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Varese | 08 dicembre 2022, 10:43

"Confesso che ho pescato": se Ernesto Giorgetti non esce sul lago con il suo barchét, come fa da 70 anni, scrive...

Il "Nesto", classe 1935, una vita da pescatore, non è uno che le manda a dire: sabato alle 17.30 presenterà al Chiostro di Voltorre una riedizione con alcune novità di un romanzo con il lago protagonista bizzoso, a volte generoso ma spesso crudele, vite dure e poche parole quasi gergali, case costruite con l’oro delle reti e molti sogni infranti, con un mestiere destinato a scomparire per la mancanza di ricambio generazionale

"Confesso che ho pescato": se Ernesto Giorgetti non esce sul lago con il suo barchét, come fa da 70 anni, scrive...

Ernesto Giorgetti è nato nel 1935, il 17 maggio ha compiuto 87 anni, e da 70 ogni giorno che Dio manda in terra prende il suo barchét e le reti ed esce a lago, con qualsiasi tempo. Se non pesca, scrive. E polemizza con gli altri pescatori, con politici e amministratori, perfino con gli ambientalisti, perché il Nesto è uno che non le manda a dire, anzi le mette nero su bianco in articoli e libri. L’ultimo, che in realtà è una riedizione con aggiunte, è il fortunato “Confesso che ho pescato”, completato stavolta dal racconto inedito “Una storia del cuculo” e da un’appendice intitolata “Breve storia della Cooperativa Pescatori”, sodalizio che ha appena festeggiato il secolo di vita.

Sabato 10 dicembre alle 17,30, lo presenterà al Chiostro di Voltorre, in un aperitivo con l’autore promosso dal Comune di Gavirate e dall’Associazione dei Comuni rivieraschi, una contro-presentazione, perché un mese fa un altro Giorgetti, Amerigo, aveva promosso il suo libro “Il secolo breve della Cooperativa dei Pescatori del lago di Varese” proprio a Cazzago Brabbia, con l’allora futuro ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a fare da padrone di casa. L’Ernesto si era visto solo a cerimonia conclusa, promettendo una sua rilettura della storia della cooperativa, totalmente diversa da quella contenuta nel libro quadrato dell’Amerigo.

In questo “Giorgetti contra Giorgetti” non ci sono né vinti né vincitori, ma l’Ernesto mostra una genuina vena di narratore nei racconti di pesca e nella divertente e dotta dissertazione sulle abitudini alimentari e riproduttive del cuculo, che depone uova perfettamente simili a quelle della specie parassitata. Ed è a tratti esaltante leggere dell’epopea della pesca sul lago di Varese, del primo tentativo dei pescatori di riunirsi in cooperativa, con il marchese Ettore Ponti che nel 1908 ne caldeggiò l’idea e 34 iscritti che dovettero sottoscrivere tre azioni del valore di 100 lire l’una, una cifra non da poco. L’unione non durò, ma pose le basi per la successiva Cooperativa, fondata nel 1922, con l’acquisto del diritto esclusivo di pesca.

Ma al di là delle disquisizioni sul carattere dei pescatori e delle loro liti, di chi pescava per conto proprio infischiandosene degli altri, il racconto dell’Ernesto è interessante e formativo quando fa arrivare ai lettori il sentimento dei pescatori, la loro evoluzione tecnologica, con il cambiamento dei materiali utilizzati per le reti, i tipi di pesca e i modelli delle barche, il mistero delle acque che negli anni ’50 regalarono un’esplosione di lavarelli, specie quasi mai pescata fino ad allora.

Il vecchio pescatore, che ha visto mutare il colore delle acque del lago per i versamenti di fosforo e di liquami fognari, il disinteresse dei politici e la cupidigia degli industriali, e l’inesorabile declino della pesca, con la scomparsa delle specie più pregiate a vantaggio di carassi, pesci gatto e siluro, ci consegna un amarcord doloroso ma fiero, e una riflessione su sé stesso e sul suo vissuto. Una civiltà, quella della pesca, ormai scomparsa, che grazie al libro di Giorgetti si presenta in tutta la sua verità, a volte scomoda altre entusiasmante, con gli albori della Cooperativa ammantati di grande energia e passione, con uomini e donne a concorrere alla buona riuscita dell’attività.

Il romanzo dei pescatori, con il lago protagonista bizzoso, a volte generoso ma spesso crudele, racconta di vite dure e poche parole quasi gergali, di case costruite con l’oro delle reti, e dei molti sogni infranti, con un mestiere destinato a scomparire per la mancanza di ricambio generazionale.

Il Nesto parla poco e riflette molto, scrive per interi pomeriggi e ci consegna il suo testamento di pescatore mai pentito, magari un po’ bastian contrario, ma vero, in un mondo di sentimenti virtuali e di fatiche dimenticate. La pesca un tempo era un rito sociale, con i pescatori disposti ad arco con le barche e la rete che come per magia restituiva il sudore e le notti insonni in forma di tinche, lucci e anguille. Un lago ormai perduto, che l’Ernesto, come ogni mattina della sua vita, continua a solcare, remata dopo remata, come un sopravvissuto.

Mario Chiodetti

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