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Storie | 11 novembre 2022, 10:14

La storia di Miriam e Matteo e la donazione di rene crociata a catena. Primo caso a coinvolgere Varese

Il direttore della Nefrologia e Dialisi, Andrea Ambrosini: «Storie che raccontano di un'opportunità a disposizione di molti pazienti dializzati»

Dott. Andrea Ambrosini, Direttore della Nefrologia e Dialisi di Asst Sette Laghi

Dott. Andrea Ambrosini, Direttore della Nefrologia e Dialisi di Asst Sette Laghi

Ci sono storie perché raccontano di un amore profondo e generoso. Perché offrono un'opportunità che può davvero cambiare la vita per molte persone.

E poi c'è la storia di Miriam e di suo marito Matteo (nomi di fantasia), che oltre ad essere una storia bella, ha un ulteriore valore aggiunto: è la storia di tante storie altrettanto belle, unite l'una con l'altra in un incastro perfetto.

E' infatti la storia di una donazione di rene da vivente che tecnicamente si chiama donazione crociata a catena in programma DEC-K e che due giorni fa ha portato Miriam a ricevere nel blocco operatorio dell'Ospedale di Circolo di Varese, un rene nuovo e, con esso, una nuova vita, senza dialisi.

Miriam, infatti, è una giovane donna, che da circa due anni era costretta a sottoporsi a dialisi. Oltre ad essere in lista per ricevere un rene nuovo da donatore cadavere, Miriam ha potuto essere inserita anche nella lista di attesa per un rene donato da una persona viva, e questo grazie a suo marito Matteo, che si è proposto come donatore a suo vantaggio.

«Purtroppo - spiega il Dott. Andrea Ambrosini, Direttore della Nefrologia e Dialisi di Asst Sette Laghi - Miriam e Matteo non sono risultati compatibili per differenza di gruppo sanguigno alla donazione diretta da vivente, quella in cui il coniuge o un parente, o anche una persona sentimentalmente affine, dona il rene affinché il proprio caro ne possa beneficiare.

La tanto temuta incompatibilità, però, non è un ostacolo assoluto alla donazione, anzi - tiene a precisare Ambrosini - ogni anno anche a Varese sono almeno una decina i trapianti di rene da donatore vivente conclusi con successo, e di queste una parte viene eseguita tra coppie donatore-ricevente con problemi di incompatibilità, che può essere dovuta o a incompatibilità tra gruppi sanguigni (coppie AB0 incompatibili), oppure alla presenza nel ricevente di anticorpi, denominati anticorpi anti HLA donatore specifici, rivolti contro l'organo del suo donatore (coppie HLA incompatibili). Per queste coppie tra loro incompatibili esistono due opzioni per portare comunque a termine l’intervento». 

Esistono delle strategie terapeutiche che, in molti casi, permettono di superare la reazione immunitaria severa legata alla incompatibilità riscontrata. Quando la terapia immunosoppressiva (denominata desensibilizzante) non sortisce l'esito sperato, esistono opportunità preziose, quelle offerte dalle donazioni crociate (trapianto crossover).

«E Miriam e Matteo, per i quali il livello di incompatibilità era molto elevato, sono stati sottoposti a cicli di terapia in collaborazione con il Dott. Vincenzo Saturni del Servizio Trasfusionale del nostro Ospedale, ma non si è raggiunto un livello di sicurezza immunologica da consentire la donazione diretta dal marito».

La coppia ha quindi acconsentito ad essere inserita in una lista d’attesa nazionale per trapianto crossover (donazione crociata), che comprende altre coppie tra loro incompatibili. 

«Non sono passati nemmeno sei mesi da allora - continua Ambrosini - che il loro sogno si è avverato».

Le donazioni crociate possono riguardare solo due coppie tra loro incompatibili oppure possono coinvolgere un numero più alto di coppie, che formano delle 'catene' di più donazioni crociate. 

Nel caso di Miriam e Matteo, inizialmente sei coppie sono state coinvolte in questa sorta di effetto domino. Il Centro Nazionale Trapianti, tramite un algoritmo, è in grado di elaborare gli incroci perfetti che risolvono i problemi di compatibilità tra le diverse coppie iscritte nel registro. 

«L'attivazione di questo 'effetto domino' - spiega Ambrosini - implica uno sforzo organizzativo notevole perché coinvolge più centri trapianto contemporaneamente o in un periodo di tempo molto breve su tutto il territorio nazionale. Il via alle catene può venire da un donatore vivente cosiddetto “samaritano”, che in Italia purtroppo però non è frequente come in molti altri paesi, oppure da un donatore cadavere. In questo secondo caso, si parla appunto di donazione crociata a catena in programma DEC-K».

Nella pratica, quando si individua un organo da donatore cadavere con qualità assimilabili a quelle di un organo da donatore vivente, il Centro Nazionale Trapianti, che ha in precedenza costruito le catene di coppie, dà il via all'effetto domino con donazioni e trapianti in sequenza fino al completamento della catena stessa. L'ultimo donatore 'restituirà' il dono offrendo il proprio rene alla lista dei pazienti in attesa di rene da donatore cadavere, chiudendo così il circolo virtuoso di generosità e ritorno alla vita.

Nel caso di Miriam e Matteo, il rene del donatore cadavere è stato trapiantato in una ragazza veneta, la cui madre ha donato il proprio rene a Miriam; il marito di Miriam donerà a giorni nel nostro Ospedale il proprio rene che verrà trapiantato in seguito ad un uomo del Lazio e così via...

Miriam, trapiantata con successo dall'équipe del prof. Giulio Carcano e del prof. Matteo Tozzi, rispettivamente a capo della Chirurgia dei Trapianti e della Chirurgia Vascolare, sta bene e, se tutto procederà per il meglio tra pochi giorni potrà tornare a casa, dove la raggiungerà, entro le prossime due settimane, anche Matteo, non prima di aver donato uno dei suoi reni ad un altro paziente in attesa di rinascere. E' il primo caso di donazione crociata a catena da programma DEC-K che coinvolge Varese: questo programma, nato ufficialmente nel 2019 ha già permesso di trapiantare più di 80 pazienti e sono state costruite 11 catene in Italia.

«Questa storia è davvero bella - conclude Ambrosini - Miriam con un trapianto funzionante non dovrà più frequentare la nostra dialisi, grazie al gesto generoso di Matteo, ma molti altri pazienti dializzati potrebbero beneficiare della stessa opportunità: il problema dei limiti nello sviluppo di questa attività è anche legato alla cattiva informazione, molte coppie, molte famiglie non sanno della donazione da vivente, come non sanno che l'incompatibilità non è un ostacolo insormontabile. Proprio per questo motivo, è dovere di tutti, e nostro in prima battuta, l’impegno massimo per far conoscere tutte queste opportunità».

Redazione

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