Hockey - 07 ottobre 2022, 15:10

Cosa ci fa un canadese in bicicletta a Varese? Semplice, gioca a hockey

Intervista a Mathieu Desautels, nuovo difensore dei Mastini, non il solito "straniero". Voluto personalmente da coach Devèze si è portato dietro dal Canada la sua bici e con quella gira il nostro territorio. Ha partecipato anche alla Granfondo Tre Valli: «Varese è un paradiso, mi sento fortunato a essere qui»

Cosa ci fa un canadese in bicicletta a Varese? Semplice: gioca a hockey.

Se vi sentite disorientati è perché ancora non conoscete Mathieu Desautels e il suo mondo. Allontanatevi subito dall’idea del giocatore straniero con la valigia, del “mercenario”, dell’atleta solo allenamenti e partite e per il resto tanta nostalgia di casa: il nuovo giocatore dei Mastini è una persona interessante, interessata, poliedrica che, chiamato da Varese, ha prima di tutto cercato di scoprire la città che lo ha accolto. Trovandola bellissima.

I pedali sono complici. Anche per chi giornalisticamente ha deciso di approfondire qualcosa sul suo conto: Desautels è stato infatti tra gli oltre 2000 partecipanti alla Granfondo Tre Valli di domenica scorsa. «È stata la mia seconda competizione di questo tipo - racconta - alla prima ho partecipato in Canada, un’esperienza non minimamente paragonabile a quella varesina. Il Quebec è piatto, qui ho trovato oltre 1000 metri di dislivello e salite dure come l’Alpe del Tedesco che non avevo mai affrontato. Inoltre ho gareggiato contro avversari molto più forti. Però è stato bello e le persone che ho incontrato si sono dimostrate molto amichevoli: vedevano il mio nome straniero sulla maglia ed erano molto curiose».

Mathieu ha corso con la bici che si è portato appositamente dal Canada e che usa, durante il tempo libero, per continui giri sulle strade della nostra provincia. Chiedendogliene conto viene fuori una descrizione del territorio varesino che dovrebbe far ricredere almeno un po’ i lamentosi: «Varese non è solo un paradiso della bicicletta: è proprio bellissima in generale. La amo già. Quando sono arrivato non me l’aspettavo così, piena di natura, di montagne, di laghi. Mi piace anche il centro città, pulito e ordinato: non sapete quanto mi senta fortunato a essere qui. Conoscerla in bicicletta è poi il modo più bello: mi piace osservare la vita che scorre lenta, i paesini, le loro piccole chiese… E poi qui fa decisamente meno freddo che in Canada…».

Difensore, classe 1995, a volerlo nella nuova armata giallonera è stato coach Claude Devèze in persona: «Ci siamo scontrati lo scorso anno in Francia durante i playoff, lui con Brest e io con Strasburgo. Poi ha chiesto di me ad amici comuni, ci siamo sentiti e quindi visti, trovando una corrispondenza soprattutto su un punto: venire qui per vincere. Claude è un ottimo coach, si rapporta bene con i giocatori, li capisce».

Purtroppo le prime due gare sono state due stop per Varese: il primo a Bressanone e il secondo nel nuovo palaghiaccio di via Albani, contro il Dobbiaco. Desautels analizza, ma non si scompone: «Non abbiamo giocato male per essere una squadra nuova: nella prima se non avessimo sbagliato sei o sette gol parleremmo di una partita diversa, nella seconda abbiamo commesso due errori difensivi che non possiamo permetterci e abbiamo avuto un sacco di penalità. Le vittorie arriveranno, ne sono sicuro. Mi resta solo il rammarico di non essere riusciti a vincere dentro la nostra nuova casa, perché i tifosi sono stati fantastici».

Sul punto Mathieu vuole restare: «I varesini sulle tribune erano 900-1000, ma sembravano molti di più: hanno fatto un casino infernale. Ho sentito continuamente il loro appoggio, soprattutto quello dei Mastini Forever che ci avevano seguito anche a Bressanone. Tutti loro si meritano il nostro massimo impegno».

Con Desautels si fa presto a finire ancora una volta fuori dall’agonismo, tanta è la vita che questo giovane avventuriero del ghiaccio vuole vedere e poi raccontare: «Mi piace molto anche il golf: qui a Varese sono andato al Panorama con Marcello Borghi e Daniele Odoni. Il cibo preferito? Beh, senza dubbio la carbonare e come l’ho mangiata qui non l’ho provata da nessuna altra parte. E infine amo i vini italiani: sono un “Brunello guy” e mi piace molto il Ripasso Valpolicella, ma penso che ascolterò il presidente Carlo Bino che mi ha detto di provare anche Barolo e Barbaresco…».

Fabio Gandini


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