impegno delle istituzioni e gli sforzi di riforma. Se n’è parlato anche in occasione degli Stati Generali del Gioco legale, quando l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato ha ribadito il proprio impegno nel contrasto al gioco illegale e nella promozione del gioco responsabile. Le piattaforme illegali, prive di concessione statale, operano al di fuori di ogni controllo: non tutelano i giocatori, non rispettano i limiti di spesa, non impediscono l’accesso ai minori e non contribuiscono economicamente allo Stato. Al contrario, le piattaforme legali sono soggette a norme rigide, a sistemi di monitoraggio continuo e offrono strumenti di tutela del giocatore, come l’autoesclusione o i limiti di deposito.
Secondo i dati elaborati dalla redazione di Giochidislots.com, però, ancora molto resta da fare: attualmente sono solo 15 mila i giocatori patologici seguiti dai servizi pubblici con appena il 6% degli utenti in carico e circa il 5% della stima totale dei giocatori problematici. “Una discrepanza che dimostra una scarsa consapevolezza del rischio e delle conseguenze sanitarie, sociali ed economiche del gioco d’azzardo” ha spiegato il Direttore Giochi, Mario Lollobrigida. Una discrepanza che deve essere presto risolta.
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