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Opinioni | 25 novembre 2022, 14:06

È per Bobo... La Varese di quelle emozioni che scavano dentro

Composta e silenziosa, la città si è riunita per ricordare un uomo, non un politico. Lo stesso che esce dalle parole dell'omelia, lo stesso che viene disegnato dal cuore del figlio Filippo, facendo piangere tutti, compresa Giorgia Meloni

È per Bobo... La Varese di quelle emozioni che scavano dentro

Composta e silenziosa, Varese lo è sempre, non solo quando vive ammantata di tristezza. Non sono di questa terra, non sono di questa gente le grandi manifestazioni esteriori. La riservatezza e il pudore, qui, muovono i gesti delle persone: le emozioni ci sono, ma restano dentro. E scavano.

Ciò che fa la differenza, nei giorni come oggi, è il numero: quando la città perde qualcuno dei suoi figli, la vedi tutta. Tutta lì, tra il porfido rosso di corso Matteotti e il marmo di San Vittore. Mentre cammina guardinga o rimane ferma, dietro una transenna. Composta, silenziosa.

Varese è qui per Bobo, non per Maroni. È qui per l’uomo, non per il politico: per il secondo, solo per il secondo, non si sarebbe mossa nello stesso modo e non avrebbe disegnato nell’aria un caleidoscopio di sentimenti struggenti.

È Bobo che completa i parcheggi del centro e crea gli ingorghi. È Bobo che riempie quelle due piazze che si baciano, Podestà e San Vittore. È Bobo che riempie San Vittore e la inonda della musica dei Greensleeves e dei Distretto 51. È Bobo che esce dalle parole di monsignor Vegezzi durante l’omelia: «Era uno di noi. E che bello quando si riesce a dire questo di un uomo delle istituzioni. Lui non ha mai rinnegato le sue origini, lui qui era semplicemente il marito di Emilia e il papà di Chelo, Fabrizio e Filippo».

È Bobo, anzi papà Bobo, che Filippo Maroni commemora e onora, mostrandolo al mondo, nel momento in cui l’intimo diventa un sentimento da condividere perché è talmente pieno, lucente e meraviglioso che tenerlo nascosto sarebbe un delitto: «Sappiamo che per te, visti i tuoi impegni e la tua passione politica, non è stato facile essere un padre. Eri costretto a rimanere fuori dalla quotidianità della famiglia, ma ci volevi un bene infinto, con quei tuoi abbracci improvvisi, con quell'aspettarci sul divano nel cuore della notte solo per poterci salutare... Ti sei impegnato tanto per essere un buon papà e noi lo sappiamo bene, perché il tuo amore ci è arrivato tutto».

È per Bobo che il premier Giorgia Meloni, sfumate queste parole, si commuove, come tutta San Vittore, tutta piazza Podestà, tutta Varese. È per Bobo che tutti, in quel momento, ci siamo sentiti figli o padri o madri, alle prese con quelle emozioni che spesso non riusciamo a far uscire, ma che dentro ardono e ci guidano.

Fabio Gandini


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