Basket - 06 febbraio 2024, 00:27

Un milione e centomila euro già sottoscritti. Il Piano B è diventato piano A per Varese

L'idea è di due anni fa, ma ora è andata effettivamente in porto dopo le promesse non mantenute dai Pelligra: è nata la Varese Sport and Entertainment e ha già raccolto un discreto capitale, interamente sottoscritto da Luis Scola e da imprenditori non appartenenti al territorio. A fine febbraio l'apporto dei soci di VSE si trasformerà in quote di Pallacanestro Varese. L'investimento non è a fondo perduto: il nuovo ente cercherà di seguire le strade più idonee per remunerarlo. E con gli australiani? Spunta la terza via...

Foto Alberto Ossola/Pallacanestro Varese

Foto Alberto Ossola/Pallacanestro Varese

Un milione e centomila euro (abbondanti) già sottoscritti, con l’appuntamento dal notaio programmato per fine febbraio: l’apporto si trasformerà infatti in quote di Pallacanestro Varese tramite presumibilmente un aumento di capitale.

Il piano A, diventato poi piano B, ritorna piano A. Il sodalizio di piazzale Gramsci non è rimasto a guardare davanti alle promesse disattese del Pelligra Group: sfumati definitivamente gli accordi che avrebbero portato all’ingresso in società degli imprenditori australiani, ecco una nuova strada che in realtà nuova non è.

Ne scrivemmo in QUESTO articolo ad aprile 2022: la Varese Sport and Entertainment (citata nei giorni scorsi anche da Prealpina) sarebbe stata l’iniziativa - ideata da Luis Scola - che avrebbe consentito di completare il restyling proprietario, acquisendo - dopo le quote da lui personalmente e poi effettivamente rilevate - anche un’ulteriore parte (all’epoca si ipotizzò il 39%) che da Varese nel Cuore sarebbe passata sotto il controllo del nuovo ente.

Così avverrà effettivamente due anni dopo, ma con qualche differenza rispetto ai piani originari. Una su tutte: nel 2022 l’intenzione sarebbe stata quella di cercare di coinvolgere, quali soci di VSE, gli imprenditori locali, anche chi a vario titolo aveva già contribuito a sostenere le sorti economiche di Pallacanestro Varese, compresi eventuali creditori che avrebbero sottoscritto una sorta di prestito, da trasformare in quota societaria in caso di successivo non rimborso.

L’1,1 milione di euro già raccolto dalla VSE “2.0”, invece, è stato sottoscritto da Luis Scola in persona e da investitori che in nessun caso fanno parte dell’imprenditoria del territorio: si tratta di nomi completamente “inediti”, sulla cui identità la dirigenza mantiene per il momento lo stretto riserbo. Il coinvolgimento di Itelyum come sponsor dell’avventura in Fiba Europe Cup ha evidentemente aperto una strada che porta lontano da Varese.

Vero è, tuttavia, che la porta resterà sempre aperta anche alle aziende del Varesotto: nella mente dei promotori si è infatti già auspicato un “secondo giro” di sottoscrizioni, a patto che lo stesso riesca a raggiungere cifre di una consistenza simile al primo.

L’obiettivo di Varese Sport and Entertainment non sarà quello di sostenere Pallacanestro Varese a fondo perduto o quasi, seguendo cioè lo schema “classico” che ha ormai trovato il tempo della sua fine (salvo eccezioni cui essere grati, come lo stesso Consorzio): l’apporto di chi vi ha aderito non è una “donazione”, ma un investimento. 

Come verrà remunerato? Attraverso attività collaterali a Pallacanestro Varese (l’organizzazione di eventi potrebbe essere una di queste) ma anche direttamente afferenti alla stessa, come per esempio la gestione del ristorante e del museo che sorgeranno una volta completati i lavori del Lino Oldrini. Il ricavato, allora, andrà in parte agli investitori e in parte servirà ad aumentare ulteriormente il budget della società.

La quale, presto, potrà contare su 1,1 milioni in più, una boccata d’ossigeno per chi ha per un anno e mezzo “annusato” i due milioni australiani per poi rimanere a bocca asciutta. Una volta immessi, e convertiti nelle prime quote, i suddetti serviranno, a 360°, a sanare debiti, a rinforzare le strutture societarie, a investire nel settore giovanile e, certamente, anche per la prima squadra. 

E la “partita” con i Pelligra? Tra richieste di riallacciare i rapporti per interposta persona (vedi le istituzioni che per prime avevano procurato il contatto overseas) avanzate da Melbourne e la fronda interventista che vorrebbe portare gli australiani in tribunale (strada legittima ma non così facile né scontata negli esiti), potrebbe farsi strada una terza via, quella dell’accordo tra le parti: una mano (un risarcimento concordato) laverebbe l’altra (la causa con relativo danno di immagine per i convenuti).

Fabio Gandini


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