La Varese Nascosta - 19 agosto 2023, 08:00

LA VARESE NASCOSTA. 20 agosto 1911, rubata la Gioconda. La storia di Vincenzo Peruggia, il Lupin varesino

Sono passati 112 anni dal celebre furto avvenuto al Louvre di Parigi. Ripercorriamo l'incredibile storia dell'imbianchino di Dumenza che sollevò un caso internazionale tra patriottismo e misteri

Torna l'appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l'associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda.

Oggi con La Varese Nascosta ricordiamo l'incredibile furto della Gioconda che nel 1911 fu trafugata da Parigi da Vincenzo Peruggia, imbianchino di Dumenza.

Nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1911 il capolavoro di Leonardo veniva rubato dalle pareti del Louvre. Le autorità francesi sospettarono l'Impero Tedesco, il poeta Apollinaire e Pablo Picasso. Ma a compiere il furto del secolo era stato un imbianchino di Dumenza, che riteneva erroneamente che Monna Lisa fosse stata trafugata da Napoleone.

UN GIORNALE D'EPOCA.

DUMENZA (VARESE) Era la notte del 20 agosto 1911 quando l'italiano Vincenzo Peruggia, decoratore e imbianchino, rubò la Gioconda di Leonardo dal Louvre. Originario di Dumenza, un paese del nord della provincia di Varese, ed emigrato in Francia giovanissimo, Peruggia aveva lavorato al Louvre e partecipato ai lavori per la sistemazione della teca di vetro dove era custodito il dipinto: conosceva quindi benissimo il luogo e le abitudini del personale.

IN CAMERA DI NAPOLEONE.

Peruggia aveva compiuto il furto per regalare la Gioconda all'Italia: riteneva, sbagliando, che l'opera fosse stata rubata durante le spoliazioni napoleoniche. In realtà fu proprio Leonardo a portarla con sè in Francia, nel 1516, vendendola poi al re di Francia Francesco I. Più tardi il dipinto fu trasferito a Versailles su richiesta di Luigi XIV e dopo la Rivoluzione francese giunse al Louvre. Ne uscì per approdare nella camera da letto di Napoleone Bonaparte che lo volle tenere lì per qualche tempo fino a quando fece ritorno al museo parigino.
   

IL FURTO CLAMOROSO.

Era la prima volta che un dipinto veniva rubato da un museo, per di più dell'importanza del Louvre. Uno smacco cui seguì un'attività investigativa di due anni, non proprio brillante, e che trasformò il capolavoro di Leonardo da Vinci in una vera e propria leggenda. Quella domenica notte precedeva il giorno di chiusura e Peruggia era nel ripostiglio in attesa che arrivassero le 7 del mattino quando, allentatasi la sorveglianza, tolse il dipinto dalla cornice e se lo infilò sotto il cappotto. Era stato lui stesso a inserirlo nella teca tempo prima e sapeva come agire. Oltretutto, le uniche misure di sicurezza allora consistevano nell'addestramento delle guardie al judo. Poi si diresse verso l'uscita e fu su Rue de Rivoli, dove prese il tram sbagliato, prima di optare per un taxi.
 

I SOSPETTI SU APOLLINAIRE E PICASSO.

Il primo sospettato fu il poeta francese Guillaume Apollinaire, che aveva dichiarato di voler distruggere i capolavori di tutti i musei per fare posto all'arte nuova. Ma il suo arresto aveva come unica prova la testimonianza, falsa, dell'amante Honorè Geri Pieret che lo accusò di aver ricettato statuette antiche rubate dal museo. Venne interrogato anche Pablo Picasso ma anche lui fu poi rilasciato.

...E SULL'IMPERO TEDESCO.

Quindi si ventilò l'ipotesi che si trattasse di un furto di Stato ad opera dell'Impero tedesco, nemico della Francia. Man mano che il tempo passava la speranza andava scemando.: il furto dal Louvre rappresentava un'assoluta novità, e le ricerche proseguivano con lentezza e difficoltà. Per coprire la parete vuota, il museo decise così di sostituire la Gioconda con il Ritratto di Baldassarre Castiglione di Raffaello. 

LETTERA FIRMATA LEONARDO.

Peruggia si recò a Firenze per rivendere l'opera all'antiquario Alfredo Geri, che ricevette una strana lettera firmata "Leonardo" in cui vi era scritto: "Il quadro è nelle mie mani, appartiene all'Italia perché Leonardo è italiano". La missiva era accompagnata poi dalla richiesta di 500.000 lire in cambio dell'opera. Fu così che, incuriosito, Geri fissò un appuntamento nella sua stanza dell'Hotel Tripoli, accompagnato dal direttore degli Uffizi Giovanni Poggi. Era l'11 dicembre 1913. I due si accorsero che l'opera era originale e se la fecero consegnare per "verificarne l'autenticità". 

L'ARRESTO, IL PROCESSO E IL "PERUGGISMO".

Nell'attesa il Peruggia se ne andò a serenamente a zonzo, ma poco dopo venne individuato e arrestato. Processato, fu definito "mentalmente minorato" e venne condannato a un anno e quindici giorni di prigione, poi ridotti a sette mesi e quindici giorni. La sua difesa si basò sul patriottismo e suscitò anche qualche simpatia. Si parlò persino di "peruggismo". Approfittando del clima amichevole che allora regnava nei rapporti tra Italia e Francia, il dipinto ormai ritrovato venne esibito in tutta la penisola: prima agli Uffizi di Firenze, poi all'ambasciata di Francia di Palazzo Farnese a Roma, infine alla Galleria Borghese. La Gioconda arrivò in Francia a Modane, su un vagone speciale delle Ferrovie italiane, accolta in pompa magna dalle autorità d'Oltralpe, per poi giungere a Parigi dove, nel Salon Carré, l'attendevano il Presidente della Repubblica francese, Raymond Poincarè, e tutto il Governo. 


(da La Varese Nascosta)

da La Varese Nascosta