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Sociale | 20 marzo 2024, 00:01

SOStegno km-0 del Il Ponte del Sorriso: «Ci prendiamo cura della salute mentale di ragazzi e adolescenti con fragilità»

La fondazione varesina, con il sostegno del bando di Fondazione Cariplo, ha realizzato un progetto dedicato ai ragazzi tra i 6 e i 18 anni che presentano i primi segni di fragilità mentale; un aiuto tempestivo e concreto, fatto di ascolto, confronto e informazione, di cui si sono già avvalsi 200 ragazzi. Ma il percorso è solo all’inizio

SOStegno km-0 del Il Ponte del Sorriso: «Ci prendiamo cura della salute mentale di ragazzi e adolescenti con fragilità»

Se abbiamo mal di denti, andiamo dal dentista. Se pensiamo di non sentirci bene, andiamo a fare un controllo dell’udito. Se non ci vediamo bene, mettiamo gli occhiali.

E se avessimo un problema meno percepibile dall’esterno, qualcosa che riguarda la nostra mente, tanto più se fossimo adolescenti?

«È importante prendersi cura della salute mentale, non sottovalutare i primi segnali di disagio, e rivolgersi allo specialista senza timore, per evitare che il malessere sfoci in comportanti disfunzionali gravi - riflette Emanuela Crivellaro, Presidente della fondazione Il Ponte del Sorriso Onlus - Per questo, abbiamo realizzato il progetto SOStegno km0, con il Centro Gulliver in qualità di partner e in collaborazione con la Neuropsichiatria Infantile di ASST SetteLaghi, con l’obiettivo di costruire un percorso che dia risposte tempestive e concrete al disagio nei bambini e adolescenti, attraverso azioni di confronto e di ascolto, di formazione e informazione che coinvolgano i soggetti che si rapportano con i minori e attraverso interventi immediati, mirati e personalizzati».

Tra gli obiettivi di questo progetto, con cui la fondazione ha partecipato al Bando di Fondazione Cariplo Attenta-Mente, ci sono la creazione di una rete territoriale per intercettare precocemente il disagio anche quello medio/lieve con lo scopo di aiutare gli adolescenti a prendere coscienza del loro malessere ed a sviluppare nelle famiglie la consapevolezza che il disagio vada riconosciuto e non sottovalutato, oltre a formare un’equipe di pronto soccorso per interventi tempestivi e coerenti al grado di disagio rilevato e, ancora più importante, rendere consapevoli genitori, insegnanti, pediatri, medici di base, allenatori sportivi a riconoscere i primi segnali del disagio.

«Al nostro progetto hanno già risposto 200 ragazzi, ma non basta. La partecipazione è gratuita, non serve neanche l’impegnativa, in 10 giorni si viene già contattati per un primo colloquio e valutare la situazione. Poi, se occorre, si viene introdotti in vari percorsi, dalla psicoterapia, alla mindfulness, alla psicomotricità, gli incontri possono essere 10 o più a seconda del bisogno e possono essere convolti anche i genitori. La nostra equipe è composta da educatori, psicologi, psicoterapeuti, psicomotricista e neuropsichiatra infantile e lavora parallela alla neuropsichiatria infantile. Ci rivolgiamo soprattutto ai ragazzi dai 6 ai 18 anni – prosegue Emanuela – ovvero quelli che, al tempo del Covid, erano bambini».

L’emergenza causata dalla pandemia, infatti, ha contribuito allo sviluppo di disagi mentali in bambini che magari presentavano già delle insicurezze, «se avessero continuato a vivere la loro vita normale, probabilmente le loro fragilità si sarebbero risolte o non si sarebbero presentate in modo così deciso, ma, davanti alla mancanza di punti di riferimento quotidiani e all’incertezza nell’oggi e del domani, i bambini meno strutturati si sono trovati in difficoltà».

«Non bisogna avere paura né vergogna di rivolgersi a uno specialista della salute mentale. Per questo, abbiamo creato una forte rete di intercettazione con l’ATS, i pediatri e i medici di base, un canale che si è rivelato efficace per farci arrivare quei ragazzi che altrimenti sarebbero rimasti in un limbo nelle lunghe liste di attesa del servizio pubblico, perché non presentano una situazione così grave da essere ricoverati in NPI, ma nemmeno troppo lieve da essere sottovalutata. Quando arrivano, i risultati poi ci sono! Per un genitore non è facile vedere e ammettere che il proprio figlio ha bisogno di uno specialista – è, infine, l’ultimo messaggio di Emanuela ai genitori – Si tende a relegare i segnali alla tipicità adolescenziale e a sperare che col tempo passino da soli. Il timore del giudizio, di essere considerati “malati di mente” è ancora radicato nei ragazzi e, anche quando il genitore vuole far curare il proprio figlio, non sempre troviamo la collaborazione del minore. Ma non abbiate paura di curare la salute mentale, prima si interviene meglio è!».

Chiunque fosse interessato a ricevere ulteriori informazioni in merito al progetto, può chiamare lo 0332286946 o scrivere alla mail disagio@ilpontedelsorriso.com.

Giulia Nicora

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