Basket - 17 febbraio 2025, 16:02

«Io libero, nessuna imposizione. In difesa c'è bisogno di un cambiamento culturale e di sacrificio»

Le prime parole di Giannis Kastritis dopo la nomina a capo allenatore della Pallacanestro Varese e i primi allenamenti (con sessioni lunghe e dedicate alla difesa): «Abbiamo coscienza del momento difficile e lavoreremo per uscirci. Sono qui per portare il mio gioco, la società mi ha chiesto questo. Mercato? Non è un mistero che cerchiamo una "combo". La pressione dei tifosi? Ci sta, sono abituato: la loro passione è la stessa mia»

Giannis Kastritis, nuovo coach della Openjobmetis Varese, presentato oggi alla Itelyum Arena

Due allenamenti, con sessioni di oltre due ore e - dicunt - novanta minuti dedicati solo ed esclusivamente alla difesa.

Giannis Kastritis sembra averlo capito prima di tutti: contano i fatti e non le parole nella Varese che deve risalire se non vuole finire nell’incubo della retrocessione.

Oggi, però, a Masnago è stato il giorno del “verbo”: il nuovo coach greco della Pallacanestro Varese si è presentato alle 15 ai microfoni della stampa per il primo rendez-vous da allenatore in carica. Anche qui, pochi fronzoli. 

Ecco cosa ha detto il quarantaduenne del Peloponneso:

Le prime parole: «Sono molto contento, voglio ringraziare tutto il management per il benvenuto che mi ha dato. Ho sentito l’ospitalità dal primo momento, mi sono sentito a mio agio. Siamo consapevoli che la situazione non è delle migliori. È l'ora  dei fatti e non delle parole, di lavorare molto in campo per cercare di uscire da questa posizione di classifica. Sono sicuro che daremo il meglio ogni giorno e lavoreremo tutti insieme, dallo staff dirigenziale a quello tecnico, per raggiungere la migliore posizione possibile alla fine. Sono ottimista».

La prima impressione avuta sulla squadra: «Abbiamo fatto soltanto due allenamenti, e dopo un periodo di giorni di riposo, con qualche giocatore via con la nazionale... Quindi sul campo non ho avuto una chiarissima e completa idea del gruppo. Ho visto parecchi video di partite, per cui cercherò di lavorare su quello. L’impressione che ho avuto è che la squadra sia preparata e ben allenata, grazie a uno staff tecnico di primo livello. Ora abbiamo alcune idee da portare in campo il prima possibile, penso che fissando gli obiettivi tecnici riusciremo a portare i giocatori in condizione sufficiente per migliorare la situazione. Sono ottimista».

Sul suo modello di basket: «Mi piace giocare un basket moderno, fare canestri veloci e in sovrannumero in contropiede e sfruttare l’atletismo dei giocatori. A difesa schierata, invece, penso sia necessario sfruttare i punti deboli degli avversari. Ma tutto per me parte della difesa, perché se vogliamo aumentare il numero dei possessi  e controllare il ritmo della partita dobbiamo partite dal lì. E prendere più rimbalzi». 

Su come si può lavorare per migliorare in retroguardia: «Possiamo parlare di tecnica e tattica, cose importanti, ma tutto deve partire dal fare uno step culturale perché sappiamo che questa società ha una storia importante, i giocatori mettono una maglia importante di una squadra che ha un grosso seguito in tutta Italia e in Europa, bisogna far entrare loro in testa che è una responsabilità e bisogna fare qualcosa in più, che viene da un gran lavoro in difesa, sacrificarsi, lavorare per prendere rimbalzi, impedire di farci superare, toccare passaggi, prender palle vaganti… Se inseriamo questo concetto le voci statistiche verranno automaticamente. Dobbiamo partire da qui».

Il carattere della squadra: «Quello che posso dire dopo due allenamenti è che ho trovato bravi ragazzi con buona predisposizione. Ma non posso basarmi sono su questo poco tempo. La cosa più importante è tutti che abbiamo coscienza del momento che non è positivo e che abbiamo voglia di sacrificarsi. Mi sembra che da parte loro ci sia questa predisposizione e che si possa dare molto di più rispetto a quanto dato finora».

Sulle sue aspettative sul campionato italiano: «È stata una cosa talmente rapida che non ho avuto il tempo di pensare alle aspettative che posso avere per il campionato, mi sono concentrato sul lavoro e gli obiettivi primari. È uno dei migliori campionati in Europa, ho incontrato Trento la stagione scorsa e Venezia quest’anno in Eurocup, e so qual è il livello dei loro giocatori. Allenatori bravi italiani ce ne sono tanti, non è giusto fare un nome per rispetto degli altri».

I giocatori: «Ne conoscevo qualcuno, soprattutto Alviti dalla scorsa stagione per averci giocato contro con Trento, poi Justin Gray e Hands che hanno giocato nel campionato greco. Avevo comunque un’idea abbastanza chiara di tutti i giocatori, essendo un allenatore». 

Se gli sia stato imposto di giocare in un certo modo: «Non ho ricevuto nessuna imposizione su come devo far giocare la squadra. Dal primo momento in cui ho parlato con Luis e i dirigenti mi è stato chiesto di portare la mia filosofia e il mio tipo di gioco completamente in libertà. Gli analytics sono un qualcosa che negli ultimi anni fanno parte della pallacanestro e credo possano dare un grosso aiuto in molti aspretti della squadra e della società, come per esempio scegliere i giocatori in estate. Le statistiche avanzate fanno parte del mio modo di lavorare, so cosa sono e le utilizzo».

Sulla filosofia di valorizzare i giovani cara alla società: «Le parole sono parole, ma le azioni sono più importanti. Se andate a guardare le  squadre che ho allenato negli ultimi anni il ruolo dei giovani è sempre stato importante e qui andrò avanti con questo approcciò, anche se ciò non vuol dire regalare minuti, anche i giovani devono guadagnarseli. Sono molto contento che qui ci siano giovani che posso già stare in campo». 

Se ha pensato ad aprire gli allenamenti al pubblico: «Onestamente non ci ho pensato, dopo due giorni di allenamento non è la mia priorità. In questo momento non credo sia qualcosa su cui perderci la testa, siamo impegnati a pensare ad altro. Non siamo in fase di prestagione, quando ancora non c’è pressione, siamo in un momento delicato e vogliamo stare concentrati».

«In questo momento abbastanza serio per la società - aggiunge il gm Zach Sogolow, presente alla conferenza - vorremmo che il coach si senta comodo di fare un allenamento in cui lui può mettere giocatori a lavorare nel modo in cui vuole. In generale la nostra priorità è che possa lavorare come vuole».

Su che tipo sia fuori dal campo: «Non mi reputo una persona interessante fuori dal campo: sto in palestra, alleno, guardo pallacanestro… Magari mi vedrete a passeggiare in giro per la città con mia moglie».

Capitolo mercato: «Ne abbiamo parlato con Zach e Maks. Certamente abbiamo dei piani nella mente e non è un segreto che cerchiamo una combo guard da aggiungere. State tranquilli che faremo di tutto per poter intervenire con interventi mirati, utili e non tanto per farli, perché l’obiettivo è migliorare».

Sulle aspettative del pubblico, dopo due allenatori con cui i tifosi non hanno avuto un gran feeling: «Non penso che questa sia una cosa che mi possa dare più pressioni o più stimoli. Qui c’è grande passione per il basket ed è la stessa che ho io per questo lavoro. Sappiamo che ci può essere pressione se i risultati non sono buoni. Ho allenato in società dove c’era un grosso seguito, come Aris, Iraklis e Hapoel, e so benissimo quali siano le reazioni che un appassionato può avere nel bene e nel male. Dobbiamo solo lavorare per fare in modo che i tifosi alla fine delle partite possano essere il più felice possibili. Ma non mi porto dietro il fardello del passato che c’è stato qui».

Sulla suddivisione dei ruoli all'interno dello staff tecnico: «Non c’è niente di strano nel sistema che si utilizza qui, fa parte della pallacanestro moderna e l’ho già utilizzato. Sono contento di aver tanti assistenti, è una cosa buona. È un gioco di squadra anche fuori dal campo, credo nella cooperazione per raggiungere i risultati. Non solo mi piace, ma ce n’è bisogno».

Fabio Gandini & Lorenzo D'Angelo


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