Territorio - 06 giugno 2024, 17:18

L'addio a Rosalina Neri: «Ultima rimasta di una generazione straordinaria che tanto ha dato all'arte e alla musica»

Mario Chiodetti ricorda l'artista originaria della Valceresio scomparsa all'età di 96 anni: «E' stata fedele all'arte fino in fondo, tanto da recitare fino a tre anni fa in "Arsenico e vecchi merletti". Quando una volta andai a trovarla con un'amica ad Arcisate ci donò due suoi abiti per i nostri spettacoli»

Rosalina Neri ritratta in una foto di Mario Chiodetti

Rosalina Neri ritratta in una foto di Mario Chiodetti

La Rosalina non c’è più, ma non sembra vero. Forse è una fake news, una bufala creata magari dall’intelligenza artificiale, perché non ci sembra possibile non sentirla più cantare e recitare, con quella sua voce roca alla Milly, vedere il biondo platinato dei capelli, i lunghi abiti da sera neri con cui ondeggiava sul palcoscenico, ricordando i tempi dello “scettico blu” e delle donne fatali, come aveva fatto in un memorabile recital al nostro Teatro “Santuccio”, intitolato al suo amico Gianni, tra canzoni e amarcord personali.

Rosalina Neri era l’ultima rimasta di una generazione straordinaria che tanto ha dato all’arte e alla musica, lei che aveva lavorato con Strehler e Crivelli, era stata a Londra e diventata la compagna di Jack Hylton, il più celebre direttore d’orchestra di musica leggera del tempo, bella e biondissima tanto da diventare sosia ufficiale di Marilyn Monroe battendo nientemeno che Diana Dors. Lì aveva una trasmissione tutta sua, il “Rosalina Neri show”, in onda per due anni alla Bbc.

Marilyn la incontrò poi vis a vis a New York, e la diva ubriaca le chiese come si chiamasse, e usò poi il nome nell’ultimo suo film, “Gli spostati”, con il suo personaggio battezzato Rosalyn. Ma l’America non era per lei, e lasciato Hylton tornò in Italia e debuttò in televisione “Invito al sorriso”, mentore Marcello Marchesi, il “signore di mezza età”, che l’aveva scoperta. Durò poco, nella Rai bacchettona del tempo bastò una scollatura un poco più provocante e Rosalina si trovò a spasso, ma nel 1954 la chiamarono Garinei e Giovannini per “Tobia la candida spia”, con il “piccoletto” Renato Rascel, nel ruolo, e quale sennò, di Marilina.

La Rosalina era una donna del popolo, generosa e amichevole, affettuosa e seduttrice, ma determinata come poche, gelosissima del suo privato, fedele alle passioni e all’arte fino in fondo, tanto da recitare fino a tre anni fa, in scena con un’altra straordinaria attrice come Annamaria Guarnieri, in “Arsenico e vecchi merletti”. In quell’occasione l’avevo intervistata ed era stata tenerissima: «Cosa vuoi, ormai io e Annamaria ci copriamo i vuoti di memoria a vicenda, quando una non si ricorda, l’altra suggerisce, fin qui ha funzionato».

È stata l’ultima volta che l’ho sentita, e aveva lo stesso entusiasmo di sempre, la voglia di recitare, e mi aveva ricordato di aver cantato in gioventù anche l’opera lirica, in teatri come la Piccola Scala, recitato con Strehler al Piccolo in diverse produzioni, tra cui “La grande magia” di Eduardo De Filippo, e “Il Campiello”, ma anche con ruoli brechtiani, e interpretando Agnese nei “Promessi sposi alla prova” di Giovanni Testori.

Rosalina era una vera e propria show woman, cantava ballava e trasportava avrebbe detto Petrolini: Filippo Crivelli la voleva come Milly? Pronti, lei imparava il suo repertorio e lo cantava, entrando nella parte fino ad affittare il Teatro Gerolamo, dove Milly fece furore in “Milanin Milanon”, per omaggiarla con lo spettacolo “Lei”. Crivelli le diceva «mi piacerebbe tu cantassi Satie»: pronti, Rosalina diventava una femme fatale e intonava “Je te veux” meglio di una francese.

Ecco poi la Neri televisiva, con Gerry Scotti nelle sit com “Finalmente soli” di Canale 5, ma prima eccola come Perpetua ne “I promessi sposi” di Salvatore Nocita, e la Neri cinematografica, assieme ad Aldo, Giovanni e Giacomo in “Tre uomini e una gamba” nel ruolo della portinaia.

I ricordi sono tanti, come quella volta che con un’amica andai a trovarla ad Arcisate, nella casa dei suoi che abitava poco, e ci donò due suoi abiti per i nostri spettacoli, oppure a Milano, nell’appartamento pieno delle locandine di tanti dei suoi. Ero lì per fotografarla, stavo preparando una mostra con le immagini di 40 artiste di diverse discipline. Mi aprì la porta fresca di parrucchiere, perfettamente truccata con uno dei suoi abiti neri, sembrava una diva del muto, quelle fotografie sono il mio più caro ricordo di lei, come la parti che mi donò, le fotocopie delle canzoni della mala milanese, repertorio della Vanoni e suo, compresa “Ma mi”, che cantò anche a Varese, sotto il tendone di un ormai antico “Amor di libro”, in uno spettacolo che facemmo assieme, con Francesco Miotti al pianoforte e Filippo Crivelli seduto ad ascoltare. Irripetibile.

Le ultime volte che la sentivo per telefono era sempre più sola, morti Crivelli suo mentore, molte amiche e i colleghi di una vita, ma non si scoraggiava, andava avanti a fare quello che aveva sempre fatto, salire sul un palcoscenico e trasformarsi in mille Rosaline, tutte charmant e profumate d’altri tempi. Una donna con la maiuscola, una straordinaria “Adalgisa” gaddiana come una chanteuse capace di spaziare dagli hit anni Trenta alle canzoni di Gaber o Endrigo, perfino De André.

Ho la fortuna di avere qualche suo disco, un rarissimo 78 giri della Carisch che le feci autografare, con “Lisboa antigua”, due ep degli anni ‘50, uno con canzoni addirittura di Carosone e l’altro con “Que serà serà”, ma anche il suo testamento canoro, il cd inciso nei primi anni 2000, con il recital di canzoni, accompagnata da un altro grande scomparso, il pianista e arrangiatore Roberto Negri. Qui la voce non è più quella di un tempo, ma la grinta e il fascino rimangono intatti.

Ciao Rosalina, ricordami nelle tue canzoni, e scusami per non aver mai assaggiato il tuo leggendario paté o il risotto alla milanese, nonostante i tuoi molti inviti a cena.

 

Mario Chiodetti

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