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Varese | 13 aprile 2023, 09:04

"Draghi e laghi", ecco a voi leggende e miti del Varesotto: dalle bevande miracolose alla "falce" di Laveno e agli scheletri del mostro al Sacro Monte

Pietro Macchione ha racchiuso in un libro 48 “storie come racconti” che racchiudono, tra fantasia e realtà, "visioni" e fatti tramandati per generazioni. Dalla guerra degli amari miracolosi per la salute al ragazzo coraggioso che a Breno uccise un drago o, forse, un coccodrillo...

"Draghi e laghi", ecco a voi leggende e miti del Varesotto: dalle bevande miracolose alla "falce" di Laveno e agli scheletri del mostro al Sacro Monte

È un amore d’altri tempi quello che Pietro Macchione manifesta per la nostra terra, un sentimento che appare nella sua attività di editore ma anche, e soprattutto, negli scritti, caratterizzati dalla precisione dello storico e da una prosa sciolta e piacevole che induce al ricordo senza gravarlo di troppa nostalgia. Per i suoi tipi, Macchione ha da poco pubblicato una interessante “antologia” di 48 “storie come racconti”, in cui narra al lettore leggende e fatti reali accaduti nel Varesotto nel corso dei secoli, un po’ come fece Costanzo Ranci con “La sponda magra”, raccolta di leggende del lago Maggiore uscita nel 1931.

“Draghi e laghi” (Macchione editore, pp. 270, euro 20), è il titolo del libro che accoglie le storie del territorio insubrico, «le leggende, le visioni e i miti che si sono radicati nel nostro animo al punto che li riteniamo possibili tutte le volte in cui la logica e la scienza non ci soddisfano», scrive l’autore nella quarta di copertina. «I draghi, dunque! Ecco le creature mitologiche che più di tutte le altre hanno segnato in ogni epoca le vicende di questi territori. (…) Sono evocati negli ex voto e nelle cappelle poste ai crocicchi, nei nomi dati ai ponti, ai sentieri e alle vie, negli affreschi e nelle pitture delle chiese, nei miracoli compiuti dai santi, nelle preghiere e nelle formule magiche».

Ma i draghi possono essere anche in carne e ossa, a volte basta che una persona abbia poca cura del suo aspetto e passare per un mostro, come racconta Macchione nella prima storia del libro, dedicata a “Remilda e il Drago di Laveno”. Nella cittadina del lago Maggiore erano venute a falciare il fieno alcune lavoranti da Cademario, in Canton Ticino, chiamate dal Prevosto, preoccupato per lo sciopero dei braccianti. Il 15 giugno 1906, Remilda, Rosa, Giovannina, Maria e Luigia stanno lavorando di lena quando a un tratto compare un uomo sulla trentina con lunga barba nera incolta e una falce fienaia in mano, tanto da sembrare «la morte in persona».

Le ragazze rimangono attonite e incapaci di ogni azione, e il “drago”, come era noto in paese, agita la falce in segno di minaccia, invitandole a scioperare. Urla e terrore, il prevosto don Federico che ricovera le ragazze in canonica, ma queste vogliono subito tornarsene a casa. Il barbuto intanto minaccia anche un certo Donato Dossena, ottantenne amico del prevosto, sempre agitando la falce e minacciandolo con motivazioni sindacali. Risultato, il “drago” è condannato a quattro mesi di reclusione per minacce e un mese per aver scioperato, ma la gente di Laveno è tutta dalla sua parte.

Una leggenda narra invece che a Breno, paesino lungo le pendici del monte Lema, un certo Giovanni, ragazzo coraggioso, dopo essersi comunicato e implorato la Madonna Nera del Sacro Monte, abbia ucciso da solo un mostruoso drago, comparso d’improvviso da quelle parti, forse soltanto un coccodrillo scappato da un circo in transito. Per anni lo scheletro del “drago” fu esposto sulla porta principale del santuario della Madonna del Monte di Varese.

Dal serio al faceto, e tra le tante e godibilissime storie narrate da Macchione, ne scegliamo una che dimostra quanto Varese fosse alacre e aperta alle novità tra Ottocento e Novecento, “La guerra degli amari”, in cui si narra di tre bevande quasi “miracolose” per la salute inventate da Antonio Bajoni, Giovanni Brusa ed Edoardo Piatti. La portentosa “Piperita” Bajoni, tra l’altro, aveva la proprietà di proteggere i naviganti dal mal di mare, oltre a «dissipare i bruciori di stomaco e le palpitazioni di cuore», mentre il suo “Pipperminthe” era uno degli sciroppi preferiti dai villeggianti. Grande successo, tanto da essere un protagonista dell’Esposizione regionale varesina del 1886, ebbe il “Tamarindo Brusa”, prodotto nella sua fabbrica a vapore, come recita la pubblicità della guida alla mostra, bevanda «molto gradevole da prendersi con l’acqua e Seltz».

Il campione assoluto però era l’“Amaro Piatti”, con la formula inventata addirittura in Turchia nel 1873 e portata a Varese dal sciur Edoardo. L’amaro, che si poteva bere anche con vino, brodo, caffè e vermouth, «sprigionava le sue virtù curative contro le febbri intermittenti, i mal di capo, i capogiri, le malattie nervose, il mal di mare. Era altresì purgativo, digestivo e aperitivo, estingueva l’arsura e infine era un “meraviglioso vermifugo”».

Una città che cresceva ogni giorno con la competizione dei suoi ingegni e che Macchione ha indagato a fondo in tutti questi anni, regalando al lettore una memoria storica preziosa e puntuale che anche in questo libro si manifesta con la curiosità del giornalista e la sagacia dello scrittore. Un libro da raccomandare anche ai giovani, perché non dimentichino le radici e le storie, vere o fantastiche, con cui sono cresciuti i nostri nonni.

Mario Chiodetti

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