L’incalzante ombra della crisi che si staglia sul panorama mondiale ed europeo sta portando le diverse nazioni all’ideazione di misure di emergenza, per tentare di attutire il contraccolpo dei vari eventi mondiali – pandemia, conflitti internazionali, inflazione, etc. – sulla popolazione.
L’Italia sta cercando di destreggiarsi in questo arduo compito, e per farlo ha mutuato un efficace metodo del settore commerciale, che da anni si è consolidato diventando una vera e propria tendenza: quello dei bonus.
Predominio indiscusso in questo campo è detenuto dal gioco pubblico, che ha ampiamente dimostrato come i bonus nella modalità senza deposito configurino un’importante attrattiva per gli utenti. La possibilità di effettuare un primo accesso e una prima esperienza di gioco senza la necessità di utilizzare il proprio denaro si è dimostrata un incentivo più che vincente per i concessionari di gioco legale, espediente che - a quanto pare - politici e tecnici hanno preso ad esempio per tentare di stabilizzare l’attuale situazione economica, non proprio rosea.
Un funzionamento simile è, infatti, quello previsto dal Superbonus 110%, l’incentivo che prevede appunto la possibilità di effettuare interventi edilizi senza un esborso di tasca propria, con la possibilità di cedere il credito d’imposta a terzi oppure esercitando lo sconto in fattura o, infine, versando meno tasse e recuperando in cinque anni un importo superiore a quello speso. È però un punto dolente per il governo entrante, che dovrà capire come revisionare l’originale testo dell’incentivo e permettere, alle migliaia di contribuenti al momento in stand-by, di capire come (e se) procedere coi lavori. Nonché come gestire le future richieste di tutti coloro che vorranno accedere alla procedura. Quanto prevedono gli esperti, anche in base alle dichiarazioni dei politici, è che l’aliquota verrà ridotta sensibilmente – si parla di 70% e poi 65%, eventualità già criticata in quanto sfavorirebbe i meno agiati, premiando invece i più facoltosi. Anche il fratello minore, il Bonus facciate, è stato ridimensionato, dall’originaria aliquota del 90% prevista per chi ha aderito negli anni 2020 e 2021, al 60% per coloro che ne hanno fruito nell’anno corrente.
Aiuti anche per i lavoratori, grazie agli incentivi alle imprese, provengono dal cosiddetto Bonus bollette e dal Bonus carburante. Il primo prevede che, per l’anno di imposta 2022 ed entro la soglia complessiva di 600 euro, non vengano considerati come concorrenti al reddito il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati ai lavoratori dipendenti, oltre alle somme versate dal datore di lavoro per il pagamento delle utenze domestiche di acqua, gas ed elettricità. Il Bonus carburante è un intervento sostanzialmente analogo al precedente, prevedendo che buoni benzina o altri titoli analoghi forniti dal titolare al lavoratore privato non concorrano a formare il reddito, con un tetto massimo di 200 euro per singolo dipendente.
Rivisto di recente dall’uscente governo Draghi anche il Bonus sociale elettrico, con il Decreto aiuti bis, che è stato sostanzialmente prolungato fino al termine del 2022, con la previsione di uno sconto in bolletta per le famiglie più disagiate economicamente, anche grazie all’intervento di Arera (Autorità di regolazione per energia reti e ambienti), che ha permesso un blocco delle tariffe fino a fine anno.
Per capire cosa accadrà nel 2023 occorrerà invece attendere il passaggio del testimone al nuovo esecutivo e al Parlamento, nella sua forma rinnovata, che dovrà occuparsi dell’approvazione della manovra di bilancio entro fine anno. La coalizione entrante sembra voler mantenere la linea già tracciata in materia di bonus, intenzionata a mettere in campo un nuovo decreto energia a sostegno delle famiglie in difficoltà, anche se dovrà tener conto dei fondi disponibili, che si stiamo siano fra i 9 e i 10 miliardi, in base al previsto rallentamento del PIL (+0,6% anziché 2,4%) stimato nella Nota di aggiornamento al Def e al calo del deficit al 5,1%, inferiore rispetto al prefissato 5,6%.