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Lettere | 15 febbraio 2023, 12:07

LA LETTERA. «Chi non ha votato non può lamentarsi? No, è stata una scelta consapevole di chi non si sente più rappresentato»

Un cittadino che ha scelto di iscriversi al partito dell'astensione spiega le sue ragioni a VareseNoi: «Ho deciso di non “turarmi il naso” per dirla alla Montanelli ma di prendere una decisione più drastica visto che non mi riconosco assolutamente né in chi ha governato nei cinque anni precedenti né in chi proponeva un fiacco rinnovamento. Stupito dagli arzigogolamenti che hanno portato in consiglio chi ha preso molti meno voti di altri»

LA LETTERA. «Chi non ha votato non può lamentarsi? No, è stata una scelta consapevole di chi non si sente più rappresentato»

Gentilissimo direttore,
scrivo una riflessione dopo aver letto il bell’articolo a firma Matteo Fontana sul post voto alle Regionali (leggi QUI). Ogni opinione è rispettabile e come tale mi sento di poter esprimere il dissenso su un punto toccato dall’opinionista: «Va ribadito altrettanto chiaramente che chi non ha partecipato al voto ha sempre torto e perde oltretutto anche il "diritto" di lamentarsi» scrive. Io invece credo che quest’anno più che mai ciò non sia corretto: personalmente ho deciso di non votare in base a una scelta libera, consapevole e motivata. L’ho fatto perché non mi sarei sentito rappresentato da nessuno dei candidati. E a questo giro ho deciso di non “turarmi il naso” per dirla alla Montanelli ma di prendere una decisione più drastica per chi, come me, ha sempre espresso il proprio umilissimo contributo alle urne credendo fermamente nel valore morale e civile del voto.

Non mi riconosco assolutamente in chi ha governato nei cinque anni precedenti la Lombardia: escluso quindi Fontana e la sua vice Moratti, ho guardato a sinistra. E ho visto un Pd sempre più amorfo, statico, lontano dalla gente. Un centrosinistra fiacco, quasi stitico che francamente non riesco più a sostenere finché non intraprenda un reale processo di rinnovamento.

Restava Unione Popolare, ma credo che il tempo dell’ideologia pura sia terminato: in un sistema elettorale come il nostro è giusto recuperare una visione pragmatica della politica. Sono per questo “in torto” e “non ho il diritto di lamentarmi”? Credo invece di aver optato per il partito di maggioranza. Quello degli elettori stanchi e desiderosi di una corroborante ventata d’ossigeno alla nostra politica.

Ultima considerazione: i risultati riguardanti le preferenze dei singoli consiglieri mi hanno stupito. C’è chi ha preso migliaia di voti ed è rimasto a casa e chi invece con poche centinaia di preferenze personali ed espressione di un partito che non ha superato il 10% siede bellamente in consiglio. Se questi sono gli arzigogolamenti della legge elettorale, per che cosa andiamo a votare quindi?
Lettera Firmata

Redazione

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