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Hockey | 13 febbraio 2024, 07:22

Malfatti testa e cuore: «Perderci dietro a un violino ci fa piccoli e sconfitti. Vorrei che il Varese battesse il Pergine, non Buono»

Il ds e vicepresidente dei Mastini: «La rabbia, i nemici, l'esasperazione, i giocatori scortati, le provocazioni e le reazioni alle provocazioni: lasciamo perdere tutto e pensiamo solo a divertirci e a giocare a hockey arrivando in fondo assieme alla nostra gente. In Coppa sbagliato l'approccio, con il Pergine troppi gol. Majul può e deve fare la differenza, ha tutta la nostra fiducia: noi giochiamo per lui e lui per noi. Il coach? Legge perfettamente le partite sia durante che dopo, se poi arriviamo soli davanti a Rigoni e non segniamo...»

Malfatti testa e cuore: «Perderci dietro a un violino ci fa piccoli e sconfitti. Vorrei che il Varese battesse il Pergine, non Buono»

«Il nostro punto di forza è sempre stato quello di andare al palaghiaccio a soffrire ma anche a divertirci. E a parlare di sport, non d'altro. Lasciamo perdere tutto il resto, l'ansia, la rabbia, la frustrazione, i giocatori scortati, i nemici, l'esasperazione, le provocazioni e anche le reazioni alle provocazioni. E ve lo dice uno che sabato ha preso un pugno in faccia. Varese-Pergine deve tornare a essere "solo" una bellissima partita di hockey come è sempre stata, e ne ho parlato anche con i dirigenti e lo staff trentino. Né la nostra società né la loro, unite da sempre da buoni rapporti, fatte da bravi ragazzi e da un feeling comune nella visione di questo sport, devono sprecare altro tempo ed energie dietro a provocazioni o questioni che non riguardano le vittorie o le sconfitte sul ghiaccio. Perché non se lo meritano. Perché non è giusto. Vorrei vincere la prossima partita contro un Pergine al completo in cui c'è anche Carmine Buono perché questo è il bello della vita e dello sport che amo: non ho goduto quando è stato espulso e vorrei che se ci ritrovassimo di nuovo nei playoff la gente sia felice di andare a vedere questa sfida con un'immensa voglia di vincerla. Per i Mastini, non contro qualcuno»: non ci sarebbe quasi nulla da aggiungere alle parole di Matteo Malfatti, ds e in questo caso anche vicepresidente giallonero che prova a togliersi e a togliere a tutti dallo stomaco questo peso e questa sensazione di vuoto in cui la furia può prendere il sopravvento dopo quanto accaduto sabato e nei precedenti incontri tra Mastini e Linci.

«Tutto ciò che dico la squadra lo ha già interiorizzato e capito, ma a Varese c'è un grande ambiente fatto da migliaia di appassionati che sa trascinare o indirizzare il vento dei Mastini in base a ciò che prova sulla sua pelle - prosegue Malfatti - e per questo vorrei con tutto il cuore chiedere a tutti da oggi di non guardare più ad atteggiamenti sbagliati di questo o quello, né a fotomontaggi social, pagliacci, violini o altro: restare a un livello così basso non fa il gioco del Varese ma degli altri, ruba intensità ed efficacia alle cose che contano, fa sprecare tempo e incattivire, alla fine è un atteggiamento perdente. Stiamo uniti e pensiamo solo a noi e a giocare per provare a vincere il campionato. Non sono un pompiere o un finto prete ma sono un uomo che ama l'hockey più di se stesso».

Potrebbe già finire qui la chiacchierata a cuore aperto con Malfatti, e invece no. Perché ne approfittiamo per chiedere cosa è successo nelle due sconfitte casalinghe con il Caldaro e con il Pergine, così diverse tra loro ma capaci di portare via al Varese il sogno della Coppa e il primo posto nel master round. Anche in questo caso, Matteo non ha peli sulla lingua e parla chiarissimo.

Torniamo alla semifinale di Coppa: cosa avete sbagliato?

L'approccio. Abbiamo rispettato troppo l'avversario, subendo il suo gioco e non imponendo il nostro. 

Come avete reagito?

Dicendoci che saremmo sempre entrati in pista per imporre il nostro gioco senza preoccuparci di chi abbiamo di fronte, cosa che abbiamo fatto molto bene a Caldaro e ad Alleghe in campionato, ma anche con il Pergine per due tempi.

Perché la squadra campione in carica è scomparsa nel terzo tempo dopo un approccio e 40 minuti perfetti?

Perché l'enorme impegno fisico e mentale profuso avrebbe dovuto farci chiudere sul 3-0 o 4-0 in modo da poter gestire il terzo tempo. Se invece sei solo 1-0 la partita può girare, e infatti è capitato su due bei gol di Christian Buono, uno di rovescio e l'altro inventato dal nulla. Lasciamo perdere il 3-1 a porta vuota: l'ingaggio avrebbe dovuto essere ripetuto perché c'era un giocatore del Pergine due metri dentro l'area di ingaggio quando il disco è stato scodellato.

Cosa è mancato?

Il gol. Con 28 tiri a 14 e tutte le occasioni nitide create, dopo due tempi non può aver segnato solo 1 difensore con 10 attaccanti in pista. Bravo Rigoni, ma non è stato un "fattore" come Andergassen del Caldaro: noi l'abbiamo aiutato e siamo stati molto meno bravi di lui. Quello che vogliamo fare però lo sappiamo bene, e non cambieremo il nostro modo di giocare.

In stagione cosa avete sbagliato finora?

Le due partite in questione per gli aspetti appena citati. A inizio campionato abbiamo sofferto troppo ritardando il processo di crescita e la capacità di trovare l'alchimia giusta per via degli infortuni e dell'assenza di Czarnecki. Ma ogni stagione ha la sua storia e questa è partita così: alla fine non è detto che il risultato non arrivi lo stesso.

Cosa brucia di più?

Aver buttato via la Coppa in casa: abbiamo visto sette giorni dopo cosa avremmo potuto fare con il Caldaro. 

Al Pergine è bastato Christian Buono per girare la partita: era ed è Hector Majul a dover fare lo stesso per il Varese?

È il nostro straniero e togliendogli questa responsabilità lo considereremmo alla stregua di un giocatore qualunque, cosa che assolutamente non è. Lui è qui per fare la differenza, a maggior ragione in IHL dove gli stranieri la fanno in tutte le squadre: il Caldaro quando ha perso Teemu Virtala è diventata una squadra normale, se al Pergine togli Christian Buono resta forte ma molto più battibile. Il colpo del singolo cambia le partite, soprattutto quelle che contano e, senza fare nomi, a noi l'anno scorso è successo con Franchini, autore dei gol fondamentali. Majul è la nostra punta di diamante ed è l'uomo giusto per fare lo stesso.

Quali sono le parole giuste da dire a Hector in questo momento?

Noi crediamo in lui, aspettiamo che si sblocchi e trovi l'alchimia e la fiducia dei suoi compagni di linea come accadde con Capannelli al Dobbiaco: lui ci prova e ci tiene tantissimo a fare da solo, magari anche troppo. Hector deve e può tirare fuori il meglio che c'è in un giocatore come lui che ha giocato anche una Spengler Cup. Dobbiamo credere in Hector dicendogli che può segnare i gol decisivi nelle partite che contano da qui alla fine esattamente come li ha fatti Christian Buono sabato scorso.

C'è anche Desautels a disposizione, se servisse...

Lo sappiamo ma in questo momento toccare un centro come Majul per inserire un difensore vorrebbe dire rimescolare di nuovo le linee, mentre dopo la Coppa ci siamo prefissi di andare fino in fondo con questo assetto. Hector ha avuto qualche occasione e non ha segnato ma ha tutte le capacità di fare 2 o 3 gol a partita. 

Due sconfitte brucianti in casa nel terzo tempo: coach Czarnecki poteva fare qualcosa di diverso o trovare soluzioni migliori in quei frangenti?

Abbiamo parlato anche di questo, come facciamo sempre, e del fatto che magari si potesse avere a un certo punto un atteggiamento meno sfrontato e più controllato, però chiudendosi troppo saremmo tornati indietro di qualche settimana all'atteggiamento della semifinale con il Caldaro. E, comunque, l'1-0 non ci dava certezze per poter essere in controllo del match. 
Io resto della mia convinzione che non è dettata dal fatto di averlo scelto la scorsa estate ma dai fatti: Niklas sa leggere perfettamente le partite, in maniera vera e lineare, sia durante le fasi di gioco che dopo l'ultima sirena, e si assume sempre la responsabilità delle sue scelte. Queste per me sono le cose che contano.
Nemmeno per un attimo ho mai pensato che Niklas non avesse il controllo delle cose.

Andrea Confalonieri


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