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Territorio | 28 giugno 2022, 08:00

C'è un drago di 15 metri nei boschi di Boarezzo. L'ultima folle impresa dei "maghi del legno" della Valganna

FOTO. Lorenzo Piran e Antonio Coletta hanno accatastato 120 quintali di ciocchi dando vita a un gigantesco drago, con una testa di radici dipinte in rosso fuoco. L'opera si aggiunge a una serie di creazioni che popolano i boschi del piccolo paese attirando sempre di più curiosi e visitatori

C'è un drago di 15 metri nei boschi di Boarezzo. L'ultima folle impresa dei "maghi del legno" della Valganna

Che c’azzeccano I Gatti di Vicolo Miracoli con i boschi di Boarezzo e due taglialegna creativi in vena di popolare il castagneto con mostri sputafuoco? I quattro di Verona, in anni di cabaret demenziale, cantavano: «Hai provato a dare un pugno a una foto di Modugno?», con Jerry Calà che stralunato esclamava con una punta di accento tedesco: «Prrova!».

Ed ecco allora il trait d’union tra i matti degli anni ’80 e quelli del paesino della Valganna, Lorenzo Piran e Antonio Coletta, che così per passatempo – perché a Boarezzo non hanno molto altro da fare - hanno accatastato 120 quintali di legna, tagliandola ciocco per ciocco, dando vita a un drago di 15 metri di lunghezza, con una testa di radici dipinte in rosso fuoco.  

«Prrova» a compiere un’impresa del genere, una cosa da Guinness dei Primati, altro che «dare un calcio alla moviola», qui ci sono da registrare lombo sciatalgie acute, calli e tagli alle mani, stanchezza da scaricatore di porto, schiene a pezzettini e la domanda ricorrente del «chi ce lo ha fatto fare» che ronza ancora come un tafano.

I due, peraltro, sono recidivi, perché lo scorso aprile hanno per così dire inaugurato un gufo monumentale in legno di castagno con occhi di ontano nero e tanto di sopracciglia, che visto adesso sembra un abitante di Lilliput a confronto del mostro dalla gobba di chiocciola che avrebbe spaventato pure San Giorgio con la lancia e tutto il resto.  

Due mesi a recuperare la legna, pulendo i boschi del Franco della baita del Pradell, che in cambio ha donato la materia prima per lo strambo dragolumaca, che farebbe la felicità degli illustratori di libri per bambini e avrebbe incantato Rodari, con la sua sinuosa silhouette e la coda multiforcuta, naturalmente scarlatta come la testa cornuta, dal muso baffuto e dagli occhi gialli indagatori che spiccano a metri di distanza. 

Un essere di tal fatta, che non entra nemmeno nell’inquadratura di un super grandangolare, anche nella più accesa delle fantasie non potrebbe prendere il volo, come i draghi della leggenda, anche perché Lorenzo e Antonio, rispettivamente accatastatore e direttore creativo, non hanno pensato ad alcun tipo di ali. Lì con la gravità sarebbero problemi, visto il peso dei ciocchi non certo da étoile del “Lago dei cigni”.

L’animaloide striscerà come una gigantesca limaccia, anche se un accenno di conchiglia dorsale ce l’ha, ma forse è una gobba rimasta nei geni da qualche incrocio con un dromedario, in tempi remoti quando Berta filava. 

Il bestiario di Piran e Coletta è variegato, perché oltre al gufo e al dragolumaca sono arrivati una famiglia di cinghiali, un cervo e un non meglio identificato Omino del Bosco, che dà il benvenuto ai passeggianti in queste contrade, molti in questa stagione, anche per il richiamo dei legni zoomorfi che fanno il pieno di like nei social network.  

A scolpirli è Antonio, nel suo freschissimo laboratorio nella piazzetta del paese: lì ci sono gufi e gufetti, scoiattoli e lumachine, qualche gatto, tutti in legno di betulla o castagno, un passatempo creativo condiviso con la moglie Maria, che dipinge e assembla piccole sculture di taglio astratto. 

Lorenzo, seguito come un’ombra da Anam, cane pastore di Piccardia, razza rara in Italia, di un giorno ha invece ripreso da poco a lavorare il legno: «Devo dire grazie alla mia nuova morosa, Alessandra, milanese purosangue con casa a Ghirla, e musa ispiratrice. Piccoli lavori, senza far troppa fatica, perché ho due vertebre malmesse. Appena arriveranno quattro soldi della pensione acquisterò pirografo e sgorbie e realizzerò quadri e intarsi», spiega l’uomo che, schiena andata o meno, ha accatastato 12 tonnellate di legname senza fare un plissé e vive a Boarezzo da sei anni. 

L’Antonio, invece, è quello che “vede” la forma nei pezzi di legno, ci immagina già la sagoma di un cerbiatto o di una civetta, un po’ come Michelangelo col marmo di Carrara. In casa ha anche “L’urlo di Varigotti”, un pezzo di corteccia raccolto nel paesino ligure che ricorda in modo impressionante il volto che ha reso immortale Edvard Munch. «Adesso sto pensando di costruire un gigantesco sole appeso ai rami degli alberi, ma devo studiare come fare a sospenderlo nel vuoto, non è un problema da poco. Con Lorenzo siamo arrivati a una visione comune dell’oggetto da realizzare, con i raggi saettanti e tutto quanto».

Piran & Coletta sembrano usciti dalle pagine di “Walden ovvero Vita nei boschi” del buon Henry David Thoreau, non li si immagina camminare in città, non sono tipi da bar per loro stessa ammissione, anche se un prosecchino a Ghirla ogni tanto se lo concedono, più che altro per sondare l’effetto che fanno sugli abitanti le loro strambe creature lignee, idoli dei bambini che arrivano quassù e vogliono scattare i selfie con il gufone e il drago e salire in groppa a mamma cinghiale. Il riscontro è buono anche nel circondario, l’insolito affascina quanto il delitto e Lorenzo, uomo di marketing, ha pensato di organizzare un pic-nic con visita guidata al parco zoologico per domenica 17 luglio, ci si può iscrivere nel sito trovarsiora.it 

Dopo un succo di mirtillo e una chiacchierata in casa di Lorenzo, tra stampe di Hogarth e dischi di Luciano Virgili, torniamo alla macchina, non prima di esser passati davanti alla casa di vacanza di Miro Panizza, boarezzino adottivo e grande grimpeur, ricordato da una targa sul muro. 

«O boscaiolo/ il sole sta per tramontar/ lascia il lavoro/ torna al tuo casolar…», cantava Alberto Rabagliati, «con l’ascia a spalle, così, cantando, torni tu/ discendi a valle verso il tuo amor laggiù», sigla dell’orchestra Barzizza e atto finale di un pomeriggio di un giorno da draghi, per il momento immobili, ma non si sa mai. 

Mario Chiodetti

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