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Storie | 22 gennaio 2023, 08:30

IL RACCONTO. Alla disperata ricerca dell'insalata delle radici di Casbeno e di quella memoria perduta di Varese

La cicoria grumolo un tempo era immancabile in inverno sulle tavole dei varesini, oggi trovarla è un'impresa: «Nessuna la vuole, nessuno la coltiva». Giro tutti i negozi della città fino a scovarla: il fruttivendolo me la incarta come fosse un mazzo di rose e me la regala. Io torno a casa e ripenso ai miei genitori...

IL RACCONTO. Alla disperata ricerca dell'insalata delle radici di Casbeno e di quella memoria perduta di Varese

Alla fine di novembre, in famiglia scattava la ricerca. «Hai guardato se c’è in giro l’insalata delle radici?», chiedeva mio padre alla mamma, ansioso di gustare come ogni anno la cicoria grumolo dall’aspetto a rosetta, croccante sotto i denti e con quella punta di amaro che solleticava il palato. C’era la gara a chi la scovava per primo dai fruttivendoli di Varese o al mercato, e di solito vinceva la mamma che godeva delle soffiate dell’Eugenio. Lui l’andava a prendere a Casbeno, e davanti al grande cesto posizionato in bella vista in negozio metteva un biglietto che ne indicava la provenienza, una sorta di sigillo di qualità. 

«È arrivata dai casbenatt», diceva mamma, e a mezzogiorno era festa, con la prima “insalada di radiis” arrivata a casa, come segnale dell’inverno che arrivava, perché un tempo le stagioni -ancora presenti- avevano le loro verdure e le loro frutta, niente fragole a Natale e ciliegie a Capodanno, dicembre e gennaio avevano le foglie verdi e gialline delle verze e dei porri, le spine dei carciofi, l’arancio dei cachi, e la cicoria era la vessillifera della bontà. 

Era, perché in tempi di pesche e albicocche arrivate dall’altra parte del mondo in ogni momento dell’anno, la timida insalata dalle radici è sparita da bancarelle e fruttivendoli e l’ho disperatamente cercata anche in queste mattinate per tutta Varese. Niente al banco verdura del giovedì di piazza Giovine Italia, «non la vuole più nessuno e nessuno più la coltiva, son verdure di una volta», mi dice il venditore, dandomi implicitamente del vecchietto nostalgico.

Eugenio Dell’Ova, depositario di sapori e colori, ha chiuso bottega, Lancini idem da tempo, Natalia non la coltiva, Isabella mi ha assicurato che forse settimana prossima pioveranno grumoli, spero quelli verdi, i più gustosi, fantastici con due acciughine e qualche cubetto di feta. Speriamo. 

Intanto proseguo la ricerca. L’unico che può avere l’insalata con le radici è il fruttivendolo di via Veratti, che è di Casbeno. Se non ce l’ha lui, vuol proprio dire che ormai viviamo in un altro mondo, siamo circondati dalla “Bianca di Milano” e dalla “Trevisana”, resiste il songino, ma non posso pensare di trascorrere un inverno senza “radiis”. Quasi in fondo, dietro il bancone, appare però una cassetta di cicoria. 

«Voglio quell’insalata là», gli dico perentorio, e quando la richiedo il negoziante mi guarda un po’ sorpreso e poi sorride. La incarta come fosse un mazzo di rose, e me la porge dicendomi che ormai la tiene per affezione, nessuno la vuole più coltivare perché non c’è richiesta, «i giovani non la vogliono, come altre verdure e frutti che una volta si mangiavano in ogni famiglia. È finito tutto, la gente non ha memoria». Chiedo il prezzo del pacchetto, ma vedo che non batte lo scontrino: «La porti via e buon appetito». 

A casa scatto una fotografia al “bouquet” di insalata avuto in dono, è quella dalle foglie rosse, non la preferita ma va benone. La pulisco pensando ai miei genitori, al loro seguire il corso delle stagioni ricordandosi dei cibi della giovinezza, che arrivavano puntuali con il variare dei mesi. Cerco su internet la semente, eccola qui: “Cicoria Grumolo verde”, semi a 2,12 euro. Metto nel carrello e clicco, a questo punto la produrrò da solo, insalata Chiodetti, qualità e convenienza.

Mario Chiodetti

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