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Salute | 21 maggio 2023, 18:16

VIDEO. Chirurgia vascolare: vene varicose e capillari, come trattarli?

La dottoressa Stefania Belletti ha spiegato tutti gli interventi mininvasivi per trattare queste patologie, presenti all’Istituto Clinico San Carlo

La dottoressa Stefania Belletti

La dottoressa Stefania Belletti

Vene varicose e capillari, sono spesso un problema. Per questo la dottoressa Stefania Belletti, medico chirurgo vascolare all’Istituto Clinico San Carlo di Busto Arsizio, ha spiegato come possono essere trattati.

Partendo da una distinzione: «Un chirurgo vascolare, nell’ospedale, si occupa di trattare patologie come gli aneurismi, le carotidi, le patologie degli arti inferiori. Ma io qui in qualità di angiologo, all’Istituto Clinico San Carlo, mi occupo prevalentemente di vene varicose».

E su questo ha sottolineato: «La nostra attenzione è fare degli interventi mininvasivi per la paziente, questo perché porta a una soluzione più rapida del dolore post-operatorio e il paziente può tornare alla sua attività quotidiana in pochissimo tempo».

«Una volta si toglievano le safene a tutti i pazienti con patologia varicosa, attualmente, dopo uno studio ecografico specifico della patologia, si va a identificare qual è il problema, se si riesce la safena non viene tolta, ma si vanno a trattare solo le vene varicose ammalate. Quindi con un intervento che può essere fatto tranquillamente in anestesia locale, senza anestesia spinale o generale, la paziente entra, un’ora dopo va a casa con un bendaggio che io applico e che la paziente stessa rimuove 3 giorni dopo, tornando a una vita quotidiana rapida senza dolore» ha spiegato la dottoressa Belletti.

Questo tipo di trattamento avviene con una procedura molto semplice: «La paziente viene messa in piedi si fa lo studio ecografico sul momento, o poco prima, dell’intervento, si disegna con un pennarello dermografico la vena, perché quando la paziente si sdraia la vena si svuota e non si vede più. Poi io procedo con dei piccoli ponfi di anestetico locale: lungo il decorso della vena si fanno queste piccole infiltrazioni, si aspettano 5 minuti, la cute in superficie a quel punto si è completamente anestetizzata e possiamo intervenire con piccoli forellini. Attraverso questi entro con un piccolissimo uncinetto e riesco a prendere la vena ed estrarla dalla gamba. La paziente non avverte nessun fastidio e soprattutto non do punti di sutura».

Questo agevola il paziente perché «il punto dà fastidio, fa male, il decorso diventa un po’ più impegnativo - continua - Se riesco non metto punti, quindi il risultato estetico sarà ottimale, a distanza di tre mesi non si intravede neanche il punto in cui io ho inciso la pelle ma anche la riduzione del dolore post-operatorio».

Per quanto riguarda i capillari si può intervenire, con due diversi metodi per quelli delle gambe: «Possiamo fare la seduta di scleroterapia, che consiste nell’introduzione nel ramo capillare di una sostanza che è in grado di dare un’infiammazione transitoria di quel distretto e porta poi all’occlusione di questi capillari che non saranno più visibili ad occhio nudo. Oppure possiamo intervenire in maniera più innovativa con i nostri laser, che qui al San Carlo abbiamo».

Laser che possono essere utilizzati anche per trattare i capillari del viso: «Con questa sonda specifica che è in grado di leggere il colore rosso all’interno del capillare e di occluderlo in maniera termica. Cioè, non usiamo più una sostanza che viene iniettata all’interno del vaso, ma crea una coagulazione del vaso senza pungere la pelle».

Un metodo che viene prediletto dai pazienti che soffrono di agofobia, ma: «Io personalmente preferisco trattare prima il paziente con la scleroterapia per i capillari più grandi e poi ricorrere al laser per una rifinitura finale, però si può intervenire in prima istanza solo per il laser».


In entrambi i casi sono necessarie più sedute: «Solitamente il paziente viene visto ogni 40 giorni per 4/5 mesi consecutivi e nell’arco di 5/6 mesi si ha un ottimo risultato. Poi consiglio a tutti i pazienti di tornare a fare una o due sedute di mantenimento per tutta la vita. Consiglio, inoltre, le calze elastiche da usare nella vita quotidiana fino al periodo estivo, quando si sospende l’uso delle calze elastiche, quindi intorno al mese di maggio, do a tutti i pazienti una terapia per bocca, integratori naturali, che si prendono fino al mese di agosto. Questo garantisce per il paziente anche un ausilio domiciliare, per l’ottimo risultato che vogliamo ottenere».

Ma ci sono anche dei macchinari preventivi e che possono essere utilizzati nel corso di trattamenti per evitare il ritorno rapido di questi inestetismi, come la: «Carbossiterapia, che al San Carlo facciamo giornalmente, anche come ausilio di trattamento di questi pazienti che seguono questo percorso vascolare».

La dottoressa ha continuato spiegando: «È un macchinario che ci consente di introdurre, in maniera indolore tramite un aghino, dell’anidride carbonica sottocutanea. Questa anidride carbolica satura il tessuto e per un effetto, chiamato effetto Bohr, l’ossigeno presente nell’emoglobina viene ceduto in maniera massiva ai tessuti. Quindi abbiamo un’iperossigenazione cutanea che è in grado di creare una riabilitazione del microcircolo». Portando a «un miglioramento della patologia della fragilità capillare, a un miglioramento della tensione cutanea e a una riduzione della cellulite che è sempre indicativa di una stasi venosa: ha più cellulite chi ha più stasi venosa - conclude - La carbossiterapia è un trattamento di mantenimento a 360° che, quindi, io consiglio a tutte le pazienti».

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Michela Scandroglio

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