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Calcio | 28 maggio 2023, 09:38

Nella vita e nel calcio ci sono i perdenti e poi ci sono i vincenti. Come Disabato e Sannino

Ci sono cose che solo persone di calcio e veri varesini possono capire. Ci sono uomini di parola. E che, soprattutto, si fanno voler bene. Chi vede Donato Disabato e Beppe Sannino con una coppa tra le mani come quella del campionato vinto con i ticinesi del Paradiso, è felice per loro. Perché sa che l'hanno conquistata sul campo. Con sacrificio, bravura e coraggio. Non basta metterli a correre sulla riga laterale del campo o appiccicare etichette dopo i cambi di panchina per cambiare la realtà

Donato Disabato con la coppa del campionato vinto con i ticinesi del Paradiso e, sotto nella gallery, insieme agli amici di sempre, a Sannino e al papà

Donato Disabato con la coppa del campionato vinto con i ticinesi del Paradiso e, sotto nella gallery, insieme agli amici di sempre, a Sannino e al papà

Ci sono cose che solo persone di calcio e veri varesini possono capire. Ci sono uomini di parola. Ci sono capitani e allenatori vincenti che rimangono tali anche fuori dal campo e che, anche quando non indosseranno più la fascia o non andranno più in panchina, resteranno tali. E che, soprattutto, si fanno voler bene - dote sempre più rara a queste latitudini - di un bene che proviamo a spiegare così: chi vede Donato Disabato con una coppa tra le mani, qualunque sia il campionato in cui l'ha vinta, è felice per lui. Perché sa che ogni campionato vinto costa fatica, sudore, abnegazione, sacrificio. Perché sa che se l'è meritata sul campo, in allenamento e in partita.

Allo stesso modo, chi vede Sannino ancora commuoversi e dire "grazie" ai suoi ragazzi o essere eletto migliore allenatore della stagione anche dai colleghi di tutta la Svizzera - altra cosa rara - e non solo del Ticino, è contento per lui. Non si pone domande, non esistono "ma" o "se". Anzi, nella vita può essere altrettanto bello - o addirittura più difficile - rimettersi in gioco e vincere un campionato oltre confine che essere promossi in serie B o allenare in serie A. Perché ci vuole coraggio. Ci vuole bravura. Ci vuole professionalità. Ci vuole passione. Ci vuole orgoglio. Ci vuole tutto ciò che, radunato in quattro parole, si chiama amore per il calcio. A ogni latitudine e oltre ogni confine: perfino in Paradiso.

Se il tuo cuore, di fronte a Disabato e Sannino in queste immagini della festa promozione con il Paradiso, batte più forte, come accadeva quando li mettevano a correre per punizione sulla riga laterale del campo o quando appiccicavano etichette dopo ogni cambio di panchina, significa che sei ancora capace di mettere le persone davanti a tutto. Non puoi tradirle, quelle persone. Perché loro non ti tradirebbero mai. Noi, e tanti come noi, ne sono ancora capaci. E sanno cos'è la gratitudine.


Andrea Confalonieri


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