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Storie | 17 febbraio 2024, 10:37

Il 17 febbraio 1989 il varesino Andrea Cortellezzi vittima della mafia. Chiesto riscatto di 3 miliardi

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in occasione del 17 febbraio, data in cui 35 anni è scomparso a Tradate il giovanissimo Andrea Cortellezzi intende ricordarne la storia attraverso l’elaborato realizzato da Mariapia Costa della classe III sez. G del liceo scientifico Filolao di Crotone

Il 17 febbraio 1989 il varesino Andrea Cortellezzi vittima della mafia. Chiesto riscatto di 3 miliardi

“Andrea Cortellezzi, uno dei tanti nomi che ad oggi ricordiamo come “vittime della mafia”, era un normale ventiduenne, con un lavoro normale e innamorato di quella che credeva una ragazza dolce e fedele, rilevatasi poi l’artefice della sua morte. La ragazza aveva una relazione parallela con un ragazzo tossicodipendente e per pagargli le dosi, la ragazza si prostituiva, fino a quando, con il suo amante e la gang di Parma, decisero di architettare un piano per rapire Andrea e chiedere un riscatto al padre di tre miliardi di lire.

È difficile da credere che a compiere un’azione così spietata sia stata la sua fidanzata, la persona di cui si fidava, da cui però ha ricevuto non solo tradimenti, ma anche la morte. Andrea il 17 febbraio 1989 uscì di casa per non farne più ritorno. Il padre di Andrea denunciò la scomparsa, ma il caso fu chiuso per allontanamento volontario.

A distanza di qualche mese arrivò a casa del giovane uno strano pacco e una telefonata che chiedeva un riscatto di 3 miliardi di lire per la sua liberazione. Per dimostrare che Andrea era vivo, nel pacco inviato alla famiglia si trovava l’orecchio tagliato di Andrea e una foto polaroid che lo riprendeva incatenato. Di fronte a tale notizia il padre del giovane era disposto a contrattare pur di riabbracciare suo figlio.

Dal 25 agosto dello stesso anno però di Andrea non si ebbero più notizie, solo successivamente si scoprì che era morto a causa di un’infezione all’orecchio. La ragazza e la gang di Parma, non riuscirono a reggere un peso cosi grande e decisero di vendere Andrea alla ‘ndrangheta calabrese, che accettò il macabro incarico in cambio di 50 milioni di lire. Per anni la famiglia di Andrea ha vissuto un dolore immenso perché, oltre alla perdita del figlio si aggiunse che non hanno mai riavuto il corpo.

Il padre fino all’ultimo istante della sua vita ha sempre tenuto accesa la speranza di poter dare una degna sepoltura al figlio, oltre ad auspicare che un briciolo di umanità potesse spingere a confessasse almeno dove si trovasse il corpo.”

La scuola ha un compito centrale nel contrasto della criminalità e delle mafie, combattendo la paura e lavorando in funzione di una concreta educazione al rispetto delle regole sociali e delle leggi.

Pensiamo che già nel concetto di scuola moderna sia intrinseco il tema della legalità. Potenziare tale nozione significa pertanto contrastare “l’indifferenza, il compromesso morale, la contiguità, la complicità” in semplici parole contrastare le organizzazioni criminali (mafia, ndrangheta e camorra).

Trasferire alle future generazioni il contributo, le parole, le azioni dei grandi martiri della legalità (Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, Pio La Torre, Rosario Livatino, Giancarlo Siani, Carlo Alberto Dalla Chiesa e tanti altri ) vuol dire piantare i semi della giustizia, della libertà, dell’onestà, della rettitudine in una società sempre più multietnica e complessa; vuol dire, anche, fare in modo che il concetto di Stato, nel suo significato e ruolo istituzionale più alti, sia tutelato, difeso e rispettato con scrupolo, quasi religioso, da ciascuno di noi; significa infine stimolare sempre più ognuno ad adempiere al proprio dovere e a maturare una solida coscienza civica.

Tutto ciò dovrebbe, come è risaputo, costituire l’unica forma comportamentale ammessa e riconosciuta. A tal proposito si invitano le scuole di ogni ordine e grado a sensibilizzare gli studenti affinché non ci sia solo il ricordo, la commemorazione fine a sé stessa, ma che sia stimolo alla riflessione su quanto accaduto e sulle ragioni che ne hanno determinato la tragedia.

Il CNDDU invita nuovamente gli studenti e i docenti ad aderire al progetto #inostristudentiraccontanoimartiridellalegalità. Gli elaborati possono essere segnalati al CNDDU che li renderà visibili sui propri canali social (email: coordinamentodirittiumani@gmail.com)

Prof. Romano Pesavento Presidente CNDDU

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