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Territorio | 27 gennaio 2023, 17:30

Giornata della Memoria: a Samarate la prima pietra d'inciampo per non dimenticare

Porta il nome di Amedeo Magnaghi, nato a Samarate nel 1893 e deportato a Mauthausen nel marzo 1944. Fu assassinato il 6 gennaio 1945. La cerimonia a cura di Comune e Anpi, con il coinvolgimento dei giovani delle scuole

Giornata della Memoria: a Samarate la prima pietra d'inciampo per non dimenticare

Oggi, 27 gennaio, in occasione del “Giorno della Memoria” l’Amministrazione Comunale di Samarate, insieme ad Anpi Samarate - Verghera hanno organizzato la cerimonia della prima pietra d'inciampo in Piazza Italia dedicata ad Amedeo Magnaghi, nato a Samarate nel 1893 e deportato a Mauthausen nel marzo 1944 dove fu assassinato il 6 gennaio 1945.

Un evento emozionante dal forte significato storico e simbolico che ha visto il coinvolgimento dei familiari di Magnaghi e degli alunni di diverse classi dell’Istituto Comprensivo Manzoni di Samarate e dell’Istituto Comprensivo Croce di Ferno che hanno letto poesie e portato momenti di riflessione attraverso loro pensieri spontanei, accompagnati musicalmente della violinista Luiza Toska.

Le “Pietre di Inciampo” sono sampietrini rivestiti in ottone su cui sono incisi un nome, una data e un luogo di nascita, una data e un luogo di morte. Un tassello in rilievo inserito nella pavimentazione urbana, laddove un tempo le vittime della Shoah hanno vissuto, hanno abitato, e da lì sono state strappate con la forza per venire inghiottite nella brutalità dei campi di concentramento, vittime di uno sterminio metodico messo in atto da una follia umana senza precedenti storici per dimensioni.

«L’obiettivo di queste installazioni è che, chiunque vi passi, ci “inciampi” con lo sguardo: un inciampo prima fisico e poi visivo, fino a diventare emotivo e a smuovere nelle coscienze delle considerazioni, dei pensieri, dei ricordi.

La pietra di inciampo, ideata anni fa dall’artista tedesco Gunter Demnig, ha davvero il merito di dare concretezza e fisicità a una commemorazione che altrimenti rischierebbe, nel comune sentire, di perdere il proprio significato. Rischierebbe di rimanere un momento istituzionale freddo e asettico, che evoca tragedie troppo lontane nel tempo e quindi lontane dalla nostra ordinaria esperienza e percezione. La pietra d’inciampo va invece “oltre”: oltre perché ci induce a fermarci, a fermare lo sguardo e la mente; ci ricorda che quello è stato e lì, in quel luogo, dove oggi le vite scorrono lievi e serene, si è consumata una sofferenza indicibile e l’uomo ha dato prova di quanta bestialità è purtroppo capace - spiega il sindaco Enrico Puricelli -. Sono 70 mila le vittime del nazismo che l’opera dell’artista Gunter Demnig ha riportato alla memoria fino a oggi, in oltre 2.000 città europee: è la più grande opera d’arte diffusa d’Europa.

Un grande applauso a questo artista che ha posto la propria vena creativa a servizio della Storia e dell’Umanità, affinché attraverso ogni materia che l’Arte può plasmare si riesca a recuperare il senso dell’esistenza umana, del nostro stare insieme, e quel bagaglio di valori universali che nessuna legge, nessun atto o comportamento dovrà mai inficiare e soffocare».

Amedeo Magnaghi nacque il 1° luglio 1893 a Samarate, era commerciante; non era di origine ebraica e non era un dissidente politico: fu comunque arrestato in Italia per motivazioni a noi, oggi, sconosciute, e arrivò a Mauthausen l’11 marzo 1944, per poi essere trasferito Ebensee (un sottocampo Mauthausen), dove morì il 6 gennaio 1945.

«Ricordare oggi Amedeo Magnaghi, grazie alla Pietra d’inciampo, è restituirgli il nome e la visibilità di cui era stato privato e simbolicamente significa riportare alla memoria anche tutte le vittime di questa immane tragedia.

Le pietre oggi siano davvero un inciampo di fronte al quale i nostri occhi, le nostre menti, i nostri cuori non possano e non debbano far finta di niente - ha concluso il Sindaco Enrico Puricelli -. A tale proposito riporto le parole della Senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz: “L’indifferenza racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c'è limite all’orrore. L’indifferenza è complice. Complice dei misfatti peggiori”.

Siamo qui oggi insieme per non essere indifferenti all’odio. Ecco perché occorre aprire gli occhi e imparare a coltivare e a tramandare la memoria storica. Auspico quindi che la giornata di oggi possa essere uno stimolo per tutti noi, per essere un po’ anche noi una “Pietra di Inciampo” per chi ci è a fianco».

È dal 2001, da quando è stata istituita con legge dal Parlamento italiano, che nel nostro Paese si organizzano ovunque momenti commemorativi in occasione del 27 gennaio.

Il “Giorno della Memoria” è soprattutto una predisposizione mentale e culturale, è una presa di coscienza che deve accompagnarci ogni giorno per costruire un futuro di libertà, di pace, di rispetto della dignità e della vita umana.

Redazione

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