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Basket | 27 maggio 2023, 12:09

«La partita sarà l’ultima cosa: saremo esempio di sostenibilità e di sport-business»

Luis Scola parla a un workshop organizzato da Pallacanestro Varese in Camera di Commercio: «In Italia ho percepito subito la cultura del “prendere un giocatore”, ma questo non è sostenibile nel tempo. Partiamo da settore giovanile e impiantistica: il palazzetto non dovrà essere vissuto solo nei quaranta minuti della partita». Prima uscita anche per il nuovo vicepresidente Paolo Perego: «Messo insieme un team interessante, ci sarà un approccio ancora più professionale con i nostri sponsor». Intervenuti anche Giuseppe Marotta e Paolo Monguzzi

«La partita sarà l’ultima cosa: saremo esempio di sostenibilità e di sport-business»

«In Italia ho percepito subito una cultura del “prendere un giocatore”, ma questo sistema non è sostenibile nel tempo». Anche così è stato affrontato da Luis Scola il concetto di sostenibilità economica delle società sportive, al convegno tenutosi stamattina presso al Camera di Commercio di Varese.

L’amministratore delegato di Pallacanestro Varese è stato solo il primo dei quattro relatori di alto profilo che sono intervenuti nel corso dell’incontro. Oltre all’argentino ha parlato Giuseppe Marotta, dirigente varesino a capo della sportiva dell’Inter; Paolo Monguzzi, capo delle revenue dello Juventus Stadium; e Paolo Perego, alla prima uscita da vicepresidente della Openjobmetis.

Dopo i saluti del padrone di casa Mauro Temperelli, segretario generale di Camera di Commercio, Luis Scola ha aperto gli interventi dei relatori.

Sostenibilità, una parola «di cui si parla tantissimo in Pallacanestro Varese» afferma Luis Scola. «Una delle cose che mi ha colpito da quando sono in Italia è stato questo: ho percepito subito una forte cultura del “prendere un giocatore”, ma questo sistema non è sostenibile nel tempo. Questo è un problema, e quindi un’opportunità. Pensiamo alle società fallite negli ultimi quindici anni, quasi una all’anno in media. È una dimostrazione che questo sistema non è sostenibile nel tempo».

«Pallacanestro Varese non è ancora sostenibile, ma vuole esserlo e vuole essere un esempio di sport-business in Italia, magari in un futuro non tanto lontano. Sostenibilità è una delle parole più importanti per noi, tutto quello che facciamo dobbiamo essere capaci di rifarlo l’anno prossimo».

E come si può creare un modello di questo tipo? Senza perdere di mira i risultati sportivi? «Alla base c’è la squadra, che per noi è il settore giovanile. Non è esagerato pensarlo di mille ragazzi, magari con abbonamenti per le famiglie compresi nelle quote del settore giovanile. Questo crea appartenenza, una cosa che dura negli anni poi, si diventa non solo tifosi ma parte del movimento. Quest’anno abbiamo avuto circa quattrocento ragazzi, ma l’anno prossimo vorremmo arrivare già a settecento».

Fino ad arrivare all’importanza dell’impiantistica, di cui Scola porta l’esempio di Houston, prima città in cui ha giocato a livello NBA: «Tutte le settimane c’era evento, e quindi molto traffico dentro e fuori dal palazzetto. La pallacanestro da sola non era abbastanza. È un modello più avanzato e sostenibile. Vogliamo avere un impianto con eventi e show-business, che sia un riferimento sociale, che non sia vissuto solo domenica nel sedersi per vedersi quaranta minuti pallacanestro e andare via, ma che ci siano negozi, ristoranti. Così si crea una risorsa che avrai sempre, che vinci o che perdi».

Il nuovo vicepresidente di Pallacanestro Varese, Paolo Perego (leggi QUI), ha parlato di return of investment,  e delle sue esperienze come manager di Martini, marchio con cui ha sponsorizzato la Williams nel campionato di Formula 1 e l’arena di Miami, casa degli Heat della NBA: «Permangono oggi due tipi di sponsor: quelli che lo fanno per passione, importantissimi in società medio/piccole. È l’esempio del Consorzio, i cui membri non hanno grandi aspettative di ritorno, ma se li metti tutti insieme rappresentano una parte importante. Poi ci sono gli sponsor che fanno parte di multinazionali, li si entra in una dinamica diversa: gli azionisti investono x milioni di euro e ci sono dei prerequisiti che devi portare sul tavolo, tra i quali i ritorni previsti. Non basta per uno sponsor mettere solo un logo da qualche parte e sperare che dia un ritorno adeguato. L’esperienza che viene offerta è estremamente importante».

E sulla relazione tra Openjobmetis con Pallacanestro Varese: «È un bellissimo esempio di equilibrio di sponsor a realtà locale con un marchio internazionale. Quest’anno abbiamo approcciato la cosa in maniera diversa, per esempio abbiamo rivisto la posizione del logo per dargli maggiore visibilità, e questo darà un ritorno maggiore. Luis ha messo insieme un team interessante, e ci sarà un approccio ancora più professionale nel trattare i nostri sponsor».

«Una squadra non è vincente se non ha alle spalle una squadra vincente - le parole invece di Beppe Marotta - Per il nuovo stadio siamo in un momento di stallo, ci sono impedimenti oggettivi che non fanno prevedere un futuro roseo. L’azionariato popolare per farlo funzionare ci vuole un manager con delega forte, altrimenti sono troppe persone a voler dire la loro».

«Palazzetto o stadio è la stessa cosa, devono essere una piccola città - afferma invece Monguzzi - La Juventus, purtroppo, è più avanti degli altri sugli stadi, e dico purtroppo perché la concorrenza aiuta a crescere. Sostenibilità non vuol dire non essere vincente, ma alzare l’ambizione. Nel mio lavoro ambizione vuol dire portare una persona in più allo stadio anche nei gironi di non gara o fare un evento in più. Un evento al giorno è necessario. Il potenziale di aggregazione di uno stadio è enorme. Sarebbe bello poi creare un luogo in cui i tifosi possono guardare la partita in trasferta, una sorta di club house».

Lorenzo D'Angelo


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