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Calcio | 05 ottobre 2022, 10:25

De Paola: «Avremo gli occhi della tigre e sputeremo sangue. Venire al Varese non significa scendere di categoria...»

Il neo allenatore biancorosso: «Dobbiamo essere da boschi e da riviera: se c'è da andare a giocare bene, dobbiamo farlo. Se c'è da fare la guerra, la andiamo a fare. Questa piazza vuole vincere ma servono giocatori con la "cazzimma". Domenica a Venegono affronteremo il derby da squadra operaia e "cazzuta". Cerco fuoco da tutti: giochiamo al Franco Ossola e non a Ciserano, Breno o Desenzano, quindi bisogna dare molto di più»

De Paola: «Avremo gli occhi della tigre e sputeremo sangue. Venire al Varese non significa scendere di categoria...»

«Dobbiamo essere da boschi e da riviera: se c'è da andare a giocare bene, dobbiamo farlo. Se c'è da fare la guerra, la andiamo a fare. Le cose semplici non fanno parte della mia vita. Ho scelto una piazza che ha bisogno di fare calcio vero: insieme ai ragazzi, con voglia di soffrire e cazzimma, mi piacerebbe creare l’anima giusta per avvicinare gente allo stadio. Il segreto è lavorare, sacrificarsi e aiutarsi. Il Varese sputerà sangue»: sono le prime parole di Luciano De Paola da allenatore biancorosso.

«Non mi piacciono i giocatori presuntuosi e arroganti - aggiunge ancora l'ex del Lecco quinto un anno fa in serie C - Sono un uomo semplice, voglio una squadra semplice. Faccio un esempio: se io sono un marcatore, agli avversari devo mangiare le cosiddette. Ieri ho visto tocchi di tacco e di punta in allenamento, allora ho fermato tutto e ho detto: "La prossima volta chi tocca la palla così va a casa"».

«Domenica a Venegono andiamo a giocarci un derby (che verrà ripetuto anche mercoledì 2 novembre per la gara secca del secondo turno di Coppa Italia, ndr) e i derby non si affrontano in punta di piedi - prosegue De Paola - Il calcio non è un cinema o un ti-tic, ti-toc ma è fatto per gente che ha gli occhi della tigre».

Alla presentazione del nuovo mister nella sede biancorossa dello stadio era presente il presidente Stefano Amirante: «Chiudiamo la parentesi Porro nella prima squadra ma non come Città di Varese - le sue prime parole - Vista la situazione complicata dal punto di vista dei risultati, abbiamo parlato con lui e abbiamo deciso di fare un passo indietro insieme. Non esce dalla società, quindi non è stato mandato via e non ha deciso di andarsene ma di fare un passo indietro. Il suo futuro sarà quello di affiancare la struttura del settore giovanile nella realizzazione dei tornei e nella valorizzazione e nel funzionamento delle Bustecche quando la struttura sarà completata».

«La scorsa estate avevamo scelto di continuare con il gruppo e l'allenatore che ci avevano fatto vincere i playoff -  prosegue Amirante - la gestione dei momenti difficili era il banco di prova e il momento difficile è arrivato subito. Purtroppo è la terza volta che parliamo di un cambio di allenatore in corso e non è bellissimo per la società: nel primo caso è stato un esonero, negli altri due ci sono state dimissioni, ma ora è il momento di guardare al futuro». 

La scelta di De Paola «è stata fatta in modo quasi automatico, perché abbiamo voluto un profilo che possa far rendere il gruppo per quello che vale, e di questo sono convinti sia Merlin (responsabile del mercato, ndr) che lo stesso Porro». «Serviva qualcuno che prendesse in mano il gruppo in modo solido, che avesse già un'esperienza in questo girone e in piazze importanti. Ci siamo parlati e sia io, sia la proprietà, sia Merlin abbiamo fatto lo stesso nome. Abbiamo trovato le risposte giuste, anzi siamo orgogliosi della scelta di De Paola: pur avendo altre proposte, ha ritenuto che la nostra proposta fosse quella giusta per un allenatore che dal '99, quando ha iniziato ad allenare, ha vinto in tante piazze».

«Un'altra cosa che abbiamo osservato da lontano - chiude Amirante - è che lui è un po' uno specialista dei subentri: riesce a dare un'impronta in poco tempo, porta sempre la barca in porto. Ci abbiamo messo due ore a trovare l'accordo». 

De Paola ha poi parlato della sua decisione di arrivare in biancorosso: «Non sarei mai sceso in serie D se non ci fosse stato il Varese. Anche perché, se avessi aspettato una settimana, sarei andato in Lega Pro. E' stata una scelta ponderata anche se molti mi hanno detto "scendi di categoria". No, io non scendo ma arrivo al Varese: venni a giocare qui con il Cagliari e vidi lo stadio pieno, questa è una piazza che merita. Poi mi è piaciuto il progetto della dirigenza».

«Questa piazza vuole vincere ma ci vogliono giocatori con la cazzimma, che corrono a mille all'ora - prosegue il tecnico - Qui può capitare di dover giocare meno a calcio e più "a calci" per andare in paradiso. Voliamo bassi e nessun proclami. Bisogna lavorare uniti, con sacrificio, attenzione e tensione. Dovremo essere una squadra di operai che ama questa maglia, che è pesante. Dobbiamo essere belli cazzuti e non mollare un... millimetro. Andremo al derby con il coltello tra i denti. Ho voglia di portare entusiasmo».

«La pressione di dover vincere in certe piazze come questa è importante e sono pochi i giocatori in grado di sopportarla - aggiunge sempre De Paola - Se a dicembre ci sarà il modo di migliorare questo aspetto, e saremo là sopra, lo faremo. Il modulo? L'anno scorso a Lecco con il 4-4-2 siamo arrivati in alto. Dipende dai miei giocatori: se davanti ho Ferrario e non gli arriva una palla... Conosco Disabato, Premoli, Ferrario, Piccoli, Gazo: hanno voglia di fare bene e, se ci mettiamo la testa giusta, faremo bene».

Varese, secondo il tecnico, «ha fame di calcio». «I tifosi dovremo portarli allo stadio giocando con la bava alla bocca. Questa piazza merita fuoco, ed è quello che cerco anche io. Come ho trovato la squadra? Io guardo tutti negli occhi e ora sono un po' in difficoltà come autostima: gliela ridarò. L'unica cosa da far capire è che si gioca a Varese e non a Ciserano, Breno o Desenzano. Qui bisogna metterci molto di più».

C'è una ricetta per risalire? «Una sola: lavorare e, soprattutto, avere gli occhi della tigre. Se vai in campo giocando facendo il ti-tic-ti-toc, non ci siamo. Facciamo le cose semplici e che sappiamo fare, non il cinema. Il calcio non è cinema. Io, giocando di piatto, ho fatto una carriera importante: se ognuno fa quello che sa fare, la squadra diventa un gruppo».

«Il Varese per me non è una questione di soldi ma di prestigio: mi ha attirato la piazza importante, dove con i tifosi c'è un confronto. Ho bisogno di adrenalina e qui te la danno anche i tifosi che ti vengono a rompere le scatole (eufemismo). Noi dobbiamo provare a fare diventare matti i tifosi di noi» aggiunge il neo allenatore.

Poi, sul girone B e sulle qualità degli avversari: «È tosto perché bergamaschi e bresciani hanno la bava alla bocca. Si vive sulla forza e sul contatto. Nel girone A ti fanno giocare, qui no. Dobbiamo essere da boschi e da riviera: se c'è da andare a giocare bene, dobbiamo farlo. Se c'è da fare la guerra, la andiamo a fare».

Ferrario e Disabato, giocatori importanti, hanno già conosciuto De Paola in passato. «Ferrario era con me alla Pergolettese - dice il tecnico - e ha fatto 23 gol da quando subentrai, dopo i 10 iniziali. Disabato l'ho avuto a Savona e non l'ho mai fatto giocare davanti alla difesa: deve farlo vicino alla punta. Adesso che abbiamo fuori due giocatori importanti di esperienza, qualità e sostanza come Gazo e Piccoli, Ferrario e Disabato sono ancora più importanti. Ho detto loro che si devono dare una mossa. Ferrario, se servito, è devastante: se non prende una palla, è dura. Io poi in faccio giocare chi merita, anche i giovani».

Andrea Confalonieri


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