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| 10 giugno 2024, 07:00

«Caro Ipc Verri eri la "Svizzera", con un autentico spirito di squadra. Facciamo pulizia perché tu possa tornare un luogo di confronto e di crescita»

La bella lettera scritta dalla già direttore dei servizi amministrativi all'istituto di Busto, Eliana Marcora: «Auguro si possa giungere a soluzioni che, pur comportando dei passi indietro, delle rinunce se necessario, siano rispettose della giustizia, della dignità delle persone e della verità»

«Caro Ipc Verri eri la "Svizzera", con un autentico spirito di squadra. Facciamo pulizia perché tu possa tornare un luogo di confronto e di crescita»

Chi ha dedicato tempo, energie, mente e cuore a una scuola e l'ha vista diventare un riferimento, non può rimanere indifferente quando si trova nella tempesta. Sulla vicenda dell'Ipc Verri di Busto Arsizio, interviene Eliana Marcora, a lungo direttore dei servizi amministrativa. Non per polemica, precisa lei stessa, ma per spirito «di verità per una realtà scolastica troppo importante nel panorama cittadino».


Spettabile Redazione,

leggendo sui giornali in questi tempi dell’IPC Verri sono rimasta molto amareggiata e confusa. Ritengo pertanto di dover spendere una parola per questo Istituto. Nel secolo scorso….. è stata “la mia scuola”, presso la quale ho prestato servizio prima come Coordinatrice amministrativa, in seguito come Direttore dei servizi amministrativi per ventiquattro anni, dal 1985 al 2009, spendendo tempo ed energie. Mi sembra doveroso dire qualcosa, anche se quegli inizi fanno ormai  parte della galleria del tempo. Vorrei rievocare gli albori di questo Istituto, nato come una costola dall’IPC ALERAMO di Gallarate (precedente al Falcone). Alcuni docenti e personale ormai in pensione ricordano quanta fatica abbiamo fatto allora per farlo nascere e crescere. Abbiamo rivendicato con forza l’autonomia da Gallarate: ci siamo riusciti. In quei tempi antichi…si correva a Varese ogni mese, in auto, per consegnare in Provveditorato le tabelle degli stipendi perché venissero pagati da Gallarate, da cui dipendevamo finanziariamente, in tempo. (La trasmissione telematica non esisteva ancora e la Direzione provinciale del Tesoro amministrava il personale di ruolo). La fatica e il lavoro furono improbi, ma si poté sempre contare sullo spirito collaborativo di tutta la Segreteria. Inoltre il cambio annuale dei Dirigenti scolastici, che tornavano nelle sedi di origine dopo l’anno di prova a Busto era incentivo per spingerci a dare il meglio. Ricordo tutti gli elogi che ci rivolgevano per l’organizzazione del lavoro; l’ordinamento configurato causava il loro rammarico nel momento di lasciare l’IPC. Un mitico Preside ci definì la Svizzera, per la metodicità e precisione. Nel personale si era creato un autentico spirito di squadra. Rivedo i volti di tutti gli Assistenti amministrativi di segreteria (nove unità) e dei collaboratori scolastici (oltre quattordici): insieme con il loro impegno professionale contribuirono in poco tempo a creare un Istituto che  si ingrandiva e sviluppava.

Personalmente sarò sempre grata a questo Istituto che mi ha fatto crescere professionalmente e umanamente, nella ricchezza di rapporti, basata sul confronto quotidiano leale e coinvolgente con i circa dodici Dirigenti scolastici che ho visto passare, con gli assistenti amministrativi, tecnici e ausiliari, con i quali si creò una forte identità, unita ad un senso profondo di appartenenza, con i membri dei Consigli di istituto con i quali ho collaborato. Ora siamo in un altro secolo, la scuola è certamente cambiata come l’impianto amministrativo. Tuttavia questa situazione degenerata merita una riflessione profonda. Non posso e non voglio giudicare la situazione attuale, ma sostengo il merito di una scuola che è stata competitiva sul territorio, che ha sfornato alunni con competenze utili a svolgere importanti mansioni professionali nei diversi ambiti. Questo Istituto professionale è stato laboratorio di formazione, sperimentazione, di innovazione didattica, modulando gli indirizzi di studio con percorsi formativi richiesti dal territorio. Giù le mani dall’IPC: non è una cenerentola dell’istruzione bustese, ma una realtà che merita di essere conosciuta, sostenuta, apprezzata.  I problemi sorti vanno risolti alla radice, anche drasticamente, salvaguardando però la storia e la credibilità che l’Istituto ha saputo costruire, valorizzando  i percorsi in atto.

Ci abbiamo creduto e desidereremmo che ancora oggi l’Istituto possa rappresentare un punto di riferimento nel panorama  scolastico cittadino. Grazie a coloro che in questi anni hanno investito energie in questo Istituto, avendo il coraggio, senza alcuna esitazione di mettere in gioco la propria carriera e il posto di lavoro.

La scuola si incarna nei contesti sociali più diversi, nelle pieghe delle vite delle persone coinvolte. Non è legata a logiche produttive, bensì è un’istituzione in cui anche il peso e il ruolo delle persone che la abitano è determinante per costruire una comunità in grado di autogovernarsi, valorizzando il diverso ruolo delle componenti interne (dirigente, docenti, studenti, personale scolastico), se però collaborano in armonia.

Auguro si possa giungere a soluzioni che, pur comportando dei passi indietro, delle rinunce  se necessario, siano rispettose  della giustizia, della dignità delle persone e della verità. Noi di Busto ci teniamo all’IPC VERRI: vogliamo fare pulizia delle incrostazioni e manipolazioni che hanno gettato discredito, perché si ricrei un luogo di confronto e di crescita in cui la circolarità delle relazioni costituisca l’obiettivo per alimentare il benessere scolastico.

Eliana Marcora già Direttore Servizi amministrativi c/o IPC Verri

Redazione

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