Cronaca - 03 novembre 2022, 18:11

Stupro sul treno a Venegono, la ragazza riconosce uno dei due aggressori

La ventitreenne, che fu assalita nello scorso dicembre, oggi pomeriggio in Tribunale a Varese ha fissato a lungo i due imputati. Resta il problema dell'identità dello stupratore

Doveva essere un breve viaggio in treno per raggiungere gli amici e dare inizio alla serata insieme, ma quella mezz’ora scarsa che separa la stazione di Saronno da quella di Venegono si è poi trasformata in terrore puro per una ragazza classe 1999, una delle due vittime dei gravi fatti dello scorso 3 dicembre, per i quali sono oggi a processo per stupro e tentata violenza un tradatese di 22 anni e un marocchino di 27 (leggi QUI i dettagli). 

La giovane li ha fissati a lungo, oggi pomeriggio, in un’aula del Tribunale di Varese e alla fine, rivolta ai giudici del collegio, ha confermato il riconoscimento di uno dei due: l’italiano Anthony Gregory Fusi Mantegazza. «Non è lui», ha invece affermato riferendosi all’altro, Hamza Elayar, il presunto stupratore, il ragazzo che quella sera aveva cercato di ottenere da lei del sesso orale, mentre il complice la teneva ferma. 

Un’aggressione iniziata in un vagone vuoto, al piano superiore del treno, e proseguita nell’indifferenza generale dei pochi passeggeri presenti al piano di sotto, dove la ragazza si spostò, urlando, dopo una breve colluttazione, tra graffi e un morso che fece desistere il violentatore. Ma solo momentaneamente, perché di sotto, con le porte aperte e il treno ormai giunto a Venegono, il ragazzo riuscì ad avvicinarla di nuovo e a penetrarla, sfruttando le calze collant della ragazza già mezze abbassate a seguito del primo approccio. 

Il tutto con il padre della 23enne che dal telefono ascoltava urla e movimenti. Perché così era iniziato il viaggio, ha raccontato la giovane: auricolari nelle orecchie e una telefonata a papà per impiegare il tempo dello spostamento. Ma poi salirono i due aggressori, alterati dall’alcol: uno con una stampella, zoppicando, e l’altro con una bicicletta. Si misero di fianco a lei e iniziarono a infastidirla, prima di passare alle molestie vere e proprie. 

Fu il padre a rivolgersi dalle auricolari al capotreno per dare l’allarme, mentre la figlia era accasciata al suolo. 

Sui riconoscimenti, però, alla luce di quanto emerso oggi in aula dalle parole della 23enne, resta il problema dell’identità dello stupratore. Dubbi che si sommano a quelli che aveva già espresso la seconda ragazza coinvolta nella vicenda (clicca QUI), importunata nella sala di attesa della stazione di Venegono da un giovane con una stampella e da uno con una bicicletta.

Gabriele Lavagno