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Opinioni | 15 ottobre 2023, 08:00

Altro che passato, nel nome di Giovanni Borghi si costruisce anche il futuro di Comerio

L'area ex Whirlpool, culla della Ignis dove tutto è nato, è stata acquistata dalla comeriese Fondazione Sacconaghi Borghi guidata da Fabio Tedeschi, nipote del cumenda. Adesso però è ora di guardare avanti come il grande imprenditore ci ha sempre insegnato a fare

Il cumenda Giovanni Borghi

Il cumenda Giovanni Borghi

Se c'è un esempio della indissolubilità di un rapporto tra un'azienda e il territorio in cui opera, tra un imprenditore e le persone che lavorano con lui, che va oltre il tempo e lo spazio è quello tra la Ignis, poi Whirlpool, il cumenda Giovanni Borghi, Comerio e la sua gente.

Un rapporto che nasce addirittura prima della fondazione della fabbrica di elettrodomestici, ha raggiunto l'apice del successo dei frigoriferi Ignis ed è proseguito anche con l'avvento prima degli olandesi della Philips e poi degli americani.

E persino ha tenuto duro anche dal 2016 a oggi, quando il sito di Comerio è rimasto chiuso apparentemente senza prospettive: siamo convinti che lo sguardo di Borghi da lassù non sia mai venuto meno nemmeno in questi anni di vuoto. Anzi ci immaginiamo il cumenda nel suo ufficio affacciato sul lago di Varese impegnato a trovare una soluzione, com'era abituato a fare anche davanti ai problemi più complessi.

E la soluzione è finalmente arrivata: dopo vari tentativi, trattative sfumate, fughe in avanti o indietro, il 12 ottobre ecco l'annuncio dell'acquisizione dell'area ex Whirlpool da parte della Fondazione Sacconaghi Borghi che gestisce la casa di riposo di Comerio (LEGGI QUI).

Un ritorno a casa, insomma, sia perché la Fondazione già dal nome si richiama alla famiglia Borghi e poi perché l'ente è guidato da Fabio Tedeschi già sindaco del paese, figlio di Emidia e nipote del cumenda. 

Il nome di Borghi è meglio di una garanzia e qualcosa decisamente più di un nome per Comerio, i comeriesi e in generale per il nostro territorio. È un legame indissolubile che mescola il saper fare tipico dei nostri imprenditori, l'impegno, il sacrificio e la voglia di costruire il futuro della gente che ci abita. 

Proprio quello di cui c'è bisogno nell'area ex Whirlpool, un futuro che evidentemente non può essere lo stesso che immaginava Giovanni Borghi 80 anni fa. Non ci sarà più l'industria, ma ci saranno i servizi socioassistenziali e sociosanitari: la vocazione del nostro territorio sta cambiando, è ora di prenderne atto e di non subire questo cambiamento. 

Ce lo ha insegnato proprio Giovanni Borghi: non guardare al passato ma avanti per giocare d'anticipo e vincere le sfide del mondo di oggi con quello stile del cumenda che ha fatto scuola, scrutando l'orizzonte dal suo ufficio sul lago.

Matteo Fontana

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