Primo contatto con la nuova Pallacanestro Varese.
A Gressoney, nella Sport Haus della frazione di Saint-Jean, prosegue la preparazione biancorossa: ogni giorno doppio allenamento, mattina e pomeriggio, diversificando tra parte atletica, muscolare e tecnica.
Oggi siamo andati a curiosare, così come hanno fatto anche alcuni appassionati e uomini della società in “gita” dalla Cittá Giardino (presenti, tra gli altri, i consiglieri Totò Bulgheroni e Thomas Valentino, e i consorziati Marcello Laudi e Vittorio Ballerio). Abbiamo assistito alla sessione mattutina: due ora abbondanti di fatica, con i giocatori divisi in due gruppi per un più proficuo lavoro a metà campo nella prima parte dell’allenamento. Tiro invece nella seconda parte.
Focus sugli schemi offensivi, prima abbondantemente spiegati, poi eseguiti in maniera continuativa. Un parere sui nuovi atleti? Davvero molto difficile ed è tutto sommato sbagliato azzardarlo dai pochi scampoli esaminati. Di certo Markel Brown, Colbey Ross, Tariq Owens e Jaron Johnson sono sembrati tutti molto concentrati e coinvolti e le loro giocate sono state spesso evidenziate positivamente dai compagni. Molto “vocale” Owens: urla, applausi, incoraggiamenti, un interscambio continuo con i sodali di campo. Un personaggio. Apparentemente più timidi gli altri tre americani.
Non è invece troppo presto per una prima impressione su Matt Brase e sui suoi metodi di allenamento. E qui emerge una prima, forse grande diversità rispetto al passato e a tanti colleghi italiani: il dialogo con i suoi giocatori. Senza sosta, sia nei tempi morti sia soprattutto durante gli esercizi: uno stimolo perpetuo, una perenne sottolineatura degli aspetti positivi e meno positivi di ogni esercizio e di ogni momento. Brase non solo spiega: partecipa. Non è raro vedere anch’egli in movimento durante l’esecuzione degli schemi, quasi come volesse “entrare” dentro gli stessi insieme ai suoi uomini. Il tutto con un modo molto rilassato e leggero di porsi, condito di scherzi e battute. Brase, per esempio, ci confida Giovanni De Nicolao, è il primo a volere la musica durante alcune parti degli allenamenti.
“Non mi sorprende: players love them” suggerisce il Gm Michael Arcieri, anche lui attento in tribuna. “Matt aveva questa fama anche in Nba. Ed è uno che insegna. D’altronde Johnson e Brown sono venuti a Varese perché è arrivato lui”.
In canotta e pantaloncini il deus ex machina della società Luis Scola: forte ancora, per l’ex campione, la voglia di campo; ancora più forte, d’altronde, il desiderio di insegnare ai suoi “stipendiati”, qualche segreto del gioco più bello del mondo.