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Territorio | 12 dicembre 2023, 14:33

L'artigiano artista di Casale Litta che non ha televisione né cellulare: «Vivo come una volta e realizzo cesti intrecciando rami»

Gino Corbioli è un ex operaio che da quando è andato in pensione vent'anni fa ha iniziato a dare sfogo alla sua arte di intrecciatore oggetti eredita dal nonno: «I tempi sono cambiati ma continuo con la stessa passione ad impagliare le sedie e a realizzare sciuere e sciuè, gli antichi gerli, utilizzati oggi dai cercatori di funghi o come oggetto di arredamento tradizionale. Tra i miei clienti ho anche coppie giovani che mi portano i loro disegni che io trasformo in realtà»

Il pensionato artista impagliatore Gino Corbioli con le sue creazioni

Il pensionato artista impagliatore Gino Corbioli con le sue creazioni

Ci sono mestieri artigianali, della tradizione più bella anche del Varesotto, che purtroppo sono quasi via di estinzione come ad esempio quello di impagliatore di sedie o quello di costruttore di cesti e oggetti realizzati con materiale vario intrecciando rami di nocciolo, salice, castagno e alloro.

Questa è la passione e il lavoro che vengono portati avanti da un vero e proprio artista, Gino Corbioli, che abita a Casale Litta in località San Pancrazio. Una passione ereditata dal nonno paterno che dal Veneto si è trasferito intorno al 1920 per portare avanti la bonifica dell’Agro Pontino.

Il nonno di Gino lavorava solo tra novembre e aprile per limitare il rischio di contrarre la malaria: per guadagnare qualche spicciolo andava nelle case dei contadini a riparare cesti, gerli, sedie e materiali fatti con il vimini, che si trovava in quelle zone paludose.

Questa passione artistica per Gino è sempre stata un sogno. Da giovane si è trasferito in provincia di Varese con la famiglia, ha lavorato una vita in fabbrica come metalmeccanico: arrivata la pensione, vent’anni fa ha dato sfogo alla sua vena artistica.

Signor Gino, che oggetti realizza ancora oggi? 
I tempi sono cambiati, ma la passione per l’intreccio è rimasta e tramandata anche alle nuove generazioni; realizzo i cestini per l’orto, gerli, le sciuere ed il sciuè, riparo ed impaglio le sedie e creo oggetti di arredamento come centro tavoli, sottopentole, creazioni varie su misura a seconda della fantasia del committente. 

Lei parla di sciuere e sciué che fanno parte delle nostre tradizioni: di che oggetti si tratta? Oggi vengono ancora richiesti e utilizzati? 
La sciuera è quella che i nostri nonni mettevano sulle spalle quando andavano a fare le foglie nei boschi e portare fieno, specie nelle zone collinari. Oppure nella sciuera si metteva il pane, che il garzone del fornaio fischiettando consegnava ogni mattina. Oggi mi viene richiesta per fare il giro dei Babbo Natale, o se c’è da realizzare qualche animazione storica nei paesi. Poi viene utilizzata come oggetto di arredamento nelle taverne ed in alcuni ristoranti tipici che vogliono creare l’atmosfera delle antiche tradizioni.

Mentre del sciué cosa possiamo dire?
Il sciué detto gerlo è molto più piccolo, un tempo veniva usato per trasportare la merce sempre sulle spalle ed in alcune zone anche dalle donne che andavano a lavare la biancheria nei fiumi o in riva al lago, oppure nei lavatoi di paese e ci si mettevano dentro gli indumenti. Oggi mi viene richiesto dai cercatori di funghi, specie dagli svizzeri del Ticinese. Poi anche in questo caso è utilizzato come oggetto di arredamento.

Quali materiali utilizza per produrre le sue opere e dove riesce a reperirli?
Soprattutto ulivo, nocciolo, salice, nocciolo, castagno e quello che trovo nei boschi vicino alla mia abitazione oppure nella Palude Brabbia.

Chi sono oggi i suoi clienti e chi la viene a trovare a Casale Litta?
Sono un pensionato e porto avanti questa passione: vengono a trovarmi le persone che vogliono assaporare il gusto di un mestiere del passato, comprando un oggetto non fatto in serie ma realizzato interamente a mano con materiali naturali che durano nel tempo. Ho diverse coppie giovani tra i miei clienti che mi chiedono di realizzare  oggetti creati sui loro disegni. Addirittura alcuni si fermano nel mio cortile per imparare come faccio ad intrecciare questi rametti. Mi diverto tantissimo a far vedere come costruisco l’oggetto e a far imparare l'arte: magari riesco a trasmettere la passione a qualcuno. Mi farebbe molto piacere e sono sempre disponibile a mostrare il mio sapere della tecnica chiamata "intreccio da orto". Posso approfittare di questa intervista per fare una richiesta? Magari mi potete aiutare a realizzare un mio sogno?

Prego, signor Gino: siamo a sua disposizione.  
Per tanto tempo sono stato un donatore di sangue tramite l’Avis; adesso ho qualche annetto e vorrei essere utile al prossimo in qualche altro modo, ovvero nella realizzazione di cestini realizzati ad intreccio con rametti naturali, bianchi, verdi e rossi. Per il bianco prendo il salice e lo lavoro, per il verde uso l’alloro, per il rosso cerco la pianta che si usa per le siepi che si chiama "Cornus alba": magari qualcuno nel suo giardino la possiede... se me ne donasse alcuni rami, gli sarei davvero grato. 

In che modo è possibile raggiungerla e venire a trovarla?
Io vivo come una volta, non ho la televisione, né il telefono o il cellulare e nemmeno depliant o biglietti da visita. Ho una vecchia radio e molti libri, vivo con lo stretto necessario. Per trovarmi basta venire in località Monaster, sono vicino al castello; mi conoscono tutti come Gino l’artista del cestino, e tutti sono benvenuti. 

Claudio Ferretti

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