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Salute | 29 febbraio 2024, 18:30

L'INTERVISTA E IL VIDEO - Daniela Bianchi: «Il nuovo ospedale risulterà attrattivo e fornirà nuove possibilità. Ecco come stiamo cercando figure in modo sartoriale»

In plancia da gennaio 2024, la Dg dell'Asst Valle Olona parla dell'Azienda, di ospedale Busto/Gallarate, di servizi ai cittadini, di prossimità, di Pronto soccorso. Naturalmente di assunzioni: «Qui può trovare casa chi sente la spinta che, all’inizio, ti porta a fare il medico»

La direttrice generale di Asst Valle Olona, Daniela Bianchi

La direttrice generale di Asst Valle Olona, Daniela Bianchi

Daniela Bianchi è alla guida di Asst Valle Olona da poche settimane. Con la sua squadra (il direttore sociosanitario John Tremamondo, quello sanitario, Stefano Schieppati, e la direttrice amministrativa, Anna Maria Stigliano) deve ancora varcare il traguardo simbolico dei primi cento giorni. Ma ha già incontrato, ascoltato, chiesto. E messo a fuoco problemi, potenziale, necessità.  

Dottoressa Bianchi, ora che ha conosciuto Asst Valle Olona, come l’ha trovata? Ha, a suo avviso, punti deboli o di forza, o caratteristiche che la distinguono sensibilmente rispetto ad altre realtà?

Ovviamente Asst Valle Olona ha un’identità sua e vive un momento suo. Posto che le criticità esistono, va riconosciuto che queste, in buona parte, sono da ricondurre a dinamiche di sistema. Penso innanzitutto alle difficoltà legate al personale. Però, è giusto prestare grande attenzione alla progettualità perché, qui, le prospettive sono interessanti, con investimenti, da Regione e Ministero, che faranno dei prossimi cinque anni un periodo fondamentale. Anche per risolvere i problemi di oggi.

Incluso quello del reclutamento di personale?

Asst già da ora è chiamata a creare e a comunicare un ambiente di lavoro che sia stimolante. Dobbiamo cucirlo, questo ambiente, come un abito sartoriale, a misura di professionisti che vogliano lavorare, seguire le proprie passioni, trovare occasioni di confronto. Non possiamo concentrarci su singole situazioni, considerare un ospedale come un insieme di pezzi indipendenti l’uno dall’altro. Se un reparto soffre, facilmente ne trascina verso il basso anche altri. Quanto al futuro, il progetto di ospedale Busto/Gallarate è importante, bello. Risulterà attrattivo, probabilmente fornirà risorse e possibilità che, al momento, non sono del tutto prevedibili.

Proprio il futuro ospedale Busto/Gallarate ha alimentato il dibattito pubblico sulla Sanità, in questo territorio, rendendolo più “effervescente” che altrove. Posto che il processo decisionale (politico) sulla nuova struttura è maturato prima del suo arrivo, e che l’iter sembra finalmente avviato, che cosa direbbe a quanti guardano con scetticismo all’ospedale unico?

Intanto, ricordo che vogliamo investire anche adesso e trasmettere ai cittadini la volontà di migliorare. Non sono sicura che possiamo convincere tutti, oggi, ma il fatto che l’Accordo di programma ci sia e sia firmato (come noto, il documento è snodo cruciale nell’iter per arrivare al futuro ospedale, Ndr) lo apprezzo. Quando toccheranno con mano ciò che una nuova struttura può offrire, i cittadini comprenderanno subito. Nel frattempo, bisogna, fra l’altro, lavorare col territorio, con i Medici di medicina generale, con le case di comunità... Dobbiamo mettere a terra azioni per gestire i pazienti cronici e implementare la medicina di prossimità. A breve, a titolo di esempio, ci saranno novità sulla figura dell’ostetrica a domicilio.

Il personale è pronto a tutto questo? Medici e infermieri dell’Asst sono stati spesso dipinti come sfiduciati, esausti, pronti ad andarsene… È un’immagine, anche solo in parte, veritiera? O ha sensazioni diverse?

Un’emorragia di personale c’è stata, non si può negare. Ma stiamo incontrando tante persone motivate, con progetti da proporre. Chi ha idee può farsi avanti, siamo pronti ad ascoltare. Volendo semplificare: ad ascoltare le voci, era lecito pensare a una situazione peggiore rispetto a quella reale.

Rimanendo sulla ricerca di medici e infermieri: basta dare un’occhiata all’Albo Pretorio per riscontrare un notevole attivismo nel reclutamento di forze fresche. Del resto, anche la precedente dirigenza ha provato ad assumere, senza ottenere i risultati sperati. Le cose, adesso, cambieranno?

Lo sappiamo, il paradigma è invertito rispetto al passato, con i medici che scelgono l’Asst in cui andare. E sappiamo anche che gli ospedali universitari risultano molto allettanti: tutti i medici, o quasi, apprezzano quel contesto e il tipo di lavoro in equipe che lì si svolge. Dobbiamo riuscire a fare capire che anche qui si trovano stimoli e condivisione. E, lo sottolineo, credo nei giovani. Ai test di medicina partecipano in tanti, è falso che siano svogliati o poco attratti dalla Sanità. Per avvicinarli, cercheremo di andare oltre il solo strumento dei concorsi, di attivare nuovi canali con le scuole di medicina. Un’altra strada è quella legata a caratterizzazioni di certi settori, tali da risultare attrattive per determinati profili.

Posti letto, Pronto Soccorso, liste d’attesa… il minimo comune denominatore, quando si parla di questi temi, è una sorta di congestione: richiesta altissima, disponibilità non allo stesso livello…

La risposta può arrivare, in parte, da una presenza sul territorio diversa, da ampliare e consolidare, vedi le citate case di comunità e la medicina di prossimità. Sui Pronto Soccorso: conosciamo i cittadini che ci arrivano e dobbiamo evitare, per loro e per noi, che lo facciano così tanto e così spesso. Il 70 per cento di utenti poi lo troviamo nei reparti. Dovremmo considerare il Pronto Soccorso come un accesso diretto? Occorre modificare i percorsi, incanalare diversamente i pazienti, soprattutto i cronici, insieme ai Medici di medicina generale. E lavorando sull’appropriatezza prescrittiva, fuori e dentro l’ospedale.

Ospedale unico, personale, servizi: gran parte della discussione sulla Sanità finisce col toccare, direttamente o indirettamente, la questione annosa dei rapporti tra pubblico e privato.

Non sono contro il settore privato, voglio essere chiara, né mi dispiace che questo svolga il suo ruolo, magari alleggerendo le liste d’attesa. Però ricordiamoci anche di certe differenze. Il privato, tanto per dirne una, non guarda certo ai pazienti cronici con il nostro stesso interesse. Quanto alle prospettive economiche per i medici, non sono convinta che i guadagni siano così diversi, nei due ambiti. In generale, comunque, l’idea è convincere i professionisti a venire da noi puntando sul tipo e sulla qualità del lavoro. Se presti la tua opera “a gettone” o in certi contesti privati, sai che ti metti lì, nel tuo ambulatorio, e devi produrre tot visite in tot tempo. Poco più. Devi, però, anche essere consapevole che in Asst, in questa Asst, c’è confronto, approfondimento, possibilità di crescita. Sarò “old style” ma, secondo me, qui può trovare casa più facilmente chi sente quella spinta che, all’inizio, ti porta a fare il medico. E che, sono convinta, avvertono in molti.

IL VIDEO

Stefano Tosi

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