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Politica | 12 aprile 2023, 13:22

Crisi Terzo polo, Gadda: «Il partito nuovo è più che mai necessario»

Intervista con la deputata varesina e coordinatrice regionale in Lombardia di Italia Viva, all’indomani di una «giornata faticosa» che è sembrata segnare la fine precoce del partito unico con Azione. Non è così per Gadda: «Per chi fa politica, costruire qualcosa di nuovo è una delle esperienze più belle. Non mi voglio togliere questa bellezza e non vuole farlo nemmeno Matteo Renzi, che fa e farà parte di questo progetto»

Crisi Terzo polo, Gadda: «Il partito nuovo è più che mai necessario»

«Per chi fa politica, costruire qualcosa di nuovo è una delle esperienze più belle. Non mi voglio togliere questa bellezza e non vuole farlo nemmeno Matteo Renzi, che fa e farà parte di questo progetto».
Parola di Maria Chiara Gadda, deputata varesina e coordinatrice regionale in Lombardia di Italia Viva, all’indomani di una «giornata faticosa» che è sembrata segnare la fine precoce del partito unico con Azione.
Non è così per Gadda, impegnata con Teresa Bellanova, Lisa Noja, Ivan Scalfarotto e Luigi Marattin nella stesura del manifesto dei valori di questa nuova realtà.

Onorevole Gadda, che cosa succede nel Terzo polo?
«Ieri sera c’è stata la riunione con Renzi, il gruppo parlamentare e i consiglieri regionali di Italia Viva. Per noi rimane inalterato il percorso fatto fino a qui: la sfida del Terzo polo, o meglio del partito nuovo, è troppo importante e necessaria per fare qualsiasi passo indietro.

Le questioni burocratiche e le tempeste in un bicchier d’acqua non sono importanti in un momento in cui la maggioranza si divide ferocemente sulle nomine sulle società partecipate e il Partito Democratico è in cerca della sua identità, con membri della nuova segreteria che parlano di alleanze strutturali coi 5 Stelle.

Noi ci possiamo permettere la libertà e il grande entusiasmo di costruire in questi mesi un partito nuovo che parta dal basso.
Per quanto riguarda Italia Viva, me stessa e Matteo Renzi, quello che abbiamo detto dalle politiche in poi è inalterato, anzi più convinto di prima.
La giornata di ieri è stata sicuramente faticosa. Certe volte quando si inizia a parlare attraverso social e veline stampa ci possono essere fraintendimenti…».

I toni sembravano quelli di un partito che si è spaccato prima ancora di nascere.
«Lo so, però quello deriva dalle dichiarazioni di Calenda. Tutti noi eravamo molto sereni dopo Pasqua e così siamo arrivati a Roma. La riunione di ieri sera era già programmata da dieci giorni per condividere il percorso sul partito nuovo. Per quanto ci riguarda, si va avanti. L’abbiamo ribadito ieri sera.
Le questioni legati al 2 per mille o ai regolamenti rientrano nella sagra dell’ovvio. Non si sciolgono i partiti prima di averne fatto uno nuovo. Quando ci sarà il nuovo partito, scioglieremo i nostri con le modalità che verranno concordate».

Il mancato scioglimento di Italia Viva è quindi un falso problema?
«Non è mai esistito. Il discorso vale per Azione, Italia Viva e persino per gli eventuali altri partiti che vorranno venire con noi. Chi l’ha detto che il partito nuovo sarà solo la somma di Azione e Italia Viva?
Su questa questione non mi va nemmeno di perdere troppo tempo. Capisco che ieri ci sia stato un po’ di smarrimento anche tra iscritti e militanti, ma per quanto riguarda IV siamo al punto di prima. Io devo lavorare sulla carta dei valori e il comitato politico di Azione e Italia Viva si riunirà questa sera.

E, ripeto, oggi il partito nuovo è più che mai necessario. È una sfida avvincente e abbiamo il dovere e la responsabilità di tirare fuori delle idee ascoltando territori, sindaci, persone. Per chi fa politica, costruire qualcosa di nuovo è una delle esperienze più belle. Non mi voglio togliere questa bellezza e non vuole farlo nemmeno Matteo Renzi, che fa e farà parte di questo progetto».

In un tweet lei ha detto che la classe dirigente deve essere all’altezza dell’elettorato che ha dimostrato di essere pronto per questo partito riformista e popolare. C’era un po’ di fastidio rispetto ad alcuni colleghi?
«Mi riferivo alla sfida che abbiamo davanti. Io non ho mai amato le chiacchierate a mezzo social network o agenzie di stampa. Siccome stiamo parlando di qualcosa di troppo importante, non credo che ci possiamo perdere in quisquiglie inutili. Il matrimonio, per quanto riguarda Italia Viva, c’è. Aspettiamo lo sposo…

Battute a parte, la giornata faticosa di ieri può essere superata con senso di maturità e responsabilità. Stare nel mezzo dei due populismi non è una cosa facile. Abbiamo una sfida culturale, basata sul dialogo col territorio, come abbiamo fatto l’altra sera a Varese con Ettore Rosato, parlando dei temi. Quando si fanno queste cose, la gente partecipa. Non lo fa quando inizia a vedere litigi e divisioni. Richiamo me stessa e tutti coloro che condividono questo percorso al senso di responsabilità. Le persone vogliono avere una speranza, una fiducia e anche un ambiente politico positivo in cui poter dare il proprio contributo.

Quello che chiediamo ad Azione è che questo percorso verso il partito nuovo sia democratico e parta dal basso, attivando un dibattito che è un po’ sopito nel Paese. Non vogliamo essere un partito populista, ma popolare, anche nell’accezione storica nel termine. Includendo moderati, riformisti, liberali e suscitando quelle emozioni che la politica partecipata sa dare».

Riccardo Canetta


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