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Politica | 11 agosto 2022, 08:00

Cattaneo: «Noi con l’Italia nella coalizione di centrodestra per rafforzare il centro»

«Il partito si trova nella sua collocazione naturale per evitare che la coalizione prenda una piega eccessivamente spostata a destra», spiega il coordinatore di Noi con l’Italia in provincia di Varese Raffaele Cattaneo, che è anche assessore regionale. E proprio in vista del voto del prossimo anno, afferma che «esperimenti di terzo polo in Lombardia sono ancora più difficili. Fontana è il candidato naturale»

Cattaneo: «Noi con l’Italia nella coalizione di centrodestra per rafforzare il centro»

«Noi con l’Italia, nel centrodestra, si trova nella sua collocazione naturale. Con la consapevolezza che oggi più che mai bisogna rafforzare il centro ed evitare che la coalizione prenda una piega eccessivamente spostata a destra».
Lo afferma Raffaele Cattaneo, coordinatore del partito in provincia di Varese nonché assessore regionale all’Ambiente. E proprio in vista del voto regionale del prossimo anno, spiega che «esperimenti di terzo polo in Lombardia sono ancora più difficili che a Roma». E «Fontana è il candidato naturale»

Cattaneo, come valuta questo inizio di campagna elettorale già piuttosto intenso?
«È una campagna elettorale che sarà molto rapida, perché tra un mese e mezzo si vota. Una campagna elettorale rapida e per certi versi inattesa. Tutti sono costretti ad accelerare il ritmo e questo un po’ si vede in questa fase concitata. Soprattutto nel centrosinistra mi sembra ci sia una serie di difficoltà nel mettere insieme la coalizione. E questo sta influenzando anche il tono del dibattito di questi giorni. Con la previsione di un centrodestra che si avvia a conquistare la maggioranza del Parlamento e un centrosinistra che un po’ arranca e deve recuperare terreno».

Noi con l’Italia ha scelto di schierarsi con la coalizione di centrodestra. Lei oggi si trova a suo agio in questo centrodestra?
«Noi con l’Italia ha scelto di rimanere dove è sempre stata. Il nostro partito, nell’ambito dei Popolari europei, rappresenta quella tradizione politica dei cattolici popolari, dei liberali, dei liberalpopolari, dei riformisti. Una tradizione che ha avuto una lunga storia nel nostro Paese, che poi è all’origine dei successi del centrodestra che, come dice la parola stessa, deve avere un centro e una destra. Oggi la situazione ha portato la coalizione a evolvere un po’ più verso un destra-centro, in cui i partiti che hanno posizioni più massimaliste o sovraniste sono più forti dei partiti di tradizione moderata. Però io credo che, nell’interesse della coalizione e nell’interesse del Paese, convenga a tutti avere un centro che continua a far parte della coalizione di centrodestra. La collocazione naturale del centro non è un centrino fatto da partiti che vengono da sinistra e che non riescono a stare nella coalizione col Pd. Nella tradizione politica italiana ed europea, il centro è sempre stato non con la sinistra, ma dall’altra parte.
E oggi più che mai c’è bisogno di rafforzare questo posizionamento. Noi con l’Italia ha questo scopo: se la domanda è come si trova nel centrodestra, la risposta è che si trova nella sua collocazione naturale. Con la consapevolezza che oggi più che mai bisogna rafforzare il centro ed evitare che la coalizione prenda una piega eccessivamente spostata a destra».

Una parte dei partiti che compongono questa coalizione ha di fatto contribuito a porre fine anzitempo all’esperienza del governo Draghi. Come ha vissuto questa fase?
«Avrei preferito che il governo Draghi arrivasse alla fine naturale della legislatura, che comunque sarebbe stata sei mesi dopo, quindi non c’è da gridare allo scandalo, considerando anche il clima che si era creato. E non è certo il centrodestra che ha creato questo clima, sono stati i 5 Stelle a innescare il processo che ha portato alla caduta del governo. Credo che la richiesta del centrodestra di una maggioranza senza Movimento 5 Stelle fosse legittima, ma Draghi ha risposto picche. Se un partito non vota la fiducia perché c’è un provvedimento che non condivide e non succede nulla, ci sarebbe stato un precedente che avrebbe generato sei mesi di impossibilità a governare».

Noi con l’Italia e Italia al Centro di Toti hanno presentato un simbolo unico. Potrebbero riunirsi sotto uno stesso simbolo anche altre realtà?
«Si sta lavorando per cercare di tenere insieme la galassia centrista. Mentre un tempo il centro era capace di aggregare tante sensibilità diverse, pensiamo alla Democrazia Cristiana, purtroppo, dopo la fine della Prima repubblica e con l’avvento di leggi elettorali maggioritarie, il centro si è disgregato in tanti partitini. Ora c’è certamente bisogno di una riaggregazione al centro e ogni sforzo è opportuno, anche il tentativo di allargare la lista ad altri soggetti. Ovviamente senza perdere l’identità».

Tutte le attenzioni sono rivolte alla scadenza più vicina, ma l’anno prossimo c’è un appuntamento importante, come lei sa bene. Sul fronte delle regionali il discorso è delicato, per via della “doppia” disponibilità di Fontana e Moratti. Qual è il suo punto di vista?
«Cinque anni fa abbiamo votati insieme a regionali e politiche e questo ha favorito un allineamento della proposta fatta per la Lombardia a quella fatta per l’Italia. Adesso si voterà sei mesi dopo e io sono convinto che il risultato delle elezioni politiche indirizzerà anche le regionali. Se, come tutti i sondaggi prevedono, il centrodestra dovesse vincere, io non credo proprio che sei mesi dopo le elezioni politiche vinte e con un governo fatto insieme, qualcuno si possa permettere di rompere la coalizione di. Non ne vedo le condizioni politiche. Il centrodestra dovrà trovare una candidatura unitaria e ho già avuto modo di dire che il candidato naturale è il presidente Fontana. Ha fatto il primo mandato e ha certamente il diritto da presidente uscente di ripresentare la propria candidatura. Altre proposte sono tutte legittime, però non possono ignorare questa situazione. E bisogna capire se sono proposte pensate per unire la coalizione o, al contrario, per dividerla.
Il passato ha già dimostrato che la legge elettorale regionale è ancora più difficile di quella nazionale per esperimenti del terzo polo. Ricorderete il tentativo di Albertini che con Lombardia Civica prese poco più del 4 per cento.
Chi non raggiunge il 5 per cento non partecipa alla distribuzione dei seggi. Esperimenti di terzo polo in Regione sono ancora più difficili che a Roma e personalmente credo che alla fine anche in Lombardia vedremo aggregarsi le coalizioni secondo lo schema tradizionale. Non sto dicendo che sia la soluzione migliore, ma è quanto di più verosimile possa accadere».

Riccardo Canetta


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