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Enogastronomia | 08 agosto 2022, 10:00

«Dietro ogni bottiglia di vino c’è una storia». A Gavirate ecco quella di Federica Ponti

Un luogo in centro Gavirate la cui titolare è sempre pronta a raccontare le storie delle “artigiane dell’uva” italiane, tra bottiglie di vino, biscotti salati e altri prodotti sempre e comunque realizzati da mani femminili. Con 40 cantine e oltre 100 bottiglie, Parvin è l’esempio di tanta forza di volontà e un chiaro obiettivo: far capire l’importanza di fare attenzione alla qualità

«Dietro ogni bottiglia di vino c’è una storia». A Gavirate ecco quella di Federica Ponti

8 marzo 2022.

Sono trascorsi esattamente cinque mesi dal giorno in cui, in occasione della Festa della Donna, Federica Ponti ha inaugurato la sua enoteca Parvin, via Don Vittorio Brunetti 4, in pieno centro Gavirate.

Oggi, è orgogliosa della sua attività e del messaggio che, attraverso le sue bottiglie e gli altri prodotti presenti in negozio, vuole trasmettere.

Da ristoratrice a sommelier… e poi, l’enoteca

«Io non nasco specializzata nel vino, ci sono arrivata gradualmente, con un’esperienza nella ristorazione che mi ha portata ad appassionarmi a questo settore – racconta Federica – ho fatto i miei studi e ho preso il diploma da sommelier, volevo saperne di più, quello del vino è un mondo che non si finisce mai di imparare».

Grazie al corso, ha potuto «apprendere le basi tecniche, storiche e culturali sul mondo del vino in Italia e nel mondo, poi la pratica è quella che dà di più, che insegna ad assaggiare, degustare, conoscere cantine, persone, parlare, ascoltare storie e, soprattutto, allenare l’organo più importante, l’olfatto, perché il primo step della degustazione è quello che ti permette di percepire determinati aromi, tutto sta nel proprio bagaglio di memoria. Tanta gente si spaventa perché non sente i profumi, il sommelier esperto parla di frutto maturo, a polpa bianca, in realtà è molto più semplice andare a richiamare alla memoria profumi che spesso e volentieri rimandano alla tua infanzia. Da piccoli, siamo più predisposti a sentire i profumi, i nostri organi di senso sono in evoluzione, quindi, da adulti, quando annusiamo il vino, ripensiamo alla marmellata che faceva la nonna, le castagne nel bosco, l’erba tagliata, sono tutti ricordi che ognuno ha, diventiamo grandi e smettiamo di annusare, è importante continuare ad allenare l’olfatto».

Dopo nascita della sua bambina, Federica ha voluto riprendere la sua situazione lavorativa: «Con il mio compagno, abbiamo pensato a un posticino nostro in cui poter dare spazio alla mia passione sul vino, da lì è nata l’idea dell’enoteca. Non volevamo, però, renderla uguale alle altre, così ho deciso di entrare più nello specifico del mondo della viticoltura femminile». 

Raccontare una storia

«Alla gente piace essere informata, il cliente è molto più consapevole nella scelta del vino, vuole conoscerne la storia, le particolarità, bere in modo più consapevole, forse anche grazie ai programmi di cucina, ai corsi online a cui la gente si è iscritta durante la pandemia, il consumatore è più attento anche alla qualità, inizia ad apprezzare di più la bottiglia dal costo più elevato rispetto alla grande distribuzione, se sa che il vino arriva da un vitigno autoctono, conosce la storia che c’è dietro, più attento, consapevole».

Ecco, quindi, il paradosso: in un momento in cui ogni informazione è alla portata di tutti, grazie a Internet, c’è ancora bisogno di una voce umana che racconta, spiega, condivide. «Non sono una professoressa, mi piace rendere partecipi le persone della provenienza del vino e farlo partendo dal presupposto che sono tutti vini prodotti da donne li rende ancora più interessanti. È bello poter raccontare delle ragazze e delle giovani donne che hanno preso in gestione la cantina di famiglia, hanno affrontato difficoltà, abbattuto muri di diffidenza, le donne possono fare il vino e lo fanno bene».

Tra vini, biscotti e mirtilli

Federica ha saputo pensare in grande, non “limitandosi” solo alla ricerca dei vini. «In negozio, ci sono anche biscotti salati, prodotti sempre da un’azienda femminile, il Biscottificio Bettina, del trevigiano, gin e bitter, collaboro con una ragazza di Laveno che coltiva mirtilli, lamponi, frutti di bosco e li vende così oppure lavorati in succhi di frutta, marmellate, piuttosto che con alcune ragazze che hanno aperto un laboratorio sartoriale, si tratta di piccole realtà di persone che, con le loro forze, si sono create un loro mondo. Mi piacerebbe, con il tempo, implementare altri prodotti, per esempio le birre, ma anche fare in modo che ogni imprenditrice abbia qui il proprio angolino per esporre vestiti, accessori, o altro».

Insomma, creare uno spazio in cui le donne abbiano un punto d’appoggio, unite dal denominatore comune dell’imprenditorialità.

Gavirate ben si presta a essere al centro della rete che la titolare di Parvin sta creando, anche se la scelta della location è avvenuta «per caso, abbiamo trovato locale che ci piaceva come spazi, metratura, posizione, secondo me Gavirate ha ottime potenzialità, c’è volontà anche da parte di altri commercianti di ridare lustro alla zona dedicata ai negozi. Anche “Parvin” non ha un significato preciso, ci ha aiutati molto l’agenzia di marketing con cui abbiamo creato sito e l’e-commerce, ci ha detto che ci voleva un nome impattante, corto, non “Storie di vino” che avevo pensato io all’inizio, ma Parvin, semplice, senza tante spiegazioni».

È un negozio in cui il “tocco” di Federica è evidente, dall’insegna alla proposta, «la scelta delle cantine non è fatta con intento commerciale, avrei potuto andare da un distributore, appoggiarmi a lui, non stare a vedere se le donne fossero solo delle prestanome, ho voluto fare una ricerca sulle attività in cui la presenza femminile fosse in vigna o in cantina, ovvero nei punti focali. A tutte le donne, mi sono presentata personalmente, ho introdotto il mio progetto, c’è stato uno scambio di idee, loro mi hanno raccontato la loro vita, il motivo della loro scelta, si crea un rapporto di amicizia, è la parte più bella del lavoro».

Sensibilità, collaborazione e attenzione al benessere

«Ritengo un plus la presenza delle donne nella cantina – continua a riflettere Federica, condividendo le sue esperienze – prestano maggiore attenzione al dettaglio estetico, per esempio nell’etichetta, nel packaging, nel nuovo modo di comunicare, tante cantine si sono reinventate dal punto di vista dei social, con articoli, blog, podcast, il futuro è questo».

Un altro aspetto fondamentale, un valore aggiunto che le donne possono portare è «la sensibilità nei confronti di certi temi, nell’empatia, oltre all’attenzione alla filiera, al biologico, al rispetto per la natura, le aziende stanno cercando di diventare a emissioni zero, le vignaiole sanno che meno si interviene, più prodotto è sano, buono».

Insomma, l’invito di Federica è solo uno: «Bisogna bere meno e meglio, investire qualche soldo in più nella qualità del prodotto, che sia certificato, non contenga sostanze chimiche, così ne giova anche la nostra salute. Questo è fondamentale per le vignaiole, la maggior parte sono mamme, hanno ancora più sensibilità verso il benessere, verso le storie di famiglia, sono cresciute vedendo i genitori e i nonni che lavorano in vigna, si identificano con il territorio».

Sensibilità, socialità e collaborazione, quindi, sono i tre elementi su cui Parvin vuole porre l’accento, sulla «capacità delle donne di fare rete, di aiutarsi a vicenda, anche se sono concorrenti, come fanno le Vignaiole 2.0, otto amiche che producono il vino, alcune anche nella stessa regione, quando una non può andare a una degustazione va un’altra e presenta anche i vini di chi non può essere presente. È un aspetto molto bello, quando si trova la persona giusta c’è meno rivalità. Anche lo champagne che vendo è un esempio di collaborazione, perché è prodotto da sette vignaiole che hanno messo ognuna una parte di vino, hanno creato un assemblaggio».

Dalle cantine al consumatore, per sostenere le “artigiane dell’uva”

Proprio questo “lato umano” è il punto di forza di Parvin: «Qui trovi bottiglie che non ci sono altrove, almeno in provincia di Varese, compro direttamente dalle cantine. Chi viene qui, sposa la nostra idea, sceglie di sostenere le piccole realtà artigianali, perchè le vignaiole, di fatto, sono questo, sono artigiane dell’uva, ogni acquisto supporta il lavoro femminile. I miei vini non hanno dietro grandi nomi o marchi, ma sono di qualità, come riportano anche diverse guide del settore».

Le bottiglie che si trovano sugli scaffali di Parvin possono essere una buona idea per un regalo, oppure una piccola coccola per sé, per chi ama concedersi un calice di vino a tavola, durante una bella cena in famiglia. «Cerchiamo di accontentare le tasche e i gusti di tutti – spiega, infatti, Federica – il lavoro di ricerca mi ha aiutata a capire l’importanza del rispondere a ogni esigenza. La nostra, è una clientela adulta, dai 30 anni in su, i ragazzi sono più attratti dalla parte cocktail, ma, grazie ai prodotti extra, anche chi vuol fare un regalo non è più vincolato al vino, può aggiungere nel cofanetto anche una bottiglia di gin, marmellate, succo di mirtillo».

Nel futuro, un dehor e un nuovo mondo

Con un messaggio ben preciso da voler comunicare, quindi, basato su pilastri forti, Federica ha, così, avviato la sua attività. Nonostante alcune limitazioni – «non posso somministrare alimenti per questioni burocratiche, le metrature non sono abbastanza grandi per fare anche il wine bar» – la giovane imprenditrice è soddisfatta dei risultati raggiunti finora.

Anzi, guarda già al futuro: «L’estate prossima, mi piacerebbe organizzare un piccolo dehor con due o tre tavolini e serate dedicate, ad oggi ho più di 100 bottiglie provenienti da 40 cantine diverse. All’inizio, ero vincolata dall’investimento, avevo un budget da rispettare, anche la scelta di determinate cantine ed etichette è stata legata a questo, ma volevamo partire. Con le nostre bottiglie, riusciamo a rappresentare tutte le regioni italiane, ma sono sempre mossa dalla volontà di cercare nuove vignaiole, circa un mese fa sono stata fa ad Asti, alla rassegna Sbarbatelle, dedicata alle vignaiole under 35, è una fucina di idee e di conoscenze. Poi, mi piacerebbe anche andare in Francia, Spagna, Sudamerica, Sudafrica, zone in cui si fa ottimo vino, magari da meno tempo rispetto all’Europa, ci sono realtà eccezionali condotte da donne, la mentalità è più aperta, in America, per esempio, mi sembra che ci siano meno stereotipi sui lavori da uomini o da donne».

Per il momento, l’obiettivo più a breve termine è «farci conoscere e iniziare a coinvolgere altre realtà al femminile».

Chiunque volesse scoprire di più sulla realtà di Parvin e contattare Federica, può visitare il sito https://parvin.wine/ e i canali Face

Giulia Nicora

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