La signora Rosa si alza ogni mattina alle quattro e mezzo, e dopo circa un’ora raggiunge suo figlio Andrea, che nel frattempo ha aperto la sua edicola di via Bernardino Luini, sistemato i giornali e si appresta a partire per le consegne, in giro per la città e dintorni. Rosa Stochino ha quasi 78 anni, ma non li sente, per anni ha fatto la cuoca prima a Viggiù, in una struttura di Padre Beccaro, quindi all’Ospedale di Circolo nel servizio dietetico, e adesso, vedova e in pensione, dà una mano ad Andrea, con il quale divide i turni in edicola. Lui arriva dal giro verso le 10 e lei va a casa a riposare e a cucinare, poi ritorna e il figlio va a casa a dormire, per essere di nuovo al lavoro verso le 17.
L’edicola di Biumo è una delle ultime rimaste, e il 25 luglio Rosa e Andrea festeggeranno i vent’anni di attività, un bel traguardo visti i tempi, ma madre e figlio ci credono e mettono passione e dedizione, regalando ogni giorno ai varesini sorrisi e cordialità.
«Vent’anni fa abbiamo deciso di svoltare, io ero appena andata in pensione e mio figlio lavorava nel reparto legatoria della Lativa, ma l’idea di possedere un’edicola, qualcosa di suo, lo entusiasmava. Aveva iniziato a studiare biologia, poi aveva scoperto la passione per la grafica editoriale, ma dovette partire militare perché quella scuola non era riconosciuta per il rinvio della leva. Dopo il Car a Scandicci con i Lupi di Toscana e i dieci mesi passati a Padova, fu assunto come grafico e poi in tipografia dove lavorò fino al 2005. Non ci siamo pentiti della scelta, a me piace fare questo lavoro, anche se alla mia età pesa un po’ alzarsi così presto il mattino. Io abito in viale Borri e Andrea a Morosolo, guido ancora e per fortuna il tragitto casa lavoro è breve», racconta Rosa, che è nativa di Santa Maria Navarrese, paese del nuorese, in Sardegna.
«Ci torno spesso, l’Ogliastra è una zona turistica molto bella. Il lavoro qui mi assorbe parecchio, ma in agosto andiamo in ferie per un paio di settimane. Tante edicole hanno chiuso, e così sono aumentate di molto le consegne a domicilio, ne abbiamo oltre un centinaio. Le vendite dei quotidiani sono un po’ calate, li acquistano soprattutto gli anziani, mentre lavoriamo parecchio con i periodici per bambini, le figurine, e i dvd e i libri allegati ai giornali. Tengono “Prealpina” e “Corriere della sera”, in calo “Repubblica” da quando hanno aumentato il prezzo, mentre la “Gazzetta dello sport” non ha flessioni. Vanno forte anche i fumetti come l’intramontabile “Tex” e “Dylan Dog” e le carte Pokemon, che molti acquistano e poi rivendono online. Gli anziani vogliono il quotidiano a casa, ma ci sono anche quelli che escono a fare due passi e quattro chiacchiere con noi col pretesto di acquistare il giornale».
Rosa Stochino non si ferma un attimo, arrivano marito e moglie che le chiedono di conservare i periodici che di solito acquistano, stanno partendo per una vacanza di due settimane in Egitto, e lei si informa sul tipo di escursione, sul clima che troveranno e su eventuali pericoli, con il signore che le risponde: «Pericoli ce ne sono anche a Biumo, magari esco e mi cade un cornicione in testa». Un’altra cliente chiede l’album dei “Cucciolotti”, figurine di animali, ma non è convinta, teme che siano per bambini troppo piccoli rispetto a quelli dell’amica, ma Rosa ribatte che anche molti adulti le collezionano.
Chiacchiere da edicola, che però mostrano il tessuto più vero della città, come quando si presentò Teo Teocoli e Rosa sulle prime non lo riconobbe, e fu un’amica a farle segno, dicendo al comico: «È più bello dal vivo che in tv». La signora è ovviamente cuoca provetta, specializzata in crostate e specialità sarde: «Ogni tanto preparo i “Culurgiones”, ravioli tipici dell’Ogliastra, fatti con farina di grano duro, strutto, sale, e un ripieno di pecorino sardo a pasta filante, patate e mentuccia. Ripiegati, somigliano a una spiga. Poi anche i ravioli con il ripieno di mandorle».
Arriva Andrea Perotti, il figlio, e assieme chiuderanno verso le 19, «anche se qualche volta sforiamo chiacchierando con i clienti». Andrea ha due bambini, Noa di undici e Tobia di nove anni, e un bel daffare per far quadrare i tempi. In gioventù era batterista del gruppo “The Cluster”, con pezzi composti da loro ispirati al rock melodico underground americano.
«Ma poi, con l’edicola, ho smesso, non riuscivo più a star dietro a tutto, le consegne poi prendono parecchio tempo, giro per Luvinate, Casciago, Morosolo, Sant’Ambrogio, Masnago e viale Valganna fino in fondo. Serviamo diverse Rsa tra cui il Molina, il Gulliver, la biblioteca di Varese e il carcere, molti bar e privati. In realtà alcune edicole hanno chiuso non per la crisi dell’editoria, ma perché i titolari, anziani, erano stanchi e nessuno voleva acquistare l’attività. Il lavoro è duro e non c’è più nessuno che lo vuole fare», aggiunge Andrea.
Che ha chiamato la sua edicola Dobedo: «È inglese e vuol dire “fare essere fare”, un po’ la mia filosofia. In realtà l’ho mutuato da una scritta scherzosa, vista in Grecia durante una vacanza, che così recitava: “To do is to be” (Platone), “To be is to do” (Socrate), “Do be do be do” (Frank Sinatra)».
La Dobedo è sempre stata l’unica edicola a vendere “Il Vernacoliere”, mensile toscano di satira (feroce) pubblicato a Livorno dal 1961.
«Lo scopersi a Viareggio durante una vacanza, subito pensai di venderlo a Varese anche se non è distribuito da noi. Ce lo invia per posta l’editore e ne vendiamo una trentina di copie, ma negli anni buoni arrivavamo a sessanta. L’acquirente medio è sui 50 anni, a volte capita anche qualche giovane, incuriosito dalle locandine “pepate” del giornale. Qualcuno, turbato dai titoli contro il papa, ce le ha anche distrutte». Qualche volta in via Luini sono addirittura arrivati i vigili, chiamati da qualcuno irritato per il linguaggio scurrile adoperato dai titolisti toscani: «Ci hanno fatto regolare verbale ma non hanno constatato nulla di irregolare, anzi, alla fine hanno comprato il giornale».