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Busto Arsizio | 24 maggio 2023, 13:27

IL DIBATTITO. «Serve un cambio culturale per non affossare la parte buona del calcio giovanile»

La riflessione di Emanuele Gambertoglio, vicepresidente dell'Academy Pro Patria, dopo il brutto episodio nel Cremonese con la lite tra mamma e nonna: «La crescita nel gioco e nel comportamento del proprio figlio in un gruppo è decisamente più importante del primeggiare a un torneo»

Emanuele Gambertoglio - foto d'archivio

Emanuele Gambertoglio - foto d'archivio

Troppi episodi inqualificabili sui campi del calcio giovanile. Serve un cambiamento drastico. Come si sta provando a seminare, anche a Busto, ma è necessario che le famiglie - e non solo - ne colgano l'importanza.

A parlare è Emanuele Gambertoglio, vicepresidente dell'Academy Pro Patria. I media hanno dato spazio a un altro episodio triste recentemente, in provincia di Cremona: il match dei Pulcini, nati nel 2013, tra Soresinese e Ripaltese, nell’ambito del torneo promosso dalla Pianenghese, vede la situazione degenerare con una mamma e una nonna che litigano e l'intervento delle forze dell'ordine. Ma purtroppo chi frequenta i campi del calcio giovanile può cogliere tanti atteggiamenti sportivi, come pure comportamenti che degenerano.

Gambertoglio ha riflettuto così sui social: «È necessario un cambio culturale, altrimenti il calcio giovanile sarà sempre più allo sbando! Purtroppo genitori invasati, non capiscono che la crescita nel gioco e nel comportamento del proprio figlio in un gruppo, è decisamente più importante del primeggiare a un torneo.  Questo vale per tutti, allenatori compresi... Urge un intervento drastico, per non affossare la parte buona del calcio giovanile».

Fondamentale è capire cosa significhi, quale occasione preziosa rappresenti il calcio, come lo sport in generale per il bambino. Ci ribadisce Gambertoglio: «Il fine delle scuole calcio deve essere la crescita sia individuale sia quella nello stare in gruppo dei bambini(condivisione dello spogliatoio, rispetto reciproco, amicizia, lealtà sportiva, ecc) non andare a vincere, con tutti i mezzi, il torneo della salamella. Questo devono capirlo anche gli allenatori, che devono prima essere educatori e poi allenatori».

Ma. Lu.

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