Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del gruppo di "Fratelli d'Italia - Noi per Sumirago" firmato dal capogruppo in consiglio comunale Stefano Romano.
«L’annuncio della chiusura anticipata del piano di riequilibrio e l'avallo della Corte dei Conti chiudono una situazione incresciosa che ha condannato il Comune di Sumirago a pagare un prezzo altissimo. La mancanza di investimenti e la riduzione ai minimi termini delle manutenzioni ordinarie ha pesato enormemente sui servizi al cittadino e sul mantenimento del decoro urbano.
Non di meno, in questa vicenda è da analizzare la posizione assunta dall’Amministrazione Comunale, precedente e attuale, che scientemente ha deciso di anticipare la chiusura del debito di quattro anni, una decisione che esula dal Piano di riequilibrio calibrato a suo tempo sulle risorse di bilancio del Comune e che consentiva nel contempo di poter utilizzare parte degli introiti di cassa per il territorio. La decisione è stata diversa. L’iniziativa, propria degli amministratori locali, Sindaco in primis, è stata di riversare tutte le risorse sul ripianamento del debito con la conseguenza di aver salvato il Comune dal dissesto finanziario ma non dal dissesto del territorio.
Ci riserviamo di valutare nei prossimi mesi se la decisione di anticipare l’uscita anzitempo dal piano di riequilibrio sia stata una decisione saggia o meno e quali siano state le ripercussioni sul territorio. Se è pur vero che il Comune di Sumirago ha dovuto essere sottoposto a misure restrittive nei capitoli di spesa la decisione di anticipare l’uscita di quattro anni è stata una decisione autonoma che prescinde da un programma definito di rientro del debito. Sicuramente un prezzo pagato caro dal territorio che ha visto limitare le opere di manutenzione ordinarie.
Ora che i conti sono in ordine e che la questione debito è definitivamente chiusa non vi sono più limitazioni restrittive affinché l’Amministrazione Comunale provveda a mettere in campo tutte le azioni per riportare il Comune di Sumirago a uno standard accettabile. Attendiamo la maggioranza alla prova dei fatti».