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| 07 gennaio 2023, 08:00

I pacchi dall'Italia hanno reso felici i bambini di suor Marcella. Che ora ripartirà per Haiti

Una bellissima festa con quei doni che sono parsi una carezza. A febbraio la missionaria bustocca rientrerà alla Kay in accordo con la Nunziatura Apostolica: «Non perché la situazione è cambiata, ma perché se non abbiamo qualcosa per cui valga la pena morire, vuol dire che non abbiamo niente per cui valga la pena vivere e io, Qualcosa per cui valga la pena vivere l’ho incontrato»

I pacchi dall'Italia hanno reso felici i bambini di suor Marcella. Che ora ripartirà per Haiti

Sono arrivati ad Haiti, superando ogni vicissitudine, i pacchi dall'Italia per i bambini di suor Marcella Catozza e hanno portato tanto felicità. Cibo, scarpe, necessario per la scuola e il messaggio importante: ci sono molti ai quali il futuro di questi bimbi importa.

Colpiscono - nell'ultima comunicazione della missionaria bustocca, che ripartirà a febbraio dopo un nuovo stop - i sorrisi di questi ragazzini, che splendono oltre la miseria, la violenza, l'indifferenza del mondo.

«Sorrisi di chi non ha niente, di chi non ha niente da difendere, di chi sa sorridere del dramma della vita, di chi sa che comunque è amato - racconta suor Marcella - Perché i nostri bambini sono certi di essere voluti bene, la loro storia glielo dice e l’esperienza glielo conferma. In tanti mi avete scritto per sapere se i nostri pacchi natalizi sono arrivati. Si sono arrivati il 31 dicembre. Tra mille difficoltà di documenti, dogane, tempi haitiani, il pomeriggio del 31 dicembre il pulmino entrava alla Kay accolto dalle grida festanti dei nostri bambini emozionati per questa sorpresa».

Erano appunto scarpe, calze, zaini, pigiami, giocattoli oppure offerte per acquistare ciò che mancava. La solidarietà si è manifestata in diversi modi: «Chi come gli amici di Kay La che hanno coperto le spese di spedizione, o chi come Stefano è sceso a Cannara in poche ore per ripartire con il pulmino carico di pacchi, o chi come Gigi che ha preso un permesso dal lavoro per portare i pacchi a Malpensa, o Antonio, responsabile Dhl che ha trovato la strada perché la spedizione arrivasse, fino a Jacquecy che ha passato giorni e giorni in dogana per riuscire a portare a casa tutto».

Ecco che allora quei doni sono parsi ai bimbi un abbraccio, una carezza, «che conferma la storia di bene che i nostri bambini, e noi con loro, stiamo vivendo da anni - precisando -  Ma l’abbraccio era cominciato con la festa di Natale. I tanti aiuti economici che ci sono arrivati ci hanno permesso di organizzare una bella festa per i nostri bambini ed i nostri educatori alla Kay»

Suor Marcella doveva ripartire a dicembre, ma non è stato possibile. Ha seguito in diretta quella festa grazie alla tecnologia e condivide questo pensiero: «Mi ha colpito vedere gente contenta dentro la fatica disumana che la vita sta loro chiedendo. Capisco che dentro c’è una posizione umana da imparare: quella di chi si affida perché sa che tutto, ma proprio tutto è nelle mani di Un Altro, di Uno che non tradisce, non inganna, ma compie, compie il progetto buono che da sempre ha su di noi. Vivere con questa certezza è vivere in Paradiso!».

Così ciò che sembra frenare in realtà è la strada, il che viene anche ribadito dal Natale. Che, come si diceva, è stato stupendo alla Kay: «Ogni casetta ha preparato alcuni numeri: canti, balli, poesie, finanche un presepe vivente con Chico nella parte dell’asino che portava Bethnie Flore nella parte di Maria e Naylie in quella di Gesù bambino, Giokenson in quella di Giuseppe e i ragazzoni Richelo, Ti Schnaider, Fredson e Fritznelson nella parte di davvero improbabili angeli! Intanto Nadege in cucina preparava il pranzo di natale che come sempre ha stupito tutti: in un tempo in cui è difficile trovare quanto serve, Nadege riesce a preparare il pranzo di ogni anno e a fare tutti contenti».

La voglia di fare festa è tangibile, possibile, «perché alla Kay si vive, si vive da uomini, non ripiegati sul lamento o aspettando tempi migliori, ma stando da uomini davanti alla circostanza che il buon Dio ci dà, certi che il compimento della nostra umanità passa proprio da lì».

Quando sono giunti i pacchi, avanti con la festa. C'erano anche gli zaini per chi aveva perso il suo nell'incendio dello scorso agosto e poi i giocattoli per i bimbi disabili, senza scordare i dolciumi. Il primo giorno dell'anno, festa dell’Indipendenza di Haiti, si è consumata la tradizionale zuppa di zucca. 

Suor Marcella invita a seguire la storia dei bimbi, «che ci sfida, che ci provoca, una storia che ci mette in ginocchio ma che ci fa alzare lo sguardo e domandare, domandare la libertà che tutto si compia secondo il Bene da sempre preparato per ognuno di noi: questo è il miracolo del Natale...».

Partirà, appunto, a febbraio. Una decisione presa in accordo con la Nunziatura Apostolica. No, le cose non vanno meglio ad Haiti, ma la missionaria ribadisce a tutti ciò che ha avuto modo di raccontare, ancora una volta, durante gli incontri lo scorso anno in Italia, seguitissimi in particolari dai giovani: «Riparto non perché la situazione è cambiata né perché ho la certezza che non mi accadrà nulla ma perché se non abbiamo qualcosa per cui valga la pena morire, vuol dire che non abbiamo niente per cui valga la pena vivere e io, Qualcosa per cui valga la pena vivere l’ho incontrato!»

Marilena Lualdi

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