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Opinioni | 01 gennaio 2023, 08:11

EDITORIALE. Buon anno, Varese. Ma perché lo sia davvero ognuno di noi faccia il primo passo

Che il 2023 riaccenda davvero la luce: ognuno faccia la sua parte, consumando meno, piantando alberi, lasciando spesso il cellulare per un libro, scegliendo la bicicletta invece della macchina, visitando musei e gallerie d’arte e soprattutto dicendo basta a parrocchiette e rivalità da bar. E l'occasione per ricominciare è ritrovarsi al falò di Sant'Antonio con la voglia di stare insieme e un bigliettino carico di speranza da gettare nella pira

EDITORIALE. Buon anno, Varese. Ma perché lo sia davvero ognuno di noi faccia il primo passo

Che sia un anno sereno… auguro tanta serenità, che di questi tempi è già molto… auguri per un sereno 2023! Tra gli auspici per l’anno che verrà, la serenità è al primo posto, come invito a raggiungere una limpida armonia spirituale, cosa quanto mai difficile oggi, tempo in cui la tranquillità d’animo è continuamente vessata da ogni possibile minaccia.  

Il nostro è un mondo in cui Cristiano Ronaldo guadagnerà un miliardo di euro e a Milano in 4.000 sono in coda per avere un pasto caldo, siamo minacciati dal clima impazzito, dalle guerre, dal lavoro che manca, da millanta tipi di influenza e dal ritorno del covid in abiti nuovi, dalle tasse e dalle bollette, dal caro qualsiasi cosa. 

Difficile trovare serenità anche in una città come la nostra, in fondo ancora ricca e a volte molto snob, divisa in guelfi e ghibellini su ogni cosa, dalle lucine di Natale al teatro, dai tremendi cantieri infiniti all’infinita Caserma, dal Politeama con la buca per l’orchestra al Politeama senza buca, alle buche nelle strade che le mie son più profonde delle tue, fino alle eterne lamentazioni sulle cose perdute, dal teatro Sociale al Guggenheim, al Grand Hotel Campo dei Fiori con annessi funicolare e ristorante panoramico. Per non parlar dei tram.

La Varese meravigliosa degli inizi ‘900 non ritornerà mai più, ma quello che auspichiamo, per il prossimo e gli anni che seguiranno, è finalmente un progetto vero per la città, che vada oltre la propaganda e l’apparenza, sia funzionale alle persone e non alla carriera dei politici e degli architetti, privilegi la cultura e l’ecologia, perché la vera battaglia per un futuro possibile è quella per la salute dell’ambiente. Ognuno di noi deve fare il primo passo, consumando meno, piantando alberi, lasciando spesso il cellulare per un libro, scegliendo la bicicletta invece della macchina per i brevi spostamenti, visitando musei e gallerie d’arte, prendendosi insomma più spazio per sé. 

E basta con le parrocchiette e le rivalità da bar, occorre riaccendere la luce su Varese, e qualcosa si sta muovendo anche nel centro storico, con la voglia di alcuni imprenditori di aprire caffè e locali originali e alternativi dove forse, e finalmente, si potranno fare due chiacchiere senza la musica a palla, sorseggiare un buon calice di vino o una cioccolata e magari leggere un buon libro. 

Un segnale chiaro e forte alla ripresa e -dai che ce la facciamo- a ritrovare un poco di unità di intenti, lo danno i Monelli della Motta, ripartiti con slancio per regalare a Varese un grande falò di Sant’Antonio. Ritroviamoci lì, in piazza della Motta, con lo “scilòster” in mano e il bigliettino della speranza da gettare nella pira. La Fenice, in fondo, dalle proprie ceneri è sempre rinata. 

Mario Chiodetti

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