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Hockey | 23 gennaio 2023, 10:25

Capitan Vanetti: «L'emozione più grande della vita. Chiudo il cerchio alzando la Coppa con la "c" sul petto davanti alla mia gente»

La folla urla "campioni, campioni" e l'uomo simbolo dei Mastini pronuncia parole indimenticabili: «Sabato notte non sono riuscito a dormire, proprio come accadde trent'anni fa quando avevo 9 anni e stavo per giocare il Trofeo Merzario che poi abbiamo vinto. La dedico a Marco Fiori, ai ragazzi che abbiamo sul petto e non ci sono più e a mio papà Fabio: se oggi sono qui è merito suo»

La notte più bella della vita di Andrea Vanetti insieme a papà Fabio

La notte più bella della vita di Andrea Vanetti insieme a papà Fabio

La folla urla "campioni!", "campioni!", "campioni!" e lui, piccolo grande uomo e campione giallonero, è lì sotto sul ghiaccio a prendersi l'urlo più meritato della vita. Andrea Vanetti non è solo il capitano dei Mastini ma un figlio di Varese, un amico leale e sincero, una persona che merita di essere la bandiera di questa Coppa Italia.

Lui è lì, dopo una vita di sacrifici nata su quelle gradinate e passata da lontananze ed esili, a prendersi quei cori che lui stesso cantava: «Ho già alzato la Coppa Italia (a Milano) ma farlo qui, in questo palaghiaccio, davanti a questa gente, di fronte alle "mie" persone dove ho iniziato tutto... - Andrea si interrompe un attimo perché le lacrime prendono il sopravvento - ...penso che non possa esistere un'emozione più grande nella vita».

«Sabato notte non riuscivo a dormire, ho iniziato a pensare - riprende Vanetti - e poi ho capito cosa stava accadendo. Stavo provando la stessa emozione che avevo vissuto a 9 anni la notte prima del Trofeo Merzario che poi abbiamo vinto. Arrivare in questo posto dopo 30 anni con tutta questa gente e tutte le canzoni di una volta, alzare la Coppa con una "c" sul petto... è veramente un cerchio che si è chiuso».

In un crescendo di emozioni e di parole che escono dal cuore, e forse anche da lassù, il capitano in lacrime dedica la Coppa «a Marco Fiori e a tutti i ragazzi presenti sulla nostra maglia di riscaldamento che ci sostengono da lassù perché un aiuto grande ce l'hanno dato anche loro».

Andrea scorge poi papà Fabio, presente da anni su tutte le piste, anche nei posti più lontani con una delicatezza inimitabile, da angelo silenzioso e mai invadente: «Questo ragazzo non ha perso una partita - lo accoglie Andrea sul ghiaccio - anzi ne ha fatte più di me. Se sono qui oggi è merito suo...». 

"Maledetto" capitano, hai fatto piangere anche noi. Grazie delle emozioni e dell'uomo che sei.

Andrea Confalonieri


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