Varese - 23 novembre 2023, 08:07

Giuseppe, il "castagnaro" di piazza Carducci: «Con le caldarroste da 33 anni scaldo i varesini. Quella volta che vennero Stam e Gattuso...»

Nella piazzetta nel cuore di Varese si forma un’altra piazza, più ciacolona e ridanciana, attorno al chiosco con braciere del leggendario "Pino": «I misurini sono da 5, 7 e 10 euro. Ne conosco ogni segreto per la cottura, che di solito impiega una ventina di minuti. Alla fine le salo e le spruzzo con acqua». C'è chi le mangia al mattino con il latte e chi lessate con l'alloro: riconciliano con la vita, e poi si fanno due chiacchiere volentieri

Giuseppe Mantarro da Catania, arrivato a Varese a 4 anni e rimasto per sempre, da 33 anni posiziona il banchetto di castagne in piazza Carducci alle 14,30 e sta lì fino all’orario di chiusura dei negozi. La domenica arriva alle 11

Arriva o non arriva, arriva o non arriva, certo che arriva… Sembra di riascoltare nella mente il tormentone di Ezio Greggio «è lui o non è lui cerrrrto che è lui», e alla fine è proprio lui, il Giuseppe di piazza Carducci, che arriva in ritardo e si trova il vostro cronista lì ad aspettarlo, per prenderlo in castagna sulle sue castagne, che da ben 33 anni fa arrosto per i palati dei varesini passeggianti sul corso.

È un ritardatario cronico il “Pino”, al suo matrimonio, nel 1992, arrivò con 40, diconsi 40, minuti di ritardo, con la sposa già pronta a ritirarsi, e stavolta viene trafelato da Casalzuigno dove ha potato una siepe, perché lui non campa soltanto di caldarroste, ma fa pure il giardiniere.

Ha sforato di oltre un’ora, perché di solito mette giù il banchetto alle 14,30 e sta lì fino all’orario di chiusura dei negozi, 19,30 più o meno. La domenica, invece, arriva alle 11. Dovete sapere infatti che nella piazza Carducci si forma un’altra piazza, più ciacolona e ridanciana, quella attorno al chiosco del Giuseppe, popolata di pensionati che si sfogano contro i tempi moderni, signore eleganti che vogliono il misurino da 5 euro - mica di spender troppo - amici che passano di lì e magari si vedono offrire dal castagnaio un’“ombreta” per accompagnare i marroni fumanti (sempre castagne, cosa avete capito). 

La storia castagnesca di Giuseppe Mantarro da Catania, arrivato a Varese a 4 anni e rimasto per sempre, prende avvio dal servizio militare a Casarsa: «Un giorno decido di fare l’autostop per godermi la licenza a Varese e un signore gentile mi accompagna fino a Busto. Parliamo e lui mi invita ad andarlo a trovare a Tombolo, nel padovano, dove vive. Ci vado e lui mi porta a Bassano del Grappa, e lì mi presenta un castagnaio e sua moglie, poi allungando la strada, mi mostra una stupenda villa. “Vedi”, mi dice, “quella lì è sua”. Scattò la scintilla, e a 25 anni ho incominciato questo lavoro in piazza Carducci, angolo corso Matteotti. Adesso ne ho 58 e sono sempre qui».

Nella sua vita variopinta, Giuseppe è anche stato proprietario di una gelateria alla Schiranna, «ma l’ho chiusa poco prima che arrivasse il covid, e adesso faccio il giardiniere. Con le castagne incomincio a inizio ottobre e vado avanti fino a febbraio se le scorte tengono», spiega intanto che con un braccio monta le luci del banchetto e con l’altro dà una mescolata alle castagne già belle calde nel braciere. 

«Ogni settimana faccio scorta all’Ortofrutta di Milano, le castagne arrivano dal Piemonte ma anche dalla Toscana e da Viterbo. Cambia il gusto, quelle viterbesi sono le più dolci e appetitose, ormai ne conosco ogni segreto per la cottura, che di solito impiega una ventina di minuti. Alla fine le salo e le spruzzo con acqua. I misurini sono da 5, 7 e 10 euro, con 5 euro arrivano circa 20 pezzi, dipende dalla grandezza», racconta Giuseppe, che intanto parla con un paio di amici pensionati e si mette d’accordo per i “turni” al braciere.

«Qui aiutano tutti, intanto che vendo ci vuole qualcuno che “trusi” le castagne, ogni tanto mi dà una mano mia figlia Marielas, adottata dal Guatemala, laureata in Scienze mentali, mentre l’altra, Noemi, ha 17 anni e fa l’università».

Il braciere è alimentato con pezzi di legno da cassette della frutta e carbonella, le castagne scoppiettano e si aprono mostrando la polpa giallo oro. «Una volta erano il pane dei poveri, oggi dei ricchi, a vedere quello che costano», ribadisce Mantarro, che intanto chiacchiera con Papini, ex calciatore e habitué della piazza nella piazza.

Arrivano due fidanzatini, Andrea ed Emanuela, e scelgono la porzione da 7 euro: «Sono buonissime, e poi si fanno due chiacchiere volentieri», dice lui, mentre lei aggiunge: «Quest’anno ne stiamo facendo scorpacciate, mio padre ne ha raccolte un sacco e le mangiamo anche lessate con l’alloro».

Davanti al banchetto si forma una piccola fila di clienti, Giuseppe dà retta a tutti e sorride, e a un certo punto arriva un altro suo sodale, il gallerista Alberto Lavit, che ha negozio proprio a un passo. «Le castagne del “Pino” le compero soprattutto per mia moglie. Lei le sbuccia e le mette da parte per mangiarle al mattino a colazione con il latte. Ma alle volte do anch’io una mano a cuocerle, intanto che facciamo due parole».

Ecco i pensionati, sono le 16,30, il passeggio incomincia e pareri su politica, tempo, lavori stradali e donne - la prima passione del Giuseppe, apertamente dichiarata - si perdono tra una caldarrosta e l’altra, tenute belle al caldo sotto il sacco di iuta. «Noi diamo l’aria a tutti», dichiara il Giuseppe, ben conoscendo il potere gassogeno delle castagne a livello intestinale.

«Clienti famosi? Qui arriva un po’ di tutto, una volta si presentò Stam, gigantesco difensore del Milan, non passava sotto la tendina del banco, e poi Gattuso. Ma non venne a prendere le castagne, mandò un suo amico mentre lui se ne stava appoggiato a una colonna a osservare il passeggio. Molti calciatori vanno poi a comperare gli abiti da Baseblu là di fronte. Ad acquistare le caldarroste sono le famigliole, più spesso i mariti, e a volte le mogli dicono “no, no, non le mangio” e poi chiedono il bis». 

Giuseppe mi fa assaggiare le castagne, tre, numero portafortuna. Sono le “viterbesi”, belle calde e croccanti, riconciliano con la vita, e fanno pensare a un mestiere antico, riprodotto in figura anche nelle statuine del presepe. Frizzano i commenti della claque dai capelli grigi, e Giuseppe, che di capelli non ne ha nemmeno mezzo, conferma la sua passione per il gentil sesso con le ultime parole che mi arrivano mentre mi sto già incamminando verso casa: «Tra un po’ sarà l’ora delle trentenni, le mie preferite…».

Mario Chiodetti