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Gallarate | 09 giugno 2023, 12:25

«Prossima fermata Busto». Il Pd interviene dopo la manifestazione in sostegno al Sant’Antonio Abate

Il consigliere comunale Pignataro, ieri tra i manifestanti che hanno raggiunto l’ospedale di Gallarate, condivide diverse considerazioni sull’iniziativa delle associazioni. Guarda oltre, tra politica, prospettive per i nosocomi esistenti, rapporti con la Regione, e lancia un monito ai vicini di casa bustocchi

La manifestazione dell'8 giugno in via Pastori, davanti all'ingresso del Sant'Antonio Abate

La manifestazione dell'8 giugno in via Pastori, davanti all'ingresso del Sant'Antonio Abate

Giovanni Pignataro non perde tempo. All’indomani della manifestazione che ha portato migliaia di persone a stringersi intorno al Sant’Antonio Abate, a illuminarlo con i telefonini per chiedere il mantenimento dei servizi sul territorio e per incoraggiare il personale, l’esponente del Partito Democratico tiene a mettere in fila una serie di riflessioni. Sulla recente iniziativa, segnata da un successo andato oltre le aspettative. Sulla politica, soprattutto ma non esclusivamente locale. Sulle prospettive per la sanità nel sud della Provincia di Varese, ambito per il quale chiede verità e concretezza. Il tutto, fra l’altro, con lo sguardo rivolto al Consiglio comunale di lunedì 12 giugno. Perché, nell’aula di palazzo Broletto, di sanità e salute si tornerà a parlare.

La manifestazione

 «La riuscita di “Riaccendiamo il nostro ospedale” – esordisce Pignataro – è stata chiarissima. Personalmente ho notato una trasversalità rara: c’erano persone provenienti dalla “Gallarate bene” e inquilini delle case popolari. Di fronte a una simile mobilitazione, cade qualunque sospetto sulla demagogia o sull’enfasi posta su falsi problemi che avrebbero potuto caratterizzare l’iniziativa». E se la manifestazione ha mantenuto la promessa di evitare simboli che la connotassero in qualunque modo, l’esponente dem non rinuncia a una stoccata: «L’assenza di Lega e Fratelli d’Italia denota fedeltà politica, al livello regionale,  preferita all’ascolto. Magari di persone colpite da patologie progressive e invalidanti che chiedono di non doversi spostare, per le proprie cure, fino a Milano, a Brescia o a Cremona».

Le toppe

«I cittadini che sono intervenuti ieri – prosegue Pignataro – sapevano della recente visita di Guido Bertolaso e delle rassicurazioni portate in città. Ma si sono presentati lo stesso. Del resto, l’assessore al Welfare, presentato un po’ come se fosse un santo patrono da Fdi, parlando del “salvataggio” della Cardiologia a Gallarate ha ammesso che si tratta di una soluzione tampone. Tale è, per forza, il ricorso ai medici di una cooperativa i quali, fra l’altro, percepiscono compensi di gran lunga superiori a quelli dei colleghi in “servizio regolare”. Non è un buon modo per convincere i secondi a rimanere».

Il Consiglio

Come noto, le polemiche sull’assemblea civica si sono sprecate. Perché la discussione su una mozione delle minoranze a tema ospedale, in fondo all’ordine del giorno dell’ultima riunione, è stata rinviata. E perché Fratelli d’Italia, dopo la richiesta di un nuovo Consiglio, e alla luce dell’approdo in città di Bertolaso, ha chiesto alle opposizioni un passo indietro. «Non lo facciamo – chiarisce il consigliere di centrosinistra – perché bisogna provare a percorrere ogni strada. Peraltro, l’intero Consiglio, a novembre, ha votato una mozione pressoché identica che, in sostanza, non ha avuto seguito. Ovviamente, visti gli sviluppi, emenderemo il testo». E la mozione di Luigi Galluppi (Centro Popolare – Popolo della famiglia – Rinascita della Dc)? «Nella parte pratica è più timida della nostra. Ma l’impianto generale è condivisibile».

Verità e fatti per l'ospedale unico

«Gli accordi di programma possono essere votati – ammonisce ancora Pignataro – ma se non si chiariscono questioni fondamentali, come viabilità e risorse, rischiano di essere carta straccia. La Regione deve dire una volta per tutte ciò che può davvero essere fatto. Ma proprio in occasione dell’ultima visita di Bertolaso è risultato piuttosto evidente che l’ospedale unico è finito in secondo piano».

Busto/Gallarate

Chi vusa püsé la vaca l’è sua”, la vacca è di chi grida più forte. È il detto cui avrebbe fatto ricorso il sindaco di Busto, Emanuele Antonelli, per bollare l'azione sul fronte ospedali da parte di Gallarate, fronte meritevole di altro approccio. «Ma forse – incalza il consigliere gallaratese - non si è capito un aspetto fondamentale della situazione. Se l’ospedale di Gallarate cede, quello di Busto non ne esce rafforzato, al contrario. Dovrebbe affrontare i vuoti del Sant’Antonio Abate. E Busto già vive dinamiche negative, meno gravi ma simili a quelle del “vicino di casa”. Si produrrebbe il classico effetto domino. Prossima fermata Busto, verrebbe da dire. E parliamo del sud della Provincia di Varese, la zona più popolata. La verità è che per questo territorio occorrono, dalla Regione, misure straordinarie, chiare, a medio e lungo termine».

Stefano Tosi

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