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Politica | 08 febbraio 2024, 07:30

Magrini, «dialogo e visione strategica» nel primo anno da presidente. «Un rammarico? Mi aspettavo più collaborazione dalla minoranza»

L’INTERVISTA. L’8 febbraio 2023 l’insediamento ufficiale in Provincia. Da allora, il numero uno di Villa Recalcati si è mosso «come un tecnico» nella casa dei sindaci. Le cose fatte, quelle da fare e la replica all’opposizione, che in assise ha parlato di mancanza di visione: «Mi fa sorridere, abbiamo investito su progetti più che strategici». La nota stonata? Proprio qualche «no a prescindere»

Magrini, «dialogo e visione strategica» nel primo anno da presidente. «Un rammarico? Mi aspettavo più collaborazione dalla minoranza»

29 gennaio 2023. Marco Magrini, sindaco di Masciago Primo, Comune di trecento anime, vince le elezioni di secondo livello col sostegno del centrosinistra e dei civici, supera il candidato del centrodestra, l’uscente Emanuele Antonelli, sindaco di Busto Arsizio, e diventa presidente della Provincia di Varese.

Dieci giorni dopo, l’8 febbraio (un anno fa oggi) si teneva l’insediamento ufficiale a Villa Recalcati. Da allora, Magrini si è mosso – dice – «come un tecnico» nella casa dei sindaci. In questa intervista spazia dalle cose fatte a quelle da fare, con una replica all’opposizione, che in Consiglio ha parlato di mancanza di visione: «Mi fa sorridere, abbiamo investito su progetti più che strategici». E come rammarico di questo primo anno, indica proprio qualche «no a prescindere» della minoranza.

Magrini, guardando indietro, come è nata la vittoria di un anno fa?
«Ho sempre detto che avrei ascoltato il territorio e gli amministratori per lavorare nel loro interesse, ed è quello che ho fatto. La vittoria nasce da lì. Volevo dare la priorità alle richieste di sindaci, imprese, Camera di Commercio. E il lavoro è andato in quella direzione. Con una riorganizzazione dell’ente rispetto al personale, con scelte importanti come il cambiamento del segretario generale e del direttore generale; abbiamo avviato un procedimento importante che riguarda il Ptcp, il documento di programmazione del territorio fermo al 2007. E poi abbiamo stabilito dei contatti con i sindaci, incontrandoli e lavorando insieme a loro».

L’impegno di fare della Provincia la casa dei sindaci è stato quindi mantenuto, dal suo punto di vista?
«Lo dimostra il fatto che ci sono sempre più richieste di venire a parlare con la Provincia e questo significa riconoscerne il ruolo. E spesso siamo riusciti a risolvere i problemi». 

Insiste spesso sul tema del dialogo. Secondo lei c’è stato un cambiamento rispetto al passato da questo punto di vista?
«Secondo me sì ed è evidente. Sono tantissime le persone che hanno chiesto appuntamento ai miei uffici. Nella relazione sul 2023 avevo detto di avere incontrato 63 sindaci e già in queste prime settimane dell’anno se n’è aggiunta una decina. La tendenza è sempre quella di andare ad ascoltare le amministrazioni, lavorare insieme a loro e dare delle priorità non relative al singolo Comune, ma di area».

Il 2023 è stato caratterizzato dall’iniziativa dei “Comuni attivi”, con decine di progetti finanziati. Quest’anno quale potrà essere un’iniziativa centrale?
«Il piano di governo di territorio è centrale, perché riguarda tutta la provincia. Fare un bel lavoro con le amministrazioni, le università, la Camera di Commercio, le imprese e i diversi enti, individuando le aree strategiche, i centri servizi, è un lavoro interessante per lo sviluppo della Provincia.
Penso solo al tema delle piste ciclabili di cui si è parlato in questi giorni al Bit come di un argomento importantissimo per lo sviluppo territoriale. Questa è uno degli aspetti che può dare tanto al turismo».

Quello delle piste ciclabili è un tema a lei caro.
«Le ho volute tanto, sia come presidente della Comunità montana che da consigliere e presidente provinciale ho lavorato tanto in questa direzione. È un orgoglio vedere realizzarsi quello che si pensava quindici anni fa. Se davvero riuscissimo a concludere questa rete, nascerebbe qualcosa di interessantissimo.
L’altro tema è legato all’ambiente, ai laghi. Siamo una provincia ricca di acqua e se riuscissimo a risanare veramente il lago di Varese, dopo i passi già fatti con Regione, ma anche il Verbano e il Ceresio, andremmo a qualificare ulteriormente la nostra provincia.
Poi ci sono gli aspetti legati alla viabilità, con i progetti di Alptransit, e mi piacerebbe partisse quello di Ispra. Purtroppo la burocrazia spesso ci rallenta». 

La via d’accesso al centro delle Fontanelle è stata da poco intitolata a Zamberletti. Quando si potrà dedicargli l’intero polo della sicurezza, come chiesto anche dal governatore Fontana?
«Questo progetto non mi preoccupa particolarmente. C’erano delle difficoltà che sono state superate e spero che nel giro di un anno si possa inaugurare il polo della sicurezza. Andando avanti col progetto della Protezione civile, per il quale c’è da fare molto lavoro, mettere insieme le squadre, i volontari, farli dialogare con gli uffici. Anche questo è un tema che sto cercando di affrontare, perché credo molto nel loro lavoro».

Discutendo il bilancio in Consiglio, l’opposizione ha parlato di mancanza di visione e di politica che ha abdicato al proprio ruolo, in riferimento ai finanziamenti “a pioggia”. Come risponde?
«Mi fa sorridere. Fino a pochi mesi fa c’erano loro. Con un avanzo di 24 milioni, se uno avesse avuto visione li avrebbe investiti in qualche altra cosa, o quantomeno avrebbe messo sul tavolo qualche progetto su cui avrei potuto investire. Invece ho investito in progetti più che strategici: investire sul Ptcp non è strategia? Il progetto di via Selene con 4 milioni su Varese? Le piste ciclabili? Aver messo a disposizione dei Comuni i fondi per la sicurezza delle strade e per le scuole non è strategia? Se non lo è, che facciano loro…».

Potrebbero dire che loro non hanno potuto per via del predissesto.
«Sono due anni che si è usciti dal predissesto. L’amministrazione Vincenzi ha fatto quattro anni di sangue e risparmi che hanno permesso alle amministrazioni successive di cominciare a lavorare bene. Poi Antonelli ha sicuramente fatto un grande lavoro insieme al consigliere delegato al Bilancio Riganti, e poi a Premazzi. C’è stato un lavoro di squadra e negli ultimi due anni i bilanci erano più che a posto e gli investimenti si potevano fare».

Sempre in sede di bilancio, Marco Colombo di Fratelli d’Italia ha speso belle parole per lei, dando però 4 e mezzo ai consiglieri delegati, dicendo che non li vede sul territorio. Lei che giudizio ha della sua squadra?
«Io ho preso un impegno dedicandomi al mio lavoro fino alle tre o quattro del pomeriggio e poi vado in Provincia, cercando anche di essere presente sul territorio. Anche i miei consiglieri lo sono, ma c’è chi lavora o studia, riuscendo comunque a fare propria parte. Io mi sono lamentato per quanto riguarda la presenza in Consiglio provinciale, dove non è possibile non esserci. Sul lavoro, sulla collaborazione e sul confronto non ho nulla da dire. Ci possono essere state discussioni accese, ma mai dei litigi pensanti. Stiamo lavorando molto bene insieme, anche coi più giovani che sono preparati e capaci. È chiaro però che si tratta di persone che hanno il loro lavoro e non vengono retribuite per questo impegno. È l’anomalia della legge Delrio».

 A tal proposito, le risulta ci siano novità sulla riforma delle Province?
«Probabilmente a Varese si voterà a luglio o settembre per il rinnovo del Consiglio. Poi vedremo se andrà avanti la riforma. Io sono d’accordo con la votazione diretta del presidente e dei consiglieri. Ma bisogna restituire a questo ente il ruolo che aveva prima, con funzioni, personale e finanziamenti adeguati. Auspicando anche una riforma seria degli enti locali a tutti i livelli e una sburocratizzazione e digitalizzazione delle pratiche».

Qual è il rammarico di questo primo anno?
«Io mi sento come un tecnico in Provincia. Sto facendo un lavoro di coordinamento, da tecnico appunto. Pertanto mi sarei aspettato meno opposizione e una maggiore disponibilità a collaborare. Io non ho mai chiuso le porte a nessuno, perché le decisioni monocratiche non vanno bene. Ben vengano le critiche costruttive dell’opposizione, che permettono di migliorare gli atti e le azioni che porto avanti, mentre i “no” a prescindere non mi piacciono».

Riccardo Canetta


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