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Storie | 31 dicembre 2022, 14:20

Papa Benedetto e quella risposta a una mamma di Busto: «Sono sicuro che vostro figlio in coma può sentire il vostro amore»

Per la prima volta un pontefice si rivolgeva ai fedeli in mondovisione rispondendo alle loro lettere. La domanda di Maria - «Santità, dov'è l'anima di Francesco?» - e quelle parole di profondità teologica e umanità

foto da Vatican News

foto da Vatican News

Undici anni fa, papa Benedetto XVI volle confortare una mamma di Busto Arsizio. Lo fece in tv, rispondendo a una lettera della donna sul figlio Francesco, in coma. Parole di profondità teologica e umanità che ora, alla scomparsa del Papa emerito, riecheggiano in città.

L'allora pontefice rispose a sette lettere arrivate da tutto il mondo, in televisione: un momento potente. E toccante. Chiedeva Maria Teresa Grillo: «Santità, dov’è l’anima di mio figlio in coma?»

Le parole del Papa: «Certamente l’anima è ancora presente nel corpo. La situazione, forse, è come quella di una chitarra le cui corde sono spezzate, così non si possono suonare. Così anche lo strumento del corpo è fragile, è vulnerabile, e l’anima non può suonare, per così dire, ma rimane presente».

Francesco Grillo aveva allora 40 anni, malato di sclerosi multipla dal ’93 e da due anni in stato vegetativo. Ricoverato all'ospedale Raimondi di Gorla Minore. La famiglia e gli amici seguirono con commozione la trasmissione di "A sua immagine" che andò in onda il Venerdì Santo, ma era stata registrata la settimana prima nella biblioteca del Palazzo Apostolico. La loro lettera era tra le sette selezionate: ben 3mila quelle pervenute. 

«Io sono anche sicuro che quest’anima nascosta sente in profondità il vostro amore, anche se non capisce i dettagli, le parole, eccetera; ma la presenza di un amore la sente - disse il pontefice - Perciò questa vostra presenza, cari genitori, cara mamma, accanto a lui, ore ed ore ogni giorno, è un atto di amore di grande valore, perché questa presenza entra nella profondità di quest’anima nascosta e il vostro atto è, quindi, anche una testimonianza di fede in Dio, di fede nell’uomo, di fede, diciamo di impegno per la vita, di rispetto per la vita umana, anche nelle situazioni più tristi. Quindi vi incoraggio a continuare, a sapere che fate un grande servizio all’umanità con questo segno di fiducia, con questo segno di rispetto della vita, con questo amore per un corpo lacerato, un’anima sofferente». 

Il giovane mancò pochi anni dopo: fu sepolto a Mileto e accanto a lui ora riposa anche papà Graziano, che con la moglie e gli amici aveva fondato l'associazione Assieme a Francesco. Perché quell'amore menzionato dal Papa era sentito e si sentiva, sì, e bisognava diffonderlo agli altri, aiutando coloro che combattevano nella stessa situazione. 

Marilena Lualdi

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