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Altri sport | 02 ottobre 2022, 19:56

Singapore luci e ombre. Perez vince il GP, ma la vittoria resta “sub iudice” per ore

Il messicano vince meritatamente grazie alla decisiva manovra in partenza ai danni di Leclerc. Un suo errore durante la safety car lo pone sotto investigazione. Alle 3 di notte locali arriva la conferma della vittoria

courtesy formula1.com

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Un Gran Premio a due facce. La prima: bagnata, ritardata di un’ora e piena di errori e Safety Car. La seconda, entusiasmante, piena di imprevisti e interminabile. Tre ore per prendere una decisione ufficiale in merito alla classifica finale della gara, a causa di una serie di presunte infrazioni commesse dal vincitore Perez. Cinque secondi di penalità che gli permettono di restare in testa, grazie ai 7 secondi di vantaggio al termine della gara. 

A prescindere dalle decisioni della FIA sull’esito della gara, lenta nel decidere qualsiasi cosa, per i tifosi resta l’amaro in bocca l’ennesima occasione sprecata per Ferrari, nonostante la pole del sabato. Un ritornello al quale si sono abituati quest’anno, ma che fa ancora più male se si considera che a Singapore (così come a Montecarlo, e sappiamo come è andata) partire dalla pole position è fondamentale. Invece la partenza è stata sì un elemento determinante per gli esiti della gara, ma in senso negativo.

Parte infatti malissimo “Il predestinato”, che si fa superare da Sergio Perez e rischia di subire il sorpasso anche da Hamilton e Sainz, salvandosi solo perché la distanza tra lo start e la prima curva è limitata.

La brutta partenza costringe il monegasco a rincorrere per tutta la gara il messicano della Red Bull, unico pilota con buona visibilità sotto la pioggia di Singapore. La F1-75 di Leclerc resta tra il secondo e i 2 secondi e mezzo per buona parte della prima metà di gara, anche grazie a due safety car.

La prima al giro 10, causata (incredibile ma vero) da Latifi. La seconda, virtual al giro 22, a causa del ritiro di Fernando Alonso con la sua Alpine. Il fatto che nelle fasi intermedie, non interrotte da Safety Car,  Leclerc ha visto il suo distacco salire fino a quasi 3 secondi, è segno ineluttabile che alla lunga la vettura di Maranello era di circa 2 decimi e mezzo più lenta sul passo gara da bagnato rispetto alla Red Bull di Perez. Impossibile comparare il distacco sul passo gara con la RB18 di Verstappen, bloccato nel traffico tra l’ottava e la sesta posizione per tutta la prima metà di gara.

Peggio il passo gara di Carlos Sainz Jr, ma in grado di seguire il compagno di squadra e con un tempo sul giro di quasi mezzo secondo più lento. Carlos ha dovuto lottare per buona parte della gara con Sir Lewis Hamilton, rinvigorito da una buona Mercedes dimostratasi competitiva in tutte le condizioni di pista. 

Il Gran Premio cambia improvvisamente pelle tra il giro 35 e 36. Apre le danze Leclerc che monta le gomme gialle al posto delle intermedie, cercando di attaccare la Red Bull. Un pitstop in cui il monegasco arriva però molto lungo facendo perdere tempo ai meccanici, proprio mentre Lewis Hamilton sbatte e viene costretto a rientrare ai box. Il Pitstop di Leclerc è marcato dalla Red Bull di Perez, che fa un pitstop lampo in 2.5 secondi mantenendo tranquillamente la testa. Nello stesso giro il crash di Tsunoda con l’Alpha Tauri causa l’ennesima safety car. Risultato finale di queste montagne russe: gruppo ricompattato e Verstappen quinto in agguato. 

Con le gomme da asciutto, quasi esclusivamente medie tranne rarissime eccezioni, si scatenano tutti. Mentre il campione del mondo Max Verstappen butta via la sua chance con un clamoroso errore nel tentativo di superare Norris e agganciarsi al trenino del podio, Charles Leclerc sfrutta al massimo le gomme slick medie che sembrano funzionare meglio sulla sua F1-75 rispetto alla Red Bull di Perez. Il monegasco si attacca al messicano e prova una serie di azioni di disturbo per indurlo all’errore. 

E invece è proprio Charles il primo a commettere un errore, anzi più di uno, perdendo contatto con il leader a causa di una serie di sbavature e correzioni. Il gap sale da 5 decimi, con il monegasco incollato allo scarico Perez e con DRS abilitato, fino ai 7 secondi finali. Anche in questo caso le difficoltà della F1-75 legate alle temperature delle gomme che, come spesso abbiamo scritto da queste colonne, sono difficili da gestire in condizioni critiche su questa F1-75. Ma, ancora una volta, in questo GP di Singapore abbiamo visto come in condizioni precarie (ricordiamoci Imola), Leclerc finisce per sprecare l’occasione e commettere errori evitabili: partenza rivedibile, lungo al pitstop, una serie di imprecisioni durante il duello con Perez.

In un weekend dove il muretto Ferrari è stato impeccabile e la vettura ha dimostrato di essere potenzialmente vincente, la vittoria del GP “sul campo” è sfumata principalmente per errori del pilota. Buonissima invece la gara di Perez che, così come a Montecarlo in Maggio, dimostra di essere a suo agio nei circuiti cittadini (aveva vinto anche a Baku lo scorso anno). Ottima partenza, gara gestita senza particolari problemi, messo sotto pressione da Leclerc non ha sbagliato nulla. Gara che sarebbe potuta essere impeccabile, ma resta la macchia del doppio errore del mancato rispetto della distanza verso la safety car. Male invece la gara di Carlos Sainz, che conquista il podio ma che è apparso prestazionalmente lontano anni luce dal compagno di squadra Leclerc, nettamente più veloce.

Poca fiducia nella macchina, forse a causa di un assetto non ottimale, ma dallo spagnolo ci si aspettava di più.

Strane le gare dei duellanti del mondiale 2021. Max Verstappen non è riuscito a portare a termine una delle sue “famosissime” rimonte, incappando in un errore clamoroso che lo ha costretto a uno stop aggiuntivo. Stesso discorso per Lewis Hamilton che ha commesso due errori “non da lui”.

Nel primo, tentando di mettere pressione a Sainz, ha stampato la sua Mercedes contro le barriere, danneggiando l’ala anteriore e trovandosi costretto a un pitstop per la sostituzione. Nel secondo, nel tentativo di superare Vettel per la quinta posizione, ha compiuto una manovra maldestra che l’ha visto finire lungo e superato anche da Verstappen. Luci ed ombre quindi. Per tutti. Ferrari buona, ma piloti non nel loro miglior weekend. Red Bull vince ma è abbonata a parlare con la Federazione, Mercedes sempre competitiva ma con strategie strane ed errori imprevisti.

FIA troppo lenta a decidere su tutto, sul budget cap così come sulla penalità di Perez. Ora si va in Giappone, ma prima, a metà settimana, ci sarà l’incontro decisivo per discutere della presunta infrazione del budget cap di Red Bull.

Restate sintonizzati perché ne vedremo delle belle, ma con calma perché la Federazione Internazionale dell’Automobilismo (FIA) non ha mai fretta. Purtroppo.

Lorenzo Pisani e Stefano Sandrini

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