Porro torna al campo delle Bustecche (leggi QUI). Non da custode ma da allenatore del Varese (il giorno del suo addio dissero dal vertice della società: «Il suo futuro sarà quello di affiancare la struttura del settore giovanile nella realizzazione dei tornei e nella valorizzazione e nel funzionamento delle Bustecche quando la struttura sarà completata»). Porro torna a fare il suo lavoro, al posto che gli spetta. Torna dopo 16 punti in 19 partite (11 sconfitte), torna dove avrebbe dovuto sempre rimanere - sarebbe bastato rinforzare, e non smantellare, quella squadra - e viene accolto da un urlo di Roberto Speroni: «Vai Gianluca!». Poi da un altro di Edoardo Frattini: «Vai Gianluca!». E da un altro ancora di Gianmaria Bodini: «Vai Gianluca!». È l'urlo dei tifosi del Varese feriti: che non dimenticano, che vanno fino in fondo per le persone in cui credono, che chiedono solo rapporti veri e forti. Porro racchiude tutto ciò, con quello sguardo e quel bum-bum del cuore rivolto agli spalti.
Una piccola luce dopo l'uragano, butta lì qualcuno mentre Gianluca accarezza Ferrario, a secco da un girone intero, lo guarda negli occhi, sorride e gli dice: «Dieci partite alla fine, dieci gol». E poi fa lo stesso con Mecca, Candido, Rossini e con chi magari ha solo bisogno di spirito varesino, di un po' di complicità, di sentirsi a casa e non in miniera per capire dove è arrivato e quanto questa maglia sappia essere pesante o spietata ma anche dolce e unica. Appunto: una luce dopo l'uragano. «Chiudiamo la parentesi Porro» dissero sempre dal vertice il giorno del suo addio. No, la parentesi è stata chiusa ora: con Porro mettiamo il punto.
Adesso si ricreano le condizioni per essere, tutti assieme, il Varese, aggiunge un altro tifoso nel giorno in cui la salvezza è ancora lontana 7 punti ma si riaccende un fuoco nel cuore di chi è pronto a soffrire fino all'ultimo secondo per questa maglia. Un fuoco che, per noi, resta impresso e brucia ancora in un'immagine indimenticabile: semifinale playoff a Casale, pullman biancorosso guasto, tutti in trasferta in auto o pullmini. Nel primo autogrill piemontese, dove sono fermi per la sosta alcuni tifosi, arriva un'auto con un solo uomo al volante, Gianluca Porro, che saluta strombazzando e riparte verso lo stadio Natale Palli urlando dal finestrino: «Forza ragazzi, tutti a Casale. Forza Varese».
In quel gesto un po' folle, fanciullesco, spensierato, sanniniano c'erano solo amore, passione, riscatto e quella chiamata in battaglia che, in fondo, è l'unica cosa che interessa a un tifoso del Varese. C'era la voglia di compiere un'impresa per gli altri e non per se stesso. C'era è c'è Gianluca Porro: custode, sì, ma della fede per cui vale la pena gettarsi nel fuoco. E tornare a cantare: "Sono varesino e me ne vanto".
Il video con cui vennero accolti Porro e la squadra al ritorno dalla vittoria playoff di Sanremo