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Busto Arsizio | 14 maggio 2024, 13:00

FOTO - Piccoli animali, grandi pericoli: Casaringhio tra storie drammatiche e a lieto fine

Dalla famigliola di anatre arrotata a Gallarate al pipistrello salvato dalle acque, dallo scoiattolo lattante ai ricci nati nel momento sbagliato: che cosa accade, e che cosa si dovrebbe fare, quando il “selvatico della porta accanto” ha bisogno di aiuto

Pippi il pipistrello si rimette in forma per tornare a essere un divoratore di zanzare

Pippi il pipistrello si rimette in forma per tornare a essere un divoratore di zanzare

Pippi è un pipistrello. Adulto, ma non esattamente un gigante: pesa circa 40 grammi. Ha rischiato grosso, stava per affogare nel lago d’Orta. Per sua fortuna lo ha avvistato Virginia, otto anni, che lo ha prelevato dall’acqua e portato a Casaringhio (le foto di alcuni animali, dalla pagina Fb della Odv, sono in fondo all'articolo).

«Pippi –ripercorre Sara Vega, presidente dell'associazione di Busto Arsizio che si occupa, fra l’altro, di animali in difficoltà – era decisamente sciupato. Lo abbiamo reidratato e sfamato con camule. Tarme della farina. Si è ripreso bene. Virginia è anche tornata da noi per vedere come stava il suo amico. In questi casi, il percorso prevede che il paziente venga liberato una volta recuperate le forze. Pippi è stato fortunato, purtroppo avventure come la sua non finiscono sempre bene».

Le storie di animali che si cacciano, o finiscono, nei guai, in effetti, non sono necessariamente a lieto fine. E i pipistrelli sono particolarmente esposti alle bizzarrie umane. «Forse – ipotizza Sara Vega – per il loro aspetto, per le membrane delle loro ali. Per le leggende che li riguardano o, ancora, per credenze sulla loro tendenza ad avvinghiarsi a capelli e vestiti. Convinzioni nate chissà come, la realtà è un’altra: i pipistrelli sono animali discreti, sia negli habitat naturali che in città. E, come ormai abbastanza noto, sono utili, vista la quantità di insetti che mangiano, zanzare in primis. Consigli? Quando se ne trova uno in difficoltà, prenderlo a scopate per toglierselo dalla vista, come spesso accade, è semplicemente crudele. Lo si può raccogliere con la massima delicatezza possibile, proteggendosi con guanti o strofinacci, anche se è difficile che tenti di mordere, per poi portarlo a chi se ne possa prendere cura. Un tempo si poteva essere più spaesati, oggi una ricerca su internet risolve i dubbi in pochi minuti».

L’uomo, del resto, è una minaccia costante. Anche per indifferenza, fortunatamente non generalizzata. «Di recente abbiamo accolto anatroccoli – esemplifica Sara Vega – a più riprese. Le storie sono diverse ma particolarmente odiosa è quella di una nidiata che si è trovata per strada, a Gallarate. Un’auto di grossa cilindrata ha investito mamma e due piccoli, uccidendoli. Il guidatore ha tirato dritto. Si sono attivati, invece, un motociclista di passaggio e soprattutto due ragazzi che hanno visto la scena, Daniele e Laura. Nell’insofferenza degli automobilisti in transito, hanno rallentato il traffico, hanno recuperato tre anatroccoli superstiti e ci hanno contattato. Hanno fatto la cosa giusta: tamponato l’emergenza e avvisato qualcuno che potesse occuparsi dei volatili. Anche se a Casaringhio non possiamo tenerli a lungo: vanno portati a un rifugio specializzato».

La destinazione delle bestiole, in effetti, è tema fondamentale. Alcuni animali inteneriscono o suscitano simpatia, fanno nascere la tentazione di adottare. «Ma il “fai da te” – ammonisce la presidente di Casaringhio - e il tentativo di portarsi a casa la creaturina di turno sono errori. Intanto perché, anche se di piccole dimensioni, non si tratta di animali domestici, qualche danno lo possono fare. E poi servono competenze, per dare loro ciò di cui hanno bisogno. E ciò di cui hanno bisogno tendenzialmente è la libertà di vivere senza interferenze. Infine…» Infine? «Si rischiano sanzioni. I ricci, per esempio, non si possono tenere in casa. Piacciono, lo capisco. Ma devono stare nel loro ambiente. Nell’arco dei 12 mesi ne soccorriamo parecchi. Alcuni arrivano in condizioni disperate e non ce la fanno, gli altri li liberiamo in zone adatte, incrociando le dita. Sono attratti dalle luci, anche per questo vengono investiti così facilmente. La popolazione di ricci è in calo, si parla di prospettive preoccupanti, addirittura di rischio estinzione. Sembra impossibile, ma la riduzione degli habitat e il cambiamento climatico stanno colpendo duro. Le mutazioni delle stagioni determinano spesso cucciolate concepite in ritardo, è facile che gli animali più giovani arrivino all’inverno senza avere accumulato il peso sufficiente».

Altri habitué di Casaringhio sono gli scoiattoli. Grigi, in larga prevalenza. «Sì – ammette Sara Vega – sono invasivi e sì, non sono autoctoni. Ma davanti a un animale sofferente non ci si può girare dall'altra parte. Anche in questo caso: quando si trova uno scoiattolo in evidente difficoltà, va portato a persone competenti. Occorre maneggiarli con attenzione, proteggendosi le mani con uno strofinaccio o un indumento. Alcuni sono mordaci e capita che non sopportino la cattività. Se ci arrivano cuccioli particolarmente giovani (possono cadere dagli alberi, rimanere vittima delle potature e così via) dopo la visita li nutriamo con siringa e tettarella, seguono lo svezzamento e un periodo in ambiente circoscritto, per esempio un giardino. Alla fine li liberiamo, previa sterilizzazione. Se sono nati qui, invece che negli Stati Uniti, di cui sono originari, non è colpa loro. Tanto per cambiare, il responsabile è l’uomo».

Stefano Tosi

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