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Busto Arsizio | 30 giugno 2023, 08:00

LA STORIA. Don Giorgio, dall'avvento del Concilio ai 28 anni a Sant'Edoardo: «Prete contento di essere prete»

Sabato primo luglio la parrocchia di Busto Arsizio festeggia i 60 anni di sacerdozio di don Zordan: «Nel mio servizio, rivolto soprattutto agli anziani e ammalati, mi ha spesso impressionato la trasparenza di fede»

LA STORIA. Don Giorgio, dall'avvento del Concilio ai 28 anni a Sant'Edoardo: «Prete contento di essere prete»

Prete da sessant'anni e di questi quasi la metà trascorsi a Busto Arsizio, nella parrocchia di Sant'Edoardo. Don Giorgio Zordan si accinge a vivere un sabato speciale, per la festa a lui dedicata in occasione dei 60 anni di sacerdozio. Ma il prete ha già offerto un dono ai parrocchiani: il suo bellissimo messaggio. Il primo luglio verrà celebrata una messa solenne e alle ore 18.30 e al termine sarà offerto un apericena a tutti i presenti nel cortile o nel salone di viale Alfieri 14, in caso di pioggia.

È stato ordinato sacerdote nel '63, il 28 giugno, da monsignor Colombo nel Duomo di Milano. Difficile non accostare a quest'immagine, la recente ordinazione di don Marco Zambon di Santa Croce, ormai un tutt'uno con Sant'Edoardo: la loro foto insieme durante il pellegrinaggio dello scorso maggio al Sacro Monte di Varese dice tutto. 

«Prete contento di essere prete» si definisce nello scritto che ha affidato a Sant'Edoardo, figura preziosa e soprattutto impegnata per gli anziani e i malati: «Nel mio servizio  mi ha spesso impressionato la trasparenza di fede».

Il suo messaggio è una benedizione di fede e storia. Il cardinale Montini per poco non lo ordinò sacerdote perché nel frattempo divenne pontefice. Ma don Giorgio ha vissuto quelli che definisce gli «anni benedetti del Concilio».

E spiega: «Era iniziato da pochi mesi quando ricevetti l'Ordinazione presbiterale dal cardinal Colombo. Il cardinale Montini, allora Arcivescovo di Milano, fino al 21 giugno 1963 quando divenne Papa, ogni mese spediva alla Diocesi un messaggio per mettere al corrente gli ambrosiani circa il lavoro che a Roma si svolgeva. Noi, preti novelli, abbiamo vissuto il Concilio possiamo dire in diretta dall'ottobre 1962 all'8 dicembre 1965, con gioia ed entusiasmo. C'era un'aspettativa incredibile. Speravamo che tutto si rinnovasse, che venisse davvero una nuova Pentecoste. Si pensava di trovare nuovamente l'unione tra la Chiesa e le forze migliori del mondo per aprire un futuro di speranza all'umanità, per iniziare un vero progresso. Le intenzioni dei Padri Conciliari erano: la ripresa della Liturgia, l'ecclesiologia, la Rivelazione, l'ecumenismo, il Mistero pasquale come centro della vita cristiana...»·.

Tanti i grazie che formula don Giorgio: «Per il dono della salute, per il bene ricevuto dalle tante persone incontrate. Chiedo perdono se non ho compreso o trattato male qualcuno... Per i tanti preti che il Signore ha messo sul mio cammino, che mi hanno edificato... Ricordo il mio parroco che mi ha condotto all'altare, don Cesare, assistente dell'oratorio da me frequentato, al quale devo la mia vocazione, il cardinal Saldarini, docente di Sacra Scrittura e caro amico».  Ma poi la memoria del cardinale Montini, quindi «il cardinale Martini che ho seguito da vicino per gran parte del suo prezioso ministero».

L'ultimo grazie non può che essere rivolto alla comunità di Sant'Edoardo, 28 anni condivisi: «Il Signore ci benedica tutti, in modo speciale don Antonio, nostro parroco e don Gabriele con i quali spero di poter lavorare ancora tanti anni: li ringrazio di cuore per la loro fraterna amicizia che ci aiuta a pregare e a lavorare insieme». 

Marilena Lualdi

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