| 09 maggio 2023, 15:00

I bias cognitivi: conoscerli per riconoscerli

Meccanismi automatici del cervello, costruiti nel corso dell’evoluzione umana come risposta agli stimoli esterni, influenzano le nostre scelte. Anche nei campi del risparmio e degli investimenti

I bias cognitivi: conoscerli per riconoscerli

Iniziamo oggi un viaggio in un tema di particolare interesse, che riguarda il funzionamento del pensiero umano e di come influenzi le nostre decisioni. Nella vita di tutti i giorni e, anche, nei campi cui siamo soliti rivolgere le nostre attenzioni in questo spazio: quelli relativi al risparmio e all’investimento. Ci riferiamo ai bias cognitivi. 

BIAS COGNITIVI: COSA SONO?

Per inquadrare, partiamo dalla definizione (fonte Wikipedia): «I bias cognitivi sono forme di comportamento mentale evoluto: alcuni rappresentano forme di adattamento, in quanto portano ad azioni più efficaci in determinati contesti, o permettono di prendere decisioni più velocemente quando maggiormente necessario; altri invece derivano dalla mancanza di meccanismi mentali adeguati, o dalla errata applicazione di un meccanismo altrimenti positivo in altre circostanze». 

I bias cognitivi, dunque, sono risposte automatiche e innate del nostro cervello. La radice affonda nella storia del genere umano. Il cervello, infatti, ha costruito durante la sua evoluzione delle risposte agli stimoli esterni necessarie per la sopravvivenza. Pensiamo alle situazioni in cui riconosciamo delle immagini anche dove non ci sono (per esempio nelle nuvole, o in un’ombra…): il punto di partenza è da collocare in decine di migliaia di anni fa quando l’uomo primitivo, scorgendo una sagoma nel sottobosco durante la caccia, doveva rispondere velocemente al quesito “pericoloso / non pericoloso”, così da agire nel caso in cui si trovasse a tiro di un predatore e, dunque, in pericolo di morte. Un semplice esempio e ne potremmo fare altri che, a loro volta, affondano in questo tempo così remoto: perché in gruppo ci si sente più forti? Anche qui, è facile collegare come per gli uomini primitivi essere insieme ad altri simili aumentasse la sicurezza verso i pericoli esterni. 

Tirando le fila, quindi, il cervello umano è il risultato di migliaia di anni di evoluzione e, al primo posto, c’è sempre stato anzitutto il sopravvivere: così ha creato delle “scorciatoie” per rispondere più velocemente, e in maniera automatica, a determinati stimoli.

QUANDO IL BIAS DIVENTA INEFFICIENZA

Il mondo di oggi, però, presenta un quadro chiaramente diverso: il problema della sopravvivenza non è infatti più in cima alle necessità. Non solo, perché sono anche cresciuti esponenzialmente gli stimoli a cui siamo sottoposti, in quello che spesso viene definito come un vero e proprio bombardamento. 

È in questo contesto che i bias cognitivi possono diventare inefficienze, poiché sulla base della loro “natura” rispondono in maniera errata a determinati stimoli. Una tema molto interessante per chi studia scienze sociali ma, soprattutto, dei “malfunzionamenti” da conoscere per chi si occupa di gestione aziendale, di marketing e - questo il caso che interessa a noi - di finanza. 

Il perché è presto detto: i mercati, se pensiamo all’arco dell’evoluzione umana, sono avvenimenti recentissimi; potremmo dire che la finanza moderna ha al massimo qualche centinaio di anni. 

Fatte queste premesse, il problema è svelato: questi “percorsi mentali errati” influenzano le nostre scelte, facendoci prendere decisioni errate o comunque ostacolando un percorso virtuoso. 

Nei prossimi articoli, andremo ad approfondire alcuni bias che sono di particolare importanza per i temi che qui trattiamo, il risparmio e l’investimento. Conoscendoli, potremo riconoscerli. E così affrontarli nella maniera corretta. 

a cura di Jacopo Piol

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Mi chiamo Jacopo Piol, varesino di nascita ma internazionale per vocazione. La passione per la finanza mi ha condotto in tutta Europa, dove ho affinato le mie conoscenze e costruito la laurea in Economia. Oggi ho 40 anni, sono un papà e la famiglia è il mio primo pensiero, nella vita e nel lavoro. I miei clienti hanno attività, sono liberi professionisti, sono padri e madri. Il mio compito è occuparmi del loro benessere; per farlo ascolto, conosco, poi agisco: a guidarmi è la responsabilità. Il segreto è avere un piano, un obiettivo: ecco perché il mio motto è #joinplanning, unisciti a pianificare.

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