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Attualità | 19 settembre 2022, 17:39

Alla Liuc il mental coach Roberto Cerè svela i segreti del successo

L’autore di best seller ha parlato agli studenti del primo anno della magistrale di motivazione, dei presupposti e delle fasi del successo. «Abbiate obiettivi, guardate con l’occhio lungo, sappiate essere prima gestori, ma poi creatori e proponete un prodotto»

Alla Liuc il mental coach Roberto Cerè svela i segreti del successo

«Puntare a un obiettivo, senza lasciarsi travolgere dagli eventi. Cercare stimoli, essere disposti a sacrificare un piacere per un obiettivo, guardare al futuro. Avere sogni che cambiano la vita». Sono solo alcuni degli stimoli che il mental coach Roberto Cerè ha voluto insegnare agli studenti universitari, alle matricole stamattina e ai più grandi del primo anno della magistrale nel primo pomeriggio alla Liuc, precisamente nell’aula Bussolati, la stessa dove l’autore di best seller si era laureato 24 anni fa. Lui che è nato e cresciuto nelle case popolari, che dopo essersi diplomato geometra ha lavorato come muratore per cinque anni, ha iniziato a frequentare la Liuc a 24 anni e ha impiegato 5 giorni per comprendere una pagina di diritto pubblico, che si è poi laureato a 28, lui ora 52enne ha tanto da insegnare ai ragazzi. Nella vita ha conquistato il successo e oggi ha voluto svelare i segreti per diventare qualcuno. E ci è riuscito. Dinanzi a una platea di studenti attentissimi, i futuri manager, imprenditori o consulenti, ha fatto capire passo dopo passo cosa fare per raggiungere il successo. (VIDEO)

Ha parlato di presupposti del successo, di fasi per il successo e lo ha analizzato considerando la parabola delle età di un uomo. «Intanto il successo arriva da lontano – ha esordito il formatore – Per conquistarlo occorrono pazienza, tempo, determinazione. Il successo non è fulmineo. Occorre saper creare e gestire, o meglio all’inizio si è gestori, s’impara a mappare le procedure, a individuare i flussi per poi diventare creatori. Terzo, occorre avere un prodotto, ideare qualcosa da offrire al pubblico». Si riesce se si presta attenzione alla preferenza temporale, ossia l’essere disposti a sacrificare il tempo, il piacere per un obiettivo: se il tempo diventa preponderante, non c’è sviluppo. E per spiegare concetti magari astratti, il mental coach è ricorso a esempi concreti e coinvolgenti.

Così ha continuato ad appassionare i futuri manager individuando gli step del successo. «La prima fase coincide – ha proseguito – con il “non capisco” per cui il 99 per cento delle persone si ferma qui. L’1 per cento che prosegue arriva alla fase dell’“ho capito, sono gratificato”. Qui arrivano i professionisti: ci si inizia a vendere, a monetizzare. Finché si arriva al punto per cui si comprende di aver sbagliato tutto perché si vuole guadagnare sempre di più. Ecco che subentra la terza fase cui giunge l’1% dell’1%: “Ho un’opinione”». Questa è la fase che richiede tempo, pazienza, dove s’inizia a lanciare un’idea per poi affinarla.

Ma l’arringa di Roberto Cerè ha poi deviato sulle età: da zero a 20 anni è il periodo dell’osservazione, delle letture, frequentazioni, dove s’impara, si scelgono i valori di base, che spesso coincidono con quelli dei genitori, della scuola, del contesto sociale, ad esempio come guadagnare, imparare, aiutare e divertire. «Ragazzi – ha avvertito – le finalità del lavoro sono tre: si lavora per guadagnare, per imparare tanto e per divertirsi. Dai 20 ai 30 anni dobbiamo sapere chi vogliamo essere. Dai 30 ai 40 ci si specializza, ci si posiziona, dai 40 ai 50 ci si distingue e si guadagna, dai 50 ai 60 si delega e oltre i 60 si arriva alla fase del godimento».

Quasi due ore in cui il mental coach ha saputo catturare la curiosità dei giovani, trasmettendo abilità e astuzie intelligenti. L’iniziativa, finalizzata a offrire competenze per “Fare la differenza” che è la mission della Liuc, è stata introdotta dal rettore Federico Visconti che, rifacendosi a libri di Sergio Marchionne, ha incoraggiato gli studenti a investire nei loro talenti, guardando oltre, senza trovare ricette magiche.

Laura Vignati

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