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Opinioni | 26 agosto 2022, 15:56

IL COMMENTO Cinquanta euro di spesa e non ho comprato niente. Fino a poco tempo fa ci campavo una settimana...

Non ci sono soltanto le aziende, le banche e i commercianti, certamente preoccupati per la carenza di materie prime e le mega bollette milionarie, ma anche noi poveri Cristi che contiamo ogni giorno quel che resta nel portamonete. Vorrà dire che in inverno dormiremo in un sacco a pelo

IL COMMENTO Cinquanta euro di spesa e non ho comprato niente. Fino a poco tempo fa ci campavo una settimana...

Cinquanta euro e ventisette centesimi. Cosa ho comperato? Niente, 18 bottiglie d’acqua naturale, un trancio di merluzzo, sacchetti per l’umido che quelli del comune si squagliano come un gelato a Ferragosto, una vaschetta di petto di tacchino arrosto, un pacchetto di biscotti senza questo e quell’altro bio qui bio là, due confezioni di Whiskas in bustine e un sacchettino di croccantini per la Nerina Sicofanta, un cespo di lattuga per Ugo il Tartarugo, che è già un po’ imbesuito e sta scavando la fossa per l’inverno. E sono andato al supermercato, ché se compravo al dettaglio era meglio passare direttamente da un gioielliere e amen, almeno alla mala parata avrei rivenduto.

Con cinquanta euro, fino a poco tempo fa, mica secoli, facevo la spesa per una settimana. Vabbè che mangio poco, ma prima oltre alla Nerina c’erano anche il Nerone Maramao e il Bellomao, che in tre consumavano più del sottoscritto. Eppure. Non parliamo poi dei tempi della lira, con un bel centone ero a posto per quasi un mese, che poi sarebbero i cinquanta di oggi con cui porti a casa un cazzùu de lacc.

Sarà il covid, la guerra, sarà il governo ladro (ma non piove quasi più) o la speculazione selvaggia, le accise fottute e i balzelli su ogni cosa semovente, fatto sta che il povero Cristo, Fracchia o Fantozzi, monsù travet o quellochenonc’èpiùlaclassemedia, conta ogni giorno i rametti che ha nel portamonete, chiedendosi se può comperare un’albicocca in più, permettersi un gelato al mercoledì (fino a 3 euro un cono, ai tempi con seimila lirette avevi un’intera torta gelato più due cornetti) magari il pane buono integrale lievito madre una volta ogni quindici giorni, una fetta di filetto al mese e pranzare al ristorante una volta all’anno, per il genetliaco. I venti euro non li vedi neanche (i dieci i Bancomat non li danno più, forse per pietà), pane, insalata, un pomodoro, qualche carota, due mele, un kiwi per la vitamina C, e ciao Peppino, il nero del portafoglio vuoto si apparenta all’umore di chi sa di essere derubato dal sistema e continua a ungerlo suo malgrado.

Ogni sfizio è abbandonato da tempo, il vinello buono, la tortina la domenica, il trancetto di salmone crudo da gustare con olio e limone, perfino il giretto fuori porta a Boarezzo, Mondonico o Cuvignone, l’astina del serbatoio va giù che è un piacere e poi con quindici euro ti danno sette o otto lacrime di benzina, Varese Schiranna Gavirate, forse Laveno, e poi riserva. E per fortuna ho un’utilitaria. Il caffè al bar? Dimenticato, tre cucchiaini un euro e 25, ma vogliamo babbiare? Le partite di calcio? Ma quando mai, 30 euro al mese per vederle in diretta, si torna alla radiolina, non assecondo ancora i furti con scasso.

La sadica perfidia dei gestori di gas e luce li porta a programmare splendidi regali algoritmici per le ricorrenze canoniche, così - non sto scherzando - mi è arrivata la bolletta della luce il giorno di Natale e del gas nel dì del compleanno, cosicché la voglia di farsi giustizia supera di gran lunga quella di festeggiare, peraltro ormai senza torta e spumante, diciamo con il pensiero, se no sforo il budget settimanale sempre più risicato.

Dopo aver visitato ogni possibile discount e abbandonato i negozietti dove un tempo andavano a provvedere mamma e papà (peraltro quasi tutti chiusi, strozzati da affitti, supermercati e ogni genere di aumento delle materie prime) mi sento un’aringa in mezzo agli squali, quei signori che con stipendi milionari e spocchia in proporzione, se ne impipano del povero Cristo, blaterando di aumenti e tasse, di fine delle risorse, del gas russo che non arriva, dei gradi da togliere in inverno al riscaldamento, che tanto c’è sempre qualcuno che paga - non certo loro - i guai che combinano e la loro distorta visione del mondo. La lontananza dei cosiddetti politici e delle varie associazioni di categoria dai veri problemi della nazione e soprattutto dalla vita reale quotidiana delle migliaia di persone stordite dai rincari, spaventate da continue minacce di crisi, sacrifici, lacrime e sangue, come se questo non fosse il ritornello di anni e anni, è diventata abissale.

Non ci sono soltanto le aziende, le banche, i commercianti, certamente preoccupati per la carenza di materie prime e le mega bollette milionarie che fioccano come un tempo la neve, non soltanto la pizza di Briatore, le interminabili vacanze di Ilary e figli, le piramidali belinate di Ferragni e consorte o Zegna che firma gli abiti di rappresentanza del Real Madrid, il mondo vero è un altro, fatto di conti quotidiani disperati, gente che non ti paga, rinunce a cose una volta scontate e oggi inavvicinabili. Il re della passata di pomodoro Mutti, per esempio, cita futuri «choc esogeni imprevisti», che sarebbero il famoso ombrello di Altan rivisitato e condito con la sua salsa, e dall’alto dei suoi 550 milioni di ricavi annui ci dice che se vorremo ancora ‘a pummarola ‘n coppa dovremo aspettarci un bell’aumento di prezzo. Anche lui ha le sue bollette da pagare, pover’uomo. Togliamogli per un mese l’American Express platino e facciamolo campare con mille euro, vediamo come se la cava.

E siamo ancora in estate, quindi caldo e luce fino a tarda ora, già si avvicina lo spettro del buio e del (forse) freddo con il governo che già pensa a non darci più nemmeno il fuoco per bollire l’acqua e l’energia elettrica è già a oltre 718 euro al megawattora, perché legata a filo doppio al rincaro del gas.

Lo scorso inverno ero in casa con tre maglioni, la sciarpa e due paia di calze e la sera spesso accendevo le candele, facendomi forza con lo scritto di Piero Chiara, il quale sosteneva che le più grandi opere dell’ingegno umano sono nate al gelo delle dimore di un tempo. Quest’anno, dopo aver ammirato ancora una volta la genialità di Giambattista Vico, penso che dormirò in un sacco a pelo.

P.S. La Fondazione Gimbe ha già detto che la tregua è finita, contagi in rialzo, covid + 18,7 per cento, manco fossimo in Borsa. In arrivo nuova ondatina o ondatona, e in più febbre del Nilo e vaiolo delle scimmie a macchia di leopardo. Tanto per gradire, e l’autunno non è ancora incominciato…

Mario Chiodetti

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